Cosimo Pacciani
La City dei Tartari
2 Aprile Apr 2015 0032 01 aprile 2015

Soho, gli elefanti e tu.

Quando sono arrivato a Londra, tre Blair ed un Cameron fa, Soho era ancora un elefante, nel cuore di Londra, una specie di pachiderma che sedeva fra Mayfair e Holborn, fra le due aree di segregazione di miliardari e di accademici. Attraversarlo era sempre un’avventura, fra junkies, signorine in eta’ pensionabile che provavano a trascinarti dentro i locali dalle luci mirabolanti, le strade della comunita’ gay piu’ transitoria del mondo. Soho era la copertina di No Stop Erotic Cabaret dei Soft Cell, i locali cinesi con dim sum  e cadaveri di ogni tipo di bipede appesi ad affumicare nell’aria londinese. Soho era questo elefante sospeso, ansioso di poter continuare a parlare, epicentro di quella Londra libera, scanzonata, ribelle, a volte violenta di cui mi sono innamorato. Perche’ l’elefante parlava, si esprimeva, era una spina nel fianco del perbenismo post-tatcheriano, resistette alle sirene della Cool Britannia Blairiana, poi rivelatasi uno strumento di marketing per le aspirazioni culturali di figli delle scuole private. Non si scappa dall’establishment, nel mondo inglese. Soho, invece ce l’aveva fatta. Era impossibile gentrificarla come e’ successo a grandi parti a nord ed est della citta’, perche’ Soho era la valvola di sfogo della citta’, dove tutto era permesso, perche’ niente al di fuori delle sue mura doveva e poteva essere permesso. La cittadella del possibile, del mutante, del nuovo che avanzava nonostante tutto, nonostante non fosse visibile, ancora, o consigliato dalle riviste di moda e di costume. Soho era il quartiere di Londra che raccontava il mondo sotto alle vesti, con l’orgogliok di raccontarla questa devianza che altrove diventava tendenza.

Poi, un giorno, e’ arrivata la crisi, prima di tutto della finanziaria, per poi diventare immobiliare: a Londra, come in tantissime altre citta’, si sono ridotti gli investimenti nelle zone marginali, di nuova e rapida espansione, ma ad alto rischio, e i cosiddetti ‘real estate developers’ si sono rispostati in centro citta’, spiegando il fenomeno apparentemente paradossale di prezzi che continuano a lievitare nelle zone centrali, e, a Londra meno che in altri posti, si sono fermati nelle immediate periferie. I centri citta' sono diventati un luogo rifugio, perche', soprattutto in una societa' di servizi come quella europea, le citta' hanno ancora un loro centro stabilito e vitale.

Soho, questo elefante ciarliero in mezzo alla Londra dei teatri, deglj hedge fund e del turismo, e’ diventato vittima predestinata dell’ondata di speculazione, una specie di sitting duck per una speculazione edilizia, con investitori da ogni parte del mondo, dai nomi americani e mediorientali ad ornare, come un vezzo, la proprieta’ di interi isolati. Loft Corporations, Al-something Funds. Soho e’ diventata, overnight, SoHo-on-Thames. La stessa capillare metodologia di gentrificazione applicata a New York, e’ arrivata nel cuore dell’ultima zona antagonista della capitale Britannica. Dove un tempo c’erano locali dalle finestre oscurate e rese nebbiose dalla condensa e dal fumo, oggi ci sono manifesti di film, serie televisive, delle decine di societa’ di produzione cinematografica e di media che si sono accasate dentro le mura della citta’ proibita. Le strade sono una serie ininterrotta di localini, café’ per hipster, negozi specializzati in prosciutti iberici, cioccolate romane, falafel, design giapponese. I negozi di dischi sono scomparsi, come quelli di libri vietati, che un tempo erano un’esigenza vera, perche’ la censura era molto piu’ selettiva di ora, in questi tempi dove tutto accade gia’ in rete. E, forse, Soho si e’ arresa perche’ le frontiere del lecito e dell’illecito, del pedante e del rivoluzionario, sono altrove, nella rete, nella testa delle persone, nelle loro application per il cellulare. Soho stava diventando una specie di guscio vuoto, un museo di quando carnalita’ e corruzione del costume, abuso e sfruttamento, avvenivano in reserve indiane e non nel nascosto del deep web.

Soho oggi emette un’aura di privilegio, di quella forma di intellettualismo globalizzante dove le resistenze sono state eliminate e tutto deve essere politicamente corretto, in fondo pulito, organico, alla moda ed appagante. Autosoddisfacente. Soho era l’assuefazione e l’eccesso. Era l'impero di Vittoria, temperato dalla frenesia di identita' di Wilde, era il segreto nascodngiglio di Shelley, dove oggi ci sono due societa' di film americani. Era e non era piu', nell'epoca di periscope dove tutto diventa trasparente. E, di questi tempi, viene da chiedersi se non ci manchera’ questo senso di poter essere tutto, di potersi vestire come si vuole, down Soho, senza dover apparire.

Morale:

Ogni volta che si entra in una stanza, bisogna decidersi:  si vuole essere un dipinto al muro, la carta da parati, o l’elefante nella stanza?  Ognuno ha un cervello, le proprie esperienze, la propria capacita’ personale per essere una presenza ingombrante,  per fare le domande scomode, alzare i sopraccigli, riferirsi alle persone con il loro nome di battesimo, senza ruoli, titoli, gerarchia, regole, se non quella dell’educazione di capire cosa intendono gli altri. Il meccanismo dell’elefante nella stanza e’ quello che ci ha regalato il progresso. L’intelletto umano puo’ costruire o distruggere interi universi, come gli dei che abbiamo inventato per millenni, con le loro teologie e riti astrusi, con le loro storie stupende, tragiche. Come la storia dell’evoluzione dell’universo, con una trama da film di azione, la lunga marcia dal Big Bang ad un ennesimo film di Herzog. Abbiamo costruito per millenni cose che non esistevano, bisogni che non sapevamo di avere sono stati soddisfatti con l’aiuto della tecnica e della fortuna, ma ogni tanto la spiegazione pantonormativa del mondo ci scappa di mano, abbiamo bisogno di ‘scale di astrazione’, di ristabilire un primato del dato sull’umano. Osservatori di grafici, di tendenze, di numeri in serie, e’ bene che risvegliate la vostra connessione con il mondo appena fuori dalle finestre dei vostri centri culturali, dei vostri dipartimenti. Non siate diplomatici, siate controversi, draconiani. Esprimete l’urgenza di una soluzione, piuttosto che un altro passo nella dystopia di altro pensiero. Il contrasto ed il paradosso sono gli strumenti migliori per svelare gli arcani di mondi possibili, quei mondi che avvengono e accadono solo se ognuno si pone la domanda, ‘come posso migliorare la mia giornata oggi?’. Muovetevi dentro le stanze delle grandi menti pensanti, che, anche se se siete elefanti, gli altri non sono fatti di porcellana o di cristallo. E, se le stanze saranno buie, fate luce, illuminatevi, non accecandovi, ma, nelle stanze rese buie dalla fuligine, da tende pesanti di decorazioni e polvere, usate la lux interior del primato del pensiero per illuminare la stanza, magari trovare la porta e permettere agli elefanti di uscire, di correre lungo le strade, assieme. Il potere del pensiero collettivo, della disanima, finalmente al servizio di un mondo da ricostruire, dove l’elefante della stanza diventa una gazzella, dove le storie vengono surrogate dai fatti e non piu’ il contrario, dati che devono essere associati a eventi, le candele giapponesi, gli istogrammi, il rischio apicale e le medie, le correlazioni, la covarianza. O, diciamo, la fottuta realta’. La sua velocita’, quel meccanismo che rende ogni problema un’opportunita’, la corsa, la fuga, la sparizione e l’apparizione in un altrove designato da desiderio e fato. 

“Quel che conta, caro amico Orazio, e’ non tanto la tua opinione, che pure rispetto, ma come questa diventa politica, percorso possibile. Decisione. E, ricorda, osservare una tempesta di vento e grandine attraverso una vetrata colorata non rende mai l’idea del rischio che la vetrata si infranga in migliaia di pezzi di vetro. Esci dalla cattedrale, la grandine, in fondo, non fara’ mai male come l’ignoranza del mondo” KJ Okker – Destabilictus

SOUNDTRACK

Jessica Pratt - Greycedes

https://www.youtube.com/watch?v=acI_oP07RIU

Soft Cell - Torch

https://www.youtube.com/watch?v=heGr1sS7Bmo

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