Loris Guzzetti
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24 Aprile Apr 2015 0814 24 aprile 2015

RESISTERE PER NASCERE

di Loris Guzzetti

25 aprile 1945, 25 aprile 2015. Questi settant’anni di Liberazione, celebrati in un anno ancora burrascoso, possono andare a rappresentare uno straordinario elemento utile a garantire all’Italia un dignitoso futuro e, soprattutto, una più rassicurante consapevolezza di sé. Non deve stupire, né tantomeno intimidire, che anche una ricorrenza simile si porti dietro critiche e malumori.
Queste, del resto, fanno parte della sbadata e lagnosa quotidianità italiana, pure in quei momenti ritenibili solenni per la conferma di una qualsivoglia identità collettiva.

Certamente la Storia ha già dimostrato luci ed ombre che accompagnarono il fenomeno della Resistenza in quei sofferenti mesi del ’44 e ’45, durante i quali vi fu modo di assistere al drammatico e triste dilemma di un popolo senza più essenza, conoscenza ed unità.
Si era infatti di fronte ad una nazione completamente smarrita e turbata, figlia di uno Stato presente, ma al tempo stesso assente poiché privo di un effettivo controllo del proprio territorio, nonché in costante balia di violenza e di morte. Antipatici compagni d’avventura questi, che potrebbero ripresentarsi alla porta se si continuasse a negare o volutamente affrontare con leggerezza l’importanza di una ricorrenza come il 25 Aprile.

Fu questa una data di cambiamento e di nuova nascita per gli Italiani. Dopo il fallimento di fatto di uno Stato prima monarchico/liberale e successivamente monarchico/fascista, il Paese intraprendeva finalmente un nuovo sentiero, un rinnovato processo di costruzione di sé. Nulla, da quel giorno, fu come prima; e la convocazione qualche mese più in là di un’Assemblea costituente dimostrava politicamente, ma anche e soprattutto giuridicamente l’avvento di un qualcosa di differente, di innovativo. Ed è qui che si trova racchiuso la ragione principale per cui il 25 Aprile debba continuare ad essere una delle date simbolo dell’identità italiana, poiché essa è speciale proprio per il notevole significato sociale e politico che porta con sé.

Gli italiani tornarono oggettivamente ad esseri liberi dalla separazione forzata creatasi fra nord e sud; liberi dal terrore e dalla vergogna di rivendicare un’appartenenza al proprio territorio e alla propria identità di fronte a plurimi nemici; liberi di rivendicare i propri diritti da cittadino e di tornare, infine, ad avere unanime speranza per un avvenire più bello. Dopo anni di buio, tornava la coscienza di essere un qualcuno, di essere parte integrante di un qualcosa nuovamente possibile da definire, senza alcuna esitazione. La nazione italiana, insomma, tornava a vivere.

Oggi è più che mai necessario credere e celebrare il 25 Aprile. Dinanzi ad una società che pare sempre più svuotarsi di valori e di spirito collettivo, essenziale diventa diffondere l’immagine simbolica ed identitaria di questa celebrazione, il cui significato autentico va oltre alla singola (tuttavia essenziale) veridicità storica. La Festa per la Liberazione deve rappresentare una percezione convinta nella coscienza dei giovani e meno giovani italiani, assumendo le sembianze d’un sentimento di condivisione, di affettuoso riconoscimento e di trasparente orgoglio. Perché di fatto, ricorrendo alle parole di Calamandrei, in quella pagina di Storia attualmente tanto osannata, quanto discussa, si era affermata la coraggiosa sensazione che fosse “giunta l’ora di resistere; (…) l’ora di essere uomini: di morire da uomini per vivere da uomini”. Ed è opportuno che un simile sforzo da nessuno venga opportunisticamente utilizzato o, peggio, facilmente ignorato.

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