Antonio Fiore
Bar Lezzi – dal 1924
13 Aprile Apr 2015 1350 13 aprile 2015

L'Italia non è un esempio da seguire

Siamo il miglior paese al mondo? Va bene, la domanda stessa è un azzardo. Il "Bel Paese" è realmente bello? Che te lo dico a fare. Questa mattina sorseggiando il primo caffè della giornata, ben zuccherato poiché la vita è già tanto amara, ho letto ed ascoltato la rassegna stampa di questo soleggiato 13 aprile 2015 trovando più piacevole i tempi di Radio Londra - quella della BBC - che nonostante la guerra ripetevano, incessantemente, come la vittoria fosse vicina. Oggi, nel soleggiato "Bel Paese", nessuno sa nulla. Figuriamoci quando giungerà la vittoria. 

Vediamo di capirci qualcosa:

Per quanto riguarda la Libertà di Stampa siamo 60esimi su 179 paesi. La politica esercita un non discreto controllo sulle emittenti di Stato, influenza le nomine di amministratori-dirigenti-giornalisti della televisione pubblica e possiamo sospirare, e ritenerci fortunati, se siamo la penultima nazione dei paesi dell'Europa occidentale davanti, solo, alla Turchia. Quest'ultima è parzialmente libera.  Salari? L'Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico - OCSE - su 34 paesi possiamo accontentarci della posizione 23. Prima di noi Belgio, Germania, Austria, Ungheria e Francia. E la cosa ci indispettisce parecchio. Nell'utilizzo di internet siamo 23simi su 61 paesi. Ma ancora: non riusciamo ad attrarre investimenti, le pari opportunità neppure quasi le consideriamo materia d'esame in questo paese tanto è vero che i gap retributivi, l'alfabetizzazione che scema, la ripartizione di incarichi delle alte cariche con potere decisionale che resta invariata ci permette di conquistare un 74simo posto su 135 nazioni. Ed io dico "Allelujah".Possiamo sfoggiare la stessa competitività mondiale di un etto di formaggio fresco nel frigo - siamo 40esimi su 58 - e tassiamo le imprese come se non ci fosse un domani. Tuttavia possiamo ritenerci tra i migliori in Sanità, Uomini più intelligenti, Tasse e Corruzione. Un poker più unico che raro. 

Però siamo italiani ed i numeri non tanto ci aggradano. Queste classifiche, a patto che non si tratti delle classifiche della Domenica Sportiva, non ci tange, scivola sulla nostra indifferenza e va ad insinuarsi sotto le suole delle scarpe. D'altronde, miei cari, siamo italiani ed in quanto tali siamo "la storia stessa di questa palla di terra che è il mondo."

Ci esaltiamo, forse con poco, quando scopriamo per puro caso che un Tizio al di sotto dell'emisfero boreale ha fatto una scoperta importantissima e forse Caio, nonno di Tizio, ha origini italiane. Nel preciso istante in cui questa linea cognatica di appartenenza viene dimostrata, apriti cielo. Veniamo pervasi da continue scariche elettriche ad alto contenuto adrenalinico sù e giù per la schiena. Ogni singola molecola del nostro corpo, che ricordiamo è formato per circa il 90% di acqua, è in subbuglio e si ha quasi la voglia di camminare a testa alta. Poi, in realtà, l'adrenalina cala, le vertebre cervicali non sono abituate allo sforzo, l'acqua di cui siamo formati evapora e tutto torna come prima. Succede di continuo. Picchi di alterazioni emozionali che anticipano disinteresse, distacco e calunnia. Oggi, per dirne una, è toccata a Samantha Cristoforetti, colpevole di chiamarsi Samantha che pare - ma che strazio questo paese - di chiamarsi come la protagonista di una serie televisiva americana ( Vita da Strega ) e, cosa più assurda, di aver ammesso che a differenza di tanta gente è riuscita meglio a coniugare, e non per questo ritenere migliore, la sua scelta professionale con la vita privata poiché non ancora genitrice. 

Pinuccio, noto vecchietto che frequenta il mio stesso bar, a tale affermazione farebbe spallucce e continuerebbe il suo percorso di vita chiedendo una "Peroni piccola" che altro non è che la bottiglia da 33 cl. Ma Pinuccio è altro da noi. Odia la povertà ma non i poveri, i maligni e non la gente intelligente e meritevole, il filosofeggiare e non il pragmatismo. Credo, a dire il vero, anche le birre di importazione. 

Fortunatamente in pochi hanno letto, sul Foglio, l'articolo/trafiletto che titolava "Ma Samantha non è un esempio da seguire" e sapete perchè? Perché il "Bel Paese" è davvero un grande realtà. Lo dimostra il fatto che l'agenzia NOP WORLD ha scoperto che da noi il tempo medio dedicato alla lettura rasenta di poco le 5 ore, collocandoci 23esimi su 30. Una posizione che, visto il livello di disquisizioni italiote, è un vantaggio. 

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