Antonio Fiore
Bar Lezzi – dal 1924
16 Aprile Apr 2015 1321 16 aprile 2015

Di Tortosa ed altre storie italiane

Fabio Tortosa scrive, sul suo profilo facebook, che quello che ha fatto, anni fa, lo rifarebbe ancora mille e mille volte. Quando si ha la maturità di vivere le proprie scelte con coraggio ne sono sempre ben felice.

Il problema è che Fabio Tortosa è uno degli agenti che fece irruzione alla scuola Diaz 21 Luglio 2001. E cosa avvenne mai quella notte? "Macelleria messicana" ed il resto è storia.

Non voglio fare il buonista ma io, davvero, non ce l'ho con Fabio Tortosa. Proprio no. Almeno ci ha messo la faccia. Io ce l'ho con quella fascia di popolazione che mal sopporta la verità innegabile che, indipendentemente dai fatti di Genova, alla scuola DIAZ c'era gente che dormiva, le molotov le hanno portate e, comunque si considerino i fatti di Genova, Carlo Giuliani non lo si può tirare in ballo quando si parla della scuola sopracitata. 

La verità è che a Genova c'era la volontà politica di rimediare alla poca credibilità che abbiamo dinnanzi all'opinione pubblica internazionale. Ci si voleva rifare il vestito della festa ed una parvenza di ordine pubblico manganellando a destra ed a manca ospiti indesiderati assolutamente innocenti.

Inoltre trovo vergognoso che in Italia, dopo quattordici anni,si cominci a parlare di una legge contro il reato di tortura solo l'indomani della condanna italiana da parte della Corte di Strasburgo. Perché noi italiani arriviamo sempre dopo. Sarà che siamo garantisti sino alla fine ma, ecco, ci perdiamo in lungaggini e vuote giaculatorie sempre dopo. Così è stato con Genova, così con la diga del Vajont, così con L'Aquila ed ognuno può aggiungerci le storie di famiglia che crede più opportuno. Tutto finisce, sempre, con un "E' cosa da niente!".

E vaffanculo. Perché ogni tanto vi meritate anche i vaffanculo.

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