Francesco Floris
Occident Ex-Press
26 Marzo Mar 2015 0904 26 marzo 2015

Quelle di Poletti sono chiacchiere rubate all'agricoltura

Pare quasi di vederlo il Ministro Poletti – padre inflessibile, severo ma giusto – mentre frusta la propria stirpe ricurva su uno sterminato campo di barbabietola da zucchero, durante le torride estati imolesi.

E i lavoratori – quelli veri, o stipendiati se preferite – del feudo si ritrovano così fra le palle un paio di ragazzotti inesperti, minorenni frustrati che con l'ansia di fare formazione per ottenere l'insperato riconoscimento paterno, continuano a spostare casse di frutta da un angolo all'altro della tenuta – poco importa dove, come e perché, l'importate è far viaggiare a velocità doppia gambe e bicipiti.

Alla sera niente doccia che secondo la tradizione emiliana indebolisce lo spirito; al contrario è il contatto prolungato fra la cute ed il sudore che forgia un uomo, perché la puzza rafforza il giovine e i crampi di oggi sono le falcate di domani.

Sole dopo sole, barbabietola dopo barbabietola, l'autunno si avvicina e le giornate si accorciano – è già ora di sedersi sui banchi e fissare con sguardo ebete un manuale: al dieci di settembre riaprono le scuole e i figli di Poletti, provati da una stagione di corvée forzose, si vedono pure oltraggiati dai compagni che raccontano di birre e sesso sfrenato, di notti passate a bighellonare sul lungo mare di Cattolica, di pomeriggi sdraiati a rosolare come lucertole.

Forse non troveranno lavoro in futuro e non proveranno mai l'ebbrezza di sfoggiare calli sui polpastrelli e terriccio sotto le unghie. Ma per il momento canticchiano un motivetto che sembra andare per la maggiore nelle classi – una canzonetta che ti si fissa nel cervello e difficilmente se ne va. Suona più o meno così: “Perché la LegaCoop sei tu!”.     

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