Massimo Sorci
Attentialcane
16 Aprile Apr 2015 0854 16 aprile 2015

Se “papafrancesco” fa il Papa

Io non ne faccio una questione di conflitto di civiltà. Non lo faccio innanzitutto perché non c’ho il fisico e perché mi hanno abituato a pensare che l’Occidente i conflitti li risolve – ormai – non con la spada, ma con la parola e la diplomazia e la… civiltà, appunto. Questo è stato ripetuto quando gli Stati Uniti sono intervenuti in Iraq per due volte e – dopo l’11 settembre – in Afghanistan. Questo la sinistra radical ha da sempre opposto a chi – invece – sosteneva la necessità di imporre (anche con la forza) le nostre conquiste, la nostra libertà, la nostra democrazia.

Io vi dico: mi sta bene. Però vi dico anche che bisogna essere coerenti. Sì, perché tra i nostri marchi di fabbrica – forse alla base – c’è innanzitutto la logica e la capacità di affrontare le questioni (anche storiche) con raziocinio e con la forza dell’analisi (che, poi, è il contrario della violenza).

Ora, c’è un Papa (papafrancesco, come viene definito ormai da tutti, anche – e soprattutto – da quella sinistra radical  lì) che dice: guardate che contro gli Armeni è stato commesso il primo genocidio del Novecento. E ci sono – di contro – le reazioni violente e scomposte delle autorità turche, politiche e religiose, la cui linea difensiva è più o meno la seguente: parlare di genocidio è una calunnia, non possiamo essere giudicati per la nostra storia perché – appunto – si tratta di storia.

Che uno pensa: delle due l’una, o non vuoi essere giudicato – qui ed ora – per colpe storiche (il che è anche giusto) o è una calunnia il fatto che nella tua storia sia stato commesso un genocidio. Appurato “storicamente” che quel genocidio c’è stato, allora non si tratterebbe più di una calunnia. O no?

Andiamo avanti. Resta l’altro corno della questione. Dici: non si usa la storia per giudicare il presente. Ok. E allora cosa c’entra l’argomento usato dal Gran Muftì, la principale autorità religiosa sunnita turca, che dice: la Chiesa non uscirebbe bene da un attento esame della “sua” storia? Che mossa è quella di difendersi con le stesse armi che si contestano all’avversario, se non mancanza di senso logico del discorso o – peggio ancora – acquiescenza al potere politico turco?

Ma ora veniamo ai radical di casa nostra. Sì, perché anche loro difettano di senso logico. Ma come, ce lo avete menato a sangue con questa storia di je suis Charlie Hebdo, e tutti in piazza per difendere i nostri valori di libertà incarnati da Charlie Hebdo, evviva la forza dissacrante della satira e della ragione contro tutti i fondamentalismi eccetera e poi non riuscite a dire nulla sulle aporie logiche (badate bene, LO-GI-CHE) del gran Muftì e delle autorità turche?

Non sarà che papafrancesco è meno papafrancesco quando fa fino in fondo il suo mestiere?  

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