Luciana Grosso
Bodega Bay
12 Aprile Apr 2015 2128 12 aprile 2015

Del perché, qui, si tifa Hillary

Chiariamo le cose: da queste parti si tifa, forte, per Hillary Clinton. 
La si tifava, forte, già nel 2008, quando, a colpi di propaganda e fortuna, un fighetto di Chicago con la pelle nera e l’anima candida, le scippò la nomination.
Una nomination che, cazzo, era sua per diritto. Che le spettava. Che era LA sua. Era il clou della trama della sua vita e che poi un buono cattivo le aveva portato via.
Obama era bello, era un ex povero che si era costruito da solo con intelligenza, forza di volontà e impegno e gruppi cristiani nella periferia povera e nera di Chicago. Aveva una bella famiglia, una belle moglie innamorata e due figlie piccole e simpatiche. Una bella storia, era nero e sarebbe stato il primo Presidente nero. Aveva una nonna, scoperta dall’edizione italiana di Vanity Fair, che viveva in una capanna in Africa. Aveva un passato dickensiano e un presente fatto di speranza, ottimismo e solida fibra morale.
Un curriculum perfetto, rispetto al quale quello di Hillary ‘la designata’ Clinto faceva pena e pietà.
Era una sesantenne in menopausa, non era più bella e, anzi forse belle non lo era mai veramente stata. Aveva una famiglia un po’ così così, con un marito intelligente ma farfallone che l’aveva cornificata in mondovisione e chissà quante altre volte in segreto. Una figlia abbastanza antipatica e un po’ raccomandata. Un passato pesante: ex avvocato (che in America non è mai una cosa bella, anche se ti occupi di ambiente e diritti civili, come, almeno a un certo punto, Hillary), ex first lady dell’Arkansas, ex first lady d’America. Da sempre troppo ricca, troppo potente, troppo intelligente, troppo impicciona, troppo brava, troppo avvocato di Wal Mart, altro che diritti civili e ambiente.
Hillary ha il physique du rôle della cattiva. 
E a me i personaggi così, piacciono.
Ma non (solo) per una aspirazione narrativa un po’ cinico-friendly, di quelle che ti fanno tifare per Catilina, per Macbeth e Shylock, e per Darth Vader.
Forse un po’ anche per quello, ma non solo. 
Ma anche perché io, delle persone con l’anima sporca e la fedina morale secretata, mi fido.
Mi fido perché sono persone che hanno già perso se stesse e che non possono perdere altro. 
Che hanno già camminato nel buio e non ne hanno più paura. Persone per cui la frase ‘costi quel che costi’ non esiste, perché, loro, il prezzo lo hanno già pagato.
Persone che, da ragazzi, quando si fanno le scelte che decidono la vita, al bivio tra se stessi e la loro idea di mondo e il mondo, hanno già scelto e hanno scelto di buttarsi nelle ortiche.
E, secondo me, se ti butti via, qualcosa, in cambio, il mondo, te lo deve.
E, secondo me, se ti sei buttato via, quando la contropartita per quello per cui studi fin da piccolo e sei passato su tutto, amici suicidi, bancarotte, corna e compromessi vari e le crisi internazionali gestite dall'indirizzo mail sbagliato, alla fine, vivaddio, arriva, sono certa che saprai farne buon uso.
E, soprattutto, se ti butti via e ti stracci l’anima nei rovi per quella nomination e quella scrivania nella sala ovale, il mondo, cazzo, te la deve.
Buona fortuna Hillary e stavolta, mi raccomando, attenta ai buoni.

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