Piero Cecchinato
Specchi e allodole
21 Aprile Apr 2015 1155 21 aprile 2015

Intervista esclusiva a Cavour: cosa direbbe del centrodestra di oggi

Quando arrivo al Castello di Grinzane il Conte mi sta già aspettando da un pezzo. Parto male, si dice che Cavour fosse un uomo molto puntuale. Mi attende nella sala delle maschere, dove ha allestito un angolo a noi riservato. Oggi ricorre un anniversario importante. Il 21 aprile 1861 venne promulgata la prima legge del Regno d’Italia, quella con la quale Vittorio Emanuele II ne assunse il titolo di re. Comincio da qui.

Conte, oggi ricorre un anniversario molto importante.

Il Parlamento, nel giorno solenne della sua prima nuova seduta, coll'entusiasmo della riconoscenza e dell’affetto, acclamava Vittorio Emanuele II Re d'Italia. Ricordo quel giorno come fosse ieri. Quanti sforzi, mio giovane amico. Quanta audacia. Volevamo la Patria con tutto il cuore. Certo, in molti avevamo visioni diverse su come ottenerla, ma tutti la volevamo in egual misura.

Le hanno detto di cosa vorrei parlare con lei?

Certo. Siccome il momento è solenne e l’oggetto di questa intervista catartico, possiamo creare l’atmosfera giusta?

Dica.

Su quegli aggeggi telefonici potete trovare un po’ di tutto, vero? Ci vuole una sinfonia. Saprà che in Italia la musica sinfonica nell’800 era praticamente assente. Cerchiamo una delle poche sinfonie vicine ai miei tempi. Fra le prime dell’Italia unita. Giovanni Sgambati, la n. 1. Dal minuto 16:00 all’incirca. Là si trova la solennità giusta.

Per questa intervista questo ed altro.

Vede, come nell’800 ci trovammo di fronte ad una certa mancanza di cultura musicale, venendo additati in certi ambienti europei, in tono spregiativo, come il “paese del melodramma”, così oggi voi vi trovate di fronte ad una assoluta mancanza di cultura politica. Dovete ripartire dalla sinfonia, lasciando stare l’operetta ed il melodramma.

Si riferisce a qualcuno di particolare?

A tutta la politica italiana, amico mio. Non c’è respiro sinfonico. In particolare nel centrodestra, che è quello di cui ci occupiamo oggi, il terreno è così arso che conviene lasciarlo morire e seminare dell’altro.

Il suo è un giudizio piuttosto duro.

Duro? Sono anche troppo morbido. A tratti sembra un inferno, giacché da quando vi ho lasciato il centrodestra sembra vivere in una specie di inferno intellettuale, ove l'intelligenza e la scienza sono reputate cose infernali. Il bravo chirurgo non deve temere d’illustrar la giusta cura, ancorché dolorosa.

Con tutto il rispetto, Conte, la sua non è una cura, ma un’eutanasia.

Faccia attenzione ad usare quella parola. Sedicenti liberali di centrodestra potrebbero darle dell’assassino. Vede, in generale, in quell’area ci sono troppi impostori. Da una forza di centrodestra l’elettorato si aspetterebbe un equilibrato connubio di conservatorismo e liberalismo. Io vedo solo il primo. E per giunta della peggior specie. Non vedo Edmund Burke, per intenderci.

Cosa vede?

Ravviso il nazionalismo tipico di quella che avete chiamato nel novecento “destra sociale”, che sta esattamente dalla parte opposta del progresso. E’ una dottrina politica retrograda, che basa la sua spinta sul timore del futuro. Spaventare le masse popolari dando una visione distorta della realtà è un modo vile di carpire il consenso. Il centrodestra oggi dovrebbe invece fissarsi senza titubanze nel partito del progresso e della emancipazione sociale.

Non pensa davvero che ci sia speranza di risalire la china per l’attuale centrodestra?

L’ha letto quel sondaggio recente che dice che per il 70% degli elettori quel partito nato da una società pubblicitaria sarebbe senza progetto, che avrebbe smarrito i valori fondanti? Il 29% lo ritiene un partito conservatore, mentre l’aggettivo liberale viene solo dopo, citato da meno di un quarto degli intervistati. Infine, il 23% lo definisce un partito nazionalista, il 18% cattolico, l’11% antieuropeo. Di cosa stiamo parlando, mio giovane amico?

Quindi?

Arriva un momento in cui la pianta non può più dare frutti. Piantatene un’altra. Non sarà facile, ma anch’io, dopo l’armistizio di Villafranca firmato nel 1859 dal re contro la mia volontà volevo ritirarmi. Due anni dopo ottenemmo l’unità.

La fa facile.

Capiamoci, vedo tante lodevoli iniziative in giro: convegni, siti internet e blog d’opinione. A parere mio, però, tutte queste iniziative scontano qualcosa. Tutte guardano al passato, al ‘900. All’ultimo ventennio del ‘900. Almeno guardassero alla destra storica dell’800!

Forse si vogliono chiudere i conti con il passato?

Ma non così. Tutti questi rifondatori, ristrutturatori, le cose blu, le azzurre libertà. Non c’è nulla da “ri”. C’è tutto da costruire da zero. Cominciate non invitando ai dibattiti vecchi politicanti che starebbero meglio in quel vecchio partito scomparso nel 1992. Almeno non fateli sedere in prima fila. Amico mio, chi aveva qualcosa da dare l’ha dato. Adesso dovete proporvi rompendo gli schemi del passato. In comunicazione, ma ancor prima nelle idee. Spronate i giovani a leggere e studiare. Dovete ripartire da qui. Meno fazzoletti sulle giacche e più libri nelle cartelle. Quanti hanno letto “Economia e libertà” del professor Martino nel centrodestra secondo lei?

Ma il centrodestra non è stato capace di fare le riforme per il continuo dissenso interno.

Baggianate ragazzo. Le pare che lo scaltro fiorentino non debba fronteggiare un notevole dissenso interno? Per la politica, quella delle scelte audaci, ci vuole capacità, volontà, determinazione e coraggio. Qualità che non ho mai visto nel centrodestra.

La rivoluzione liberale era un grande progetto.

Non parlate più di rivoluzione liberale, vi prego, perché suscitate il riso e suonate piuttosto impertinenti. Con le parole non si scherza. E non parlate più nemmeno di moderati. Il centrodestra attuale non ha idea di cosa voglia dire davvero questa parola e la usa a sproposito come un espediente rassicurante. Essere moderati richiede uno sforzo sovrumano di equilibrio vero fra tendenze contrarie.

Uno sforzo che lei riuscì a compiere felicemente.

Io stesso sono stato lungamente combattuto fra conservatorismo e progressismo. Fra moderazione e rivoluzione. La ragione mi portava verso la moderazione, ma l'eccessivo desiderio di spingere innanzi i retrogradi mi cacciava verso la rivoluzione. Finalmente, dopo molte violente agitazioni e oscillazioni, ho finito con lo stabilirmi, come il pendolo, nel punto di mezzo. Come onesto uomo di mezzo, desiderando ardentemente il progresso sociale e lavorando per esso, ho alla fine risoluto di non acquistarlo a costo di un generale rovesciamento politico e sociale. Anche grazie a questa scelta, l’Italia ha saputo costruirsi a nazione senza sacrificare la libertà all’indipendenza, senza cadere nel dispotismo rivoluzionario.

In una parola, qual è il problema con il centrodestra Conte?

Non c’è alcun retaggio, alcun patrimonio di idee portato in dote. Ripartite dai fondamenti. Ripartite, se volete, dalla mia lettera a Salvagnoli del 2 ottobre 1860, in cui riaffermavo la mia fede in una politica ispirata ai principi liberali contro ogni suggestione dittatoriale.

E nel rapporto con il centrosinistra?

Rispetto al centrosinistra il problema è non farsi dettare le condizioni, l’agenda in generale. Questa continua rincorsa a questo giovane fenomeno di sinistra dall’arringa efficace. E’ sbagliato. Ma capisco che oggi non possa essere che così.

Perché?

Per dettare l’agenda ci vuole una certa visione di Paese. Ci vogliono identità, coerenza e coraggio. Ci vuole cultura politica ed oggi quello che voi chiamate centrodestra non ha nulla di tutto ciò. Essere alternativi alla sinistra non è più sufficiente da un pezzo. Poi, quando si ritorna sulle proprie scelte senza una vera giustificazione, là si consuma il peggio.

In che senso?

Prenda il patto del Nazareno. Non si trattava di un accordo di per sé sconveniente per il centrodestra. La sua messa in discussione per capricciosa ripicca ha fatto fare una pessima figura. Vede, essere pieni di contraddizioni può anche significare che si è una mente complessa. Altre volte è sintomo di una mente confusa.

Lei stesso si alleò con la sinistra nel 1852. Questa non fu vista come una contraddizione?

Dopo il colpo di stato francese del 2 dicembre secondo lei cosa dovevamo fare? Aspettare che la nuova onda dittatoriale penetrasse in Piemonte? Accettando così che al pericolo rivoluzionario si sostituisse un pericolo ben maggiore? L’alleanza con Rattazzi fu necessaria a mantenere l’ordine. Al contempo, ci consentì di fare meno concessioni ai conservatori della destra (dove poteva annidarsi il germe contro rivoluzionario che aveva fatto perdere la testa a Luigi Napoleone in Francia) e di aprire a nuove idee di progresso. Insomma, quello che si sarebbe potuto fare con il patto del Nazareno.

Quindi che deve fare il centrodestra?

Nulla. Quello attuale non faccia nulla. Non ha gli strumenti culturali per imporre una visione al Paese. Lasciatelo morire, perché oggi vi è di ostacolo. Poi, sulle ceneri sarà più facile ragionare e costruire. Le ceneri hanno un immenso potere purificante. E il centrodestra attuale ne ha di peccati da emendare.

In che senso non ha gli strumenti culturali?

Convinto della necessità di creare un’opinione pubblica liberale illuminata, io fondai un giornale chiamato “Il Risorgimento”, che in breve tempo si affermò come il principale quotidiano moderato, contrapponendosi alla pontificia “Armonia” ed ai giornali della Sinistra, la “Gazzetta del popolo”, la “Concordia” e il “Messaggere torinese”. Con cosa vuole che si formi oggi un’opinione pubblica liberale amico mio, con le linee editoriali dei giornali che ascrivete al centrodestra ?

Senza leader non si va da nessuna parte, comunque.

Vero. Su questo la penso però come quel giornalista di nome Riccardo Ruggeri: i leader idonei a questo momento “di passaggio” arriveranno. Non andate a cercarli nelle università, nei laboratori di management. Cercateli negli interstizi della società, nei campi, nei boschi, nelle savane. Cercateli empatici ed equilibrati. E create nel frattempo, nel vostro piccolo, giorno per giorno, un terreno fertile ove le idee possano attecchire e il leader del futuro possa trovare supporto nel cammino. Il leader arriverà. Fatevi trovare pronti per quel momento. Create intanto la base culturale di consenso.

Vedo in lei molto idealismo oggi.

Il momento in una certa misura lo impone. Ci sono dei valori da recuperare. Alle nuove generazioni dei valori da insegnare da zero. La libertà sia sempre il vostro faro. Fermatevi là dove comincia la libertà altrui, ma fino a quel punto lasciate il Popolo il più possibile libero di agire, di vivere, di sbagliare e di intraprendere. E nel far questo battetevi perché l’oppressione che ne fa un suddito finisca presto.

Dove ha perso la destra storica?

Sullo stesso terreno dove perdono solitamente i governi. Sulle tasse. Non fu sulla nazionalizzazione delle ferrovie che venimmo sconfitti, bensì sulla tassa sul macinato e sull’aumento delle imposte indirette, che colpirono pesantemente i ceti meno abbienti.

Che farà adesso, Conte?

Continuerò a sostenere le opinioni liberali con lo stesso calore, senza sperare, né quasi desiderare di farmi un nome. Le sosterrò per amore della verità e per simpatia per l'umanità. Per quanto posso, vi guarderò con attenzione e vi darò tutto il supporto di cui necessitate.

Piero Cecchinato
 

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