Vincenzo Maddaloni
Step by Step
28 Marzo Mar 2015 0903 28 marzo 2015

La "Ronda di Notte" berlinese del 30 marzo di 82 anni fa


Nel 1933 Berlino contendeva a Parigi il titolo di capitale “gay” d'Europa. Nella foto: Travestiti nel caffé concerto Eldorado di Berlino che era considerato come una terra promessa dai tanti omosessuali costretti alla diaspora in Europa

Berlino, 30 marzo 1933

Passa la ronda, da alcune settimane nella vita notturna di Berlino. Agenti di polizia e camicie brune fanno visita, non precisamente per danzare o sorseggiare un bicchierino di liquore, ai locali più noti e meno noti della capitale tedesca. Qualche volta si pregano gli ospiti di mostrare i loro documenti di riconoscimento. Sono insufficienti? Fuori sosta un’ampia automobile della polizia che trasporta i signori e le signore al presidio, dove si procede ad un accertamento delle loro generalità. Niente paura. Se sono in regola con il codice penale e con le disposizioni governative, subito vengono rilasciati. Soprattutto si vuol compiere una revisione alle carte degli stranieri per purgare la città degli elementi sospetti o indesiderabili, di quelli che mancano del permesso di soggiorno.

Altre volte è un giovane hitleriano che entra nei ritrovi mondani, dà con voce stentorea la buonasera, portando la mano tesa al chepì di tela marrone, e gira fra i tavoli scuotendo un bussolotto di latta e domandando un contributo per le organizzazioni assistenziali del partito o per le iniziative propagandistiche dei reparti d’assalto. Se gli hitleriani non si presentano isolati, ma in gruppo, chiedono che l’orchestra suoni il loro inno, la canzone di Horst Wessel. Cantano in coro. Poi se ne vanno, mentre l’orchestra riprende a suonare l’ultimo ritornello di moda: Es ist so schoen, am Abend, bummeln zu gehen…

Lunario della strada

Andare a bummeln di sera è così bello, dice questo ritornello. Il verbo è molto espressivo. Bummeln significa gironzolare, secondo la traduzione del dizionario. In pratica, tale verbo si adopera solamente per i divertimenti, e vuole esprimere un lieto vagabondaggio di locale in locale, di ritrovo in ritrovo, da un piccolo bar a una grande sala da danza. Caratteristico a Berlino è il modo si spassarsela della popolazione. Non è necessario osservare che anche questo è ordinato e organizzato secondo la forma mentis dei bravi cittadini teutonici.

Quando si è vissuti un certo tempo a Berlino, quando si è presa familiarità con le sue consuetudini, dall’aspetto di una strada principale del centro o degli eleganti quartieri occidentali si può indovinare che giorno della settimana sia, senza aver bisogno di consultare il calendario.

Lunedì. Vie deserte, di sera: pochi passanti che son fuori casa per ragioni professionali o, tutt’al più, per prendere una boccata d’aria. I locali notturni sono semivuoti. Le ragazze dei bar sbadigliano e fanno ai camerieri le loro confidenze. Il suonatore di sassofono ha tutto il tempo di fumare un sigaro, fra le rare esibizioni dell’orchestrina. Si chiude presto, appena le guardarobiere hanno finito di leggere i pettegolezzi del Berliner Herold o del Kleiness Journal. Una certa difficoltà si presenta nel distinguere la sera di martedì da quella di mercoledì. Entrambe registrano un momento in tono minore. Animazione, sì, ma non troppa. Si va al teatro o al cinematografo, poi a bere un coccotello, come dice Panzini. Ma si va a letto presto…

da: “Corriere della Sera”, “Lettere berlinesi”, del 30 marzo 1933.

Postilla (vm) . La “Ronda di Notte” appare sul Corriere undici giorni dopo la pubblicazione, sul numero 12 del 19 marzo della Domenica del Corriere, (il popolare settimanale italiano fondato a Milano nel 1899 e chiuso nel 1989) di una copertina con una tavola di Achille Beltrame, dedicata alla parata delle Camicie Brune per le via di Berlino dopo la vittoria di Hitler alle elezioni. Nel 1933, in Italia e in Germania, è grande l'euforia nelle stanze del potere. Benito Mussolini è raggiante dopo che persino Winston Churchill, celebrando a Londra il venticinquesimo anniversario della "Lega antisocialista" (18 febbraio 1933), l'ha esaltato pubblicamente definendolo, "il più grande legislatore vivente". Dichiarazione che non era sfuggita a Göring che parlando, qualche giorno dopo, all'inaugurazione di una mostra di pittura italiana a Berlino, sottolineava l'"intima affinità" tra il fascismo e il nazismo. Intanto, sempre in marzo, Hitler istituiva il Tribunale speciale e senza clamore inaugurava il lager di Dachau. Eventi sui quali non vi si sofferma il corrispondente da Berlino del Corriere della Sera. Che preferisce “andare a bummeln”, sebbene sia venuto a conoscenza delle iniziative del nuovo capo del governo, altrimenti che giornalista è. Peraltro del Corriere che ottant'anni fa era un quotidiano importante, probabilmente più di quanto lo sia ora.

L'amico e collega indiano Pallagumi Saniath sostiene che: “i grandi giornalisti sono tutti dissidenti. Sono coloro che hanno detto e dicono la verità contro il potere e sul potere. Il giornalismo del dissenso - ripete Saniath - è il giornalismo più ricco che abbiamo”. Aggiungerei che è indispensabile se esso insegna l'arte del dissentire quando è in giuoco la democrazia, e se non perde la connessione con la società alla quale si rivolge. Il premio Nobel Amartya Sen definendo Saniath "uno dei grandi esperti mondiali di carestia e la fame ", lo segnala pure come uno dei pochissimi giornalisti dissidenti del mondo globalizzato di oggi. Non lo erano in molti anche ottantadue anni fa, ai tempi della “ronda di notte” descritta dal Corriere, e si è visto poi cosa accadde. Evidentemente l'esperienza non è servita. Basta guardarsi intorno, alla vicina Ucraina, al Medio Oriente.

vincenzomaddaloni.it

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