Andrea Cinalli
Serialità ignorata
5 Maggio Mag 2015 1007 05 maggio 2015

"Chasing Life", la tv intona un inno alla vita

Ti stai affacciando alla vita adulta. Stai muovendo i primi passi claudicanti nell’ambiente lavorativo che hai sempre sognato. Un ragazzo atletico ti fa gli occhi dolci. Appena varchi la soglia dell’ingresso domestico, trovi visetti fradici di letizia e curiosità per il tuo percorso professionale (e non). Pare che chiedere di più non sia lecito. La vita non potrebbe irraggiarti sorprese più luccicanti. Magari fra la ridda di speranze in via di concretizzazione si incuneano sogni più onerosi, magari l’approdo all’altare o un repentino avanzamento di carriera. Tutte quelle aspettative che scaldano il cuore e di notte, al momento di coricarsi, elargiscono sorrisi beati su volti rilassati e pacificati. Ma che succede quando si affaccia l’imprevisto? Come reagire all’evento inatteso che smorza gli entusiasmi e sospinge in un baratro di sconforto?

A questi interrogativi risponde April Carver (Italia Ricci), la protagonista 24enne di “Chasing Life”, il light drama di Abc Family. Assoldata da una testata in veste di praticante, si consuma le suole per un posto da giornalista. Tra un articolo e una sorsata di caffè, allunga l’occhio glauco al fascinoso collega. E questi, di rimando, la gratifica di occhiate lascive e inviti a cena. Tutto pare volgere per il meglio. Niente potrebbe sbarrarle la strada della felicità. Non una giornalista coi capelli vaporosi e il seno prosperoso che si dimeni nel mezzo della redazione per irretire il promesso sposo. Non un direttore arcigno che la strangoli di incarichi via via più ponderosi. Non una madre burbera che vorrebbe preservare una certa distanza fra l’organo di riproduzione della figlia e le moleste protuberanze maschili che inquinano il simulacro dell’innocente giovincella incistatole in testa dall’infanzia. Niente e nessuno può. Tranne il cancro.

Quando April un mattino si desta, i capelli scarmigliati di chi abbia dormito profondamente, in barba ai colleghi più anziani che si trascinano ai monitor con occhi cerchiati e cisposi di sonno, dal naso spunta una gocciolina vermiglia. Si sarà rotto un capillare, nulla per cui innescare gli allarmismi materni. Un po’ di ovatta, magari si tampona con un fazzoletto e via al tran-tran quotidiano. Ma quello che pareva un episodio occasionale, da spazzare nei recessi della memoria per non venire ripescato mai più, è solo l’abbrivo di un calvario che abbraccerà un amplissimo arco temporale. Minimo una stagione. Già, perché “Chasing Life”, debuttato lo scorso 10 giugno sugli schermi di Abc Family, ha concluso il suo primo giro di boa lo scorso marzo, e ora, raccogliendo energie creative, si appresta a ripartire col secondo capitolo.

A dispetto della tematica inflazionata, regala una prospettiva poco sviscerata dai racconti tv. Come sostengono accoratamente Susanna Fogel e Joni Lefkowitz – le autrici – sulle pagine virtuali di WGA.org, non era mai capitato che una serie televisiva narrasse la vicenda dal punto di vista di una neolaureata con la testa galleggiante sulle più rosee fantasticherie per il futuro. Una che poi è avvezza al controllo: nulla può sottrarsi ai suoi calcoli scrupolosi. E “Chasing Life” mostra come questo microcosmo innaffiato di premure quotidiane, tenuto su da conferme e riscontri positivi, si sgretoli. Esibisce la rovinosa caduta di una ragazza che anelava solo alla realizzazione professionale e che, sorretta da un’impareggiabile audacia, contravvenendo al quadretto imperante della ragazzina che si lascia piegare dalle avversità, ora conduce l’iter verso la guarigione da sola. Nella più ermetica segretezza, evitando che il clima festoso spirante fra le mura domestiche si diradi, soppiantato dal tanfo del cordoglio.

Sempre secondo quanto riporta la testata online, le due sceneggiatrici – ergendosi a Padre Eterno – hanno già vergato il destino della protagonista  sulla bibbia. Quella di serie. L’intervistatore punzecchia, prova a scucire lo spoiler, senza ovviamente incassare i risultati sperati. “Però c’è sempre la possibilità che si cambi idea.” Due sceneggiatrici che, al pari della protagonista, hanno pianificato tutto.  Hanno idee cristalline sul prosieguo, hanno incastonato tutti i turning point germogliati nelle menti sfinite – dopo sfiancanti sessioni di “breaking stories” nella writing room – in alcuni episodi strategici che ridestassero la curiosità del pubblico ove c’era il rischio che scemasse. Di meglio non potevano sperare, soprattutto alla luce dello scetticismo iniziale, quello con cui, spulciando il solito progetto gravitante su una salute sghemba, ci si approccia al materiale narrativo. Tra l’altro, “Chasing Life” è stato trasposto da una produzione messicana che per intreccio e tessitura riecheggia le tenevolas rimpinguate di vicissitudini al batticuore. Per cui non tacciono sulla fatica erculea di isolare il nucleo e ripulirlo delle incrostazioni smaccatamente soappose, allo scopo di restituire uno spaccato di vita con tutta l’onestà che merita.

Il risultato è dei più brillanti. Certo, chi vagheggia un prodotto che emuli la perfezione visiva e stilistica del big screen potrebbe venire deluso. “Chasing Life”, dopotutto, è l’ultima creatura della Abc Family, non balugina sulle floride lande di casa AMC. Tuttavia, seppure svestito della ricchezza cromatica pretesa dal più incallito serial-addicted, ci si affeziona per la disarmante sincerità con cui le sceneggiatrici, impiegando la penna a guisa di una clava, si sono aperte un varco nelle robuste concrezioni di solidi figuri che abitano vite monotone e, dopo un’esplorazione certosina, hanno localizzato e riportato alla luce vivificante del teleschermo le gemme preziose di animi intonsi e immacolati, come neppure un lenzuolo reduce da meticoloso lavaggio. Si carpiscono i segreti più profondi corrodenti l’animo e li si portano alla luce di quelle verità adombrate dal frenetico vivere cotidie. Tutto a causa (o per merito) di una malattia che doveva restare nascosta, ma che – disobbedendo a membra infiacchite -  affiora alla superficie di una vita stravolta, sconquassata e da ricomporre. Proprio arduo, questo inseguimento della vita.

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