Alessandro Paris
Margini
24 Maggio Mag 2015 1045 24 maggio 2015

Falcone secondo Derrida

Il giudice Falcone è la figura di un giusto che, in nome della giustizia, ha sfidato il contesto, lo stato delle forze. L'esigenza di giustizia porta a sfidare il contesto, per trasformarlo, ma assumendo il rischio dell'incommensurabilità tra la sfida e lo stato delle forze; è il rischio assoluto. Falcone ha testimoniato per la giustizia a rischio della vita, e tenendo conto del contesto (lo conosceva meglio di chiunque altro); ma a un certo punto non ha ceduto alla dissuasione che poteva venirgli dal dato contestuale, non ha abdicato di fronte all'esigenza di giustizia. Ciò che chiamo «giustizia», che non è il diritto, è un rapporto con l'incondizionato che, una volta preso in considerazione l'insieme delle condizioni date, testimonia di ciò che non si lascia chiudere in un contesto. Ovviamente, in questo rapporto con l'incondizionatezza, con la giustizia, ne va della vita e della morte. La giustizia non è il diritto; però è ciò che prova a produrre un nuovo diritto. E per produrlo bisogna tener conto del contesto e poi, a un certo punto, trasformarlo radicalmente.

Jacques Derrida, «Il gusto del segreto», pp. 16-17.

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