Alessandro Da Rold
Portineria Milano
3 Giugno Giu 2015 1655 03 giugno 2015

La canotta di Bossi ha creato più classe dirigente del doppiopetto di Berlusconi

A distanza di più di trent’anni dalla nascita della Lega Nord, correva l’anno 1984, forse neppure il vecchio Capo Umberto Bossi ci avrebbe scommesso una lira. Eppure il Senatùr, travolto dalle inchieste sulla sua famiglia e ormai fuori dai giochi della politica, ha di che festeggiare in questo 2015, dopo la vittoria di Luca Zaia in Veneto e il successo di Matteo Salvini, capace con il nuovo Carroccio di superare Forza Italia in quasi tutte le regioni d’Italia, soprattutto nel “suo” Nord. Bossi può dire di aver fatto meglio di Silvio Berlusconi nella creazione di una classe dirigente politica, unica al momento a sfornare dei leader o comunque degli animali politici che in questo momento possono concorrere alla leadership del centrodestra. In sostanza la canotta di Bossi ha fatto di più del doppiopetto dell’ex Cavaliere. Certo, ora ci sono le felpe di Salvini. Ma a ben guardare balza all’occhio di come la Lega sia sta capace di strappare a Forza Italia le due regioni più importanti dal punto di vista del Pil, ovvero Lombardia e Veneto. Insomma, il Senatùr avrà spesso dovuto ingoiare i rospi del berlusconismo, ma ora i suoi figli sono gli unici che possono succedere a Berlusconi. 

Del resto, è dalla scuola leghista che arrivano Zaia, Salvini, oppure lo stesso Flavio Tosi, il sindaco di Verona, ora in difficoltà dopo la pesante sconfitta in Veneto. E’ un fattore di non poco conto in vista della riorganizzazione di un centrodestra a pezzi. Perché lo stesso Berlusconi pare aver capito che per poter riunire i pezzi di una destra allo sbando ha bisogno proprio dei leghisti. Non è un caso che in Bellerio, sede del Carroccio, già vedano nel futuro uno Zaia lanciato verso la sfida contro l’attuale leader di centrosinistra Matteo Renzi. In Forza Italia, invece, non è rimasto nessuno, dopo la fine di Gianfranco Fini, quella di Angelino Alfano e di tutti i successori di Berlusconi. Si parla di Giovanni Toti, fresco di vittoria in Liguria, pure di Stefano Caldoro, appena sconfitto in Campania, anche di Claudio Ricci che ha rischiato il colpaccio in Umbria, ma sono tutti nomi che non potrebbero riunire sotto un unico ombrello tutte le anime di un centrodestra in crisi. Salvini poteva diventarlo, ma sempre più orientato a correre a Milano nel 2016, poi in futuro chissà. Zaia invece ha il profilo giusto, i risultati elettorali lo confermano: è l’unico che è riuscito a superare il 50% con la sua coalizione. Già si parla di una sua successione a Salvini come segretario a fine 2016, scadenza del mandato, per la rincorsa in vista delle politiche. Tutto potrebbe cambiare certo, dipenderà da cosa succederà alle elezioni nel capoluogo lombardo, ma al momento la situazione è questa. 

 Iscriviti alla newsletter

Vuoi essere sempre aggiornato? Iscriviti alla newsletter de Linkiesta.it .

Quando invii il modulo, controlla la tua inbox per confermare l'iscrizione

 Seguici su Facebook