Fabio Brinchi Giusti
Parlare con i limoni
6 Maggio Mag 2015 1332 06 maggio 2015

Il ritorno della tv deficiente

Ricordate Franca Ciampi, la moglie di Carlo Azeglio? Fu la signora della Repubblica nei primi anni 2000 e conquistò gli italiani per i suoi modi semplici e popolani. Un giorno, intervistata, rilasciò una dura invettiva contro i programmi televisivi allora in voga apostrofandoli come “tv deficiente”. Un’etichetta spietata che rimase appiccicata a quella televisione, traduzione italiana perfetta dell'inglese “trash”.

La tv deficiente oggi non esiste più. Perlomeno non quella tv. Non sta bene nell’Era della Crisi proporre reality, proporre trasmissioni dove gli stupidi guadagnano dieci volte un operaio. La gente oggi vuole tristezza e polemiche, vuole l’indignazione facile facile, servita su un piatto d’argento, vuole arrabbiarsi e brandire i forconi contro qualche capro espiatorio come nel film dei Simpson. Un tv tutt’altro che educativa, ma più furba e forse anche più pericolosa di un reality.  

Certo esistono ancora i programmi eredi di quella stagione e qualcuno risale proprioi a quegli anni. Ma oggi un tronista è ancora una star? Un tempo Costantino era noto anche a chi non guardava quel programma, oggi chi sono i suoi eredi? E il vincitore dell’ultima edizione dell’Isola dei Famosi? Già dimenticato.  

Negli anni 2000, quando eravamo meno arrabbiati e più tolleranti; il re di quella tv trash, l’uomo che ispirò le esternazioni di Franca Ciampi, era Enrico Papi oggi (“coincidenza? Io non credo” cit.) praticamente scomparso. Papi e i suoi programmi toccarono vette mai più raggiunte nel campo dell’ignoranza e del trash. I benpensanti storcevano il naso, ma il pubblico seguiva i suoi deliri. Sarabanda, lo pseudo quiz con i suoi personaggi da Carnevale come l’Uomo Gatto, Er Tigre e la Donna Pantera, gli imbarazzanti secchioni imbranati de “La pupa e il secchione” e tanti altri programmi.

Scomparsa o emarginata dai palinsesti, la tv deficiente sta ritrovando una certa popolarità su Internet. I video di quelle esibizioni circolando sui social network senza tregua, strappano sorrisi, risate, meme, battute. Ai nati fra gli anni Ottanta/Novanta (che poi sono di fatto i padroni dei social network, tutto ruota intorno alla nostra generazione; gli anni ’90 ad esempio sono ricordati attraverso i nostri ricordi d'infanzia e cioè quasi esclusivamente attraverso i cartoni animati giapponesi dell’epoca!) ricordano gli anni delle medie e dell’adolescenza.

Ma non è un omaggio. Se si scava sotto la superficie, se si guarda oltre il numero di “like” e condivisioni, si nota che l’utente medio non vede in questi personaggi, in questi programmi dei modelli da seguire, degli eroi o quantomeno qualcuno che strappa una risata. La posizione più comune è il disprezzo. Certo, mascherato sotto cinici e ironici commenti, sotto giudizi sprezzanti, sotto battute divertenti ma grattando grattando, in chi segue questi filmati e si diverte con loro, emerge soprattutto la rassicurante sensazione di sentirsi diversi, migliori, superiori di quei personaggi. Lo stesso Papi non sfugge alla regola.

I personaggi della tv deficiente piacciono proprio perché sono persone da poter guardare dall’alto in basso. Perché il commentatore ha una cultura e loro no, perché loro si umiliano in televisione e i commentatori no, certi che ai quei livelli non scenderanno mai.

Franca Ciampi parlando di “televisione deficiente” era preoccupata per i bambini d’allora. Dite alla signora Ciampi che può dormire tranquilla. A giudicare dalle reazioni che suscitano quei ricordi, quella tv non è stata un modello. Anzi, si può dire, sia stata quasi un severo monito: “Studiate o finirete in tv, umiliati dal primo Enrico Papi di passaggio”.

@fabio_990

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