Carmine Zaccaro
IoVoglioTornare
23 Marzo Mar 2015 1445 23 marzo 2015

Buona Scuola: la rivoluzione in ritardo di Renzi

Il ddl della Buona scuola è fermo in Parlamento per la discussione. La riforma epocale della scuola ha subito negli ultimi mesi una serie di ritardi. Le tre tappe di una rivoluzione mancata, fino ad ora.

La Buona Scuola del governo Renzi rischia di trasformarsi in una nuova farsa politica. Fino ad ora la rivoluzione del sistema scolastico è stato un susseguirsi di proclami, numeri, ritardi e promesse mancate. Ecco le tappe di una rivoluzione in ritardo.

15 Dicembre: numeri e parole - Era il 15 dicembre del 2014 quando al Ministero dell’Istruzione il Ministro Stefania Giannini illustrava i risultati della consultazione della Buona Scuola. Un pomeriggio dedicato ai numeri e agli elogi del lavoro. Una consultazione on-line lunga due mesi che ha visto la partecipazione di oltre  un milione e ottocento partecipanti sui vari temi della scuola italiana, dati di cui il Miur è rimasto molto soddisfatto. Non dello stesso parere le associazioni degli studenti, critici sul metodo della consultazione, ritenevano già da allora il sistema poco coinvolgente per gli studenti, tagliati fuori dalla costruzione di una nuova scuola.

4 marzo: la disfatta della Buona Scuola –Bisogna aspettare fino al 4 marzo per sentire parlare di nuovo della rivoluzione scuola. In quella data ci si aspettava un decreto legge che potesse accelerare i tempi di approvazione dei 12 punti della riforma, ma anche quella giornata segnò l’ennesimo ritardo del Governo. Tutto rinviato a una settimana dopo. Nel frattempo le associazione di insegnanti e di studenti facevano sentire il loro disappunto contro le promesse mancate di Renzi e i ritardi dell’approvazione del suo piano sulla scuola.

12 marzo: cronaca di un ritardo annunciato –Il 12 marzo doveva essere il giorno della riscossa per Renzi e i suo esecutivo, ma già dalle prime ore del pomeriggio le indiscrezioni parlavano di un nuovo rinvio della riforma, a cui si aggiungeva lo stupore dello stesso Ministero,incredulo per il cambio di rotta del Primo Ministro. La conferma sarebbe arrivata la sera stessa, in conferenza stampa con i giornalisti il Premier Renzi, dopo aver preso la parola, dichiarava che la Buona Scuola non diventava decreto legge ma restava un disegno di legge. Nuovo ritardo, nuovo rinvio e nuova valutazione del Parlamento per l’approvazione della riforma. Nella stessa data nelle piazze italiane migliaia di studenti tornavano a protestare e a presentare il testo dell’Altra scuola”, una controriforma che smantella e ricostruisce il progetto del governo Renzi.

Tre passi, da gambero, che per ora non hanno cambiato la scuola. Renzi e il suo Governo fino a questo momento si sono guadagnati un plauso autoreferenziale dell’esecutivo, ma disappunto e critiche da studenti e docenti, che a rigor di logica restano i protagonisti di una rivoluzione, auspicata ma in ritardo, che ancora non dà i suoi frutti.

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