Alfredo Ferrante
Tantopremesso
3 Aprile Apr 2015 0713 03 aprile 2015

E i dirigenti pubblici scrivono ai senatori della Repubblica

Siamo arrivati allo snodo del lungo iter della legge delega sulla riforma della PA: dopo mesi di discussione in Commissione Affari Costituzionali, il testo della “Madia” arriva in Aula, dove sarà votato da tutti i senatori. E' il motivo per il quale le associazioni dei dirigenti della Repubblica (gli ex Allievi della Scuola Nazionale d'Amministrazione, AGDP e Nuova Etica Pubblica) scrivono una lettera aperta ai senatori in cui mettono in guardia dai punti critici della riforma. Il pericolo è quello di uno spoils system mascherato, ovvero la possibilità per la politica di cambiare i burocrati ad ogni cambio di Governo. Non casualmente la legge delega, in primo luogo, non va a toccare la possibilità della politica di nominare dirigenti persone prese dall’esterno, senza concorso: il caso “Incalza”, evidentemente, consulente chiamato e richiamato dalla politica, non ha insegnato nulla. Ma, soprattutto, il testo così congegnato potrebbe consentire alla politica di privare i dirigenti di carriera di ogni incarico, mettendoli a disposizione per licenziarli dopo due anni, senza alcuna motivazione. In altre parole: arbitrariamente. Oggi i dirigenti possono essere privati dell’incarico, ed anche licenziati, se commettono illeciti o se il sistema di valutazione accerta che hanno amministrato male. Da domani potranno essere licenziati a discrezione della politica, che acquista così un formidabile strumento di pressione nei loro confronti. Il punto non è banale: se la politica ha il potere di mandar via i funzionari senza doverlo motivare, ha nelle proprie mani anche il potere di “convincerli”, per le vie brevi, a manovrare l’appalto verso una cooperativa “amica” o a dare il servizio a persone cui non spetta, ma che votano “bene”. La riforma va quindi buttata via? No, affatto: ci sono molte cose buone come, ad esempio, la nuova spinta a digitalizzare la PA o le norme di accorpamento e risparmio Tuttavia, va ricordato che la prima radice della corruzione sta nel rapporto perverso tra politica e amministrazione. Gli Incalza e gli Odevaine non sono funzionari di carriera, ma personaggi messi al vertice delle amministrazioni dalla politica, per eseguirne i comandi. I dirigenti di carriera, assunti per concorso come prescrive la Costituzione e licenziabili solo se c’è una giusta causa, possono resistere alle pressioni illecite e gestire le attività dell’amministrazione secondo la legge. Cari senatori, siamo dirigenti della Repubblica, e di nessun altro. In quanto tali, dobbiamo rendere conto alla legge e ai cittadini. Politica e amministrazione hanno ruoli diversi e complementari, in un quadro democratico in cui sia chiaro chi dà gli indirizzi e chi è chiamato a portare avanti le politiche. La leale collaborazione per l’efficienza dei servizi ai cittadini impone chiarezza e distinzione di ruoli nel rispetto reciproco. Su questo ci mettiamo la faccia, oltre che la nostra professionalità.

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