Nicole Di Ilio
The ®esistance
19 Aprile Apr 2015 2014 19 aprile 2015

Migranti, 700 morti e l'Ue resta a guardare


Migranti su imbarcazione

Settecento morti. Settecento vite spezzate in un naufragio nel canale di Sicilia, in quella che rischia di essere la peggior tragedia di migranti di sempre. Uomini, donne  e bambini si trovavano a bordo di un peschereccio partito da est di Tripoli. Stipati come animali in una barca lunga dai 20 ai 30 metri. Intorno a mezzanotte l'allarme lanciato dall'imbarcazione è stato raccolto dal Centro Nazionale di Soccorso della Guardia Costiera. Il peschereccio si trovava a circa 130 chilometri dalle coste libiche e 210 chilometri a sud di Lampedusa.

Settecento morti in un giorno sono i numeri di una guerra ormai sotto gli occhi di tutti. Alla tragedia seguono le polemiche e le solite promesse di soluzione. Ma poi, il nulla. Alle parole tanto millantate non corrisponde mai un'azione concreta. Così, l'illusione perpetua si cristallizza in un mondo politicamente scorretto. Dove la ricerca di vantaggi contingenti porta a operare in modo egoistico e non attento al bene comune. Dove la legge delle frasi confezionate, prive di un benché minimo contenuto reale, non scagiona quella che poi si dimostra essere l'intangibilità dei fatti, che, ahinoi, diventa barzelletta costante della politica. E a far ridere sono solo gli inquilini del Palazzo. Chissà perché quando i nostri uomini di governo sono chiamati a propinarci i loro programmi elettorali sono presi da attacchi feroci di logorrea, mentre quando dovrebbero darci delle risposte concrete cadono in forme acute di mutismo persistente. Inciampando, recidivi, nell'immobilità. E noi, comuni abitanti del pianeta Terra, restiamo in balia di  burattinai e bambole di legno. 

Mentre il Mediterraneo diventa il cimitero dei migranti, l'Europa si copre gli occhi. Non servirà la solita sfilata (obbligatoriamente in diretta streaming) davanti ai feretri di questa gente disgraziata per dimostrare che l'Europa c'è. Non è più tempo di passerelle. Servono impegno e responsabilità. Basta con il cordoglio ipocrita dopo ogni strage. L'Unione Europea dovrebbe lanciare una grande operazione di soccorso in mare al largo della Libia. Oppure garantire canali legali di accesso nello spazio Schengen a tutti questi profughi in fuga da guerre e persecuzioni. Persone che non hanno altra opzione che salire sui barconi. Quanti morti servono ancora per spingere le istituzioni a lanciare una vera operazione di salvataggio in mare? Non si può e non si deve trovare la morte per scappare da un'altra morte. Ma, d'altronde, l'Unione Europea vuole salvare banche e finanza, non la povera gente e le vite umane. I falchi ingessati dell'Ue tengono d'occhio solo i dati microeconomici. E dei morti frega solo a chi, ancora, si sporca le scarpe. 


Salvini su migranti

Santanchè su migranti

E alla destra politica per mettere in mostra la fiera dell'orrore, dove le affermazioni razziste e xenofobe non si fermano neanche davanti a una tragedia di tale portata. Dove la strumentalizzazione del caso diventa il pane per far accorrere gli elettori affamati. Dove l'imbecillità incontrovertibile è sempre presente. Ed ecco spuntare, nel mare magnum della politica da oscar, i soliti squali: Matteo Salvini e Daniela Santanchè. Il pensiero dell'asso duro della Lega è la sintesi dello squallore più assoluto: “L'unica soluzione è fermare le partenze e l'invasione”, twitta fiero il segretario. L'onorevole Santanchè, anche lei sulla scia de “i neuroni sono in letargo”, cinguetta: “Meglio affondare i barconi prima di farli partire”.

Insomma, si traccia il confine netto tra chi è ancora umano e chi ha smesso di esserlo. La Resistenza si incontra tutti i giorni. 

Nicole Di Ilio

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