State of Mind
State of Mind
4 Giugno Giu 2015 1400 04 giugno 2015

Alzheimer e suicidio assistito: togliersi la vita prima che sia la malattia a farlo, la storia di Sandy Bem

Valentina Davi, State of Mind

La commovente storia di Sandy è stata pubblicata sul NY Times e vi consiglio di leggerla. È terribilmente simile a tantissime altre storie di chi si ritrova a dover fare i conti con una malattia mentale che in maniera inesorabile lo svuoterà lentamente e che vorrebbe andarsene alle proprie condizioni.

Quando Sandy Bem scopre di avere l’Alzheimer decide che prima che la malattia le rubi completamente la mente si ucciderà. La domanda è: quando?

Sandy Bem sta guardando un documentario della HBO, “The Alzheimer’s Project”, quando decide di provare su se stessa un semplice test di memoria proposto dall’esaminatore; il test consiste nell’ascoltare 3 parole, scrivere una frase su un foglio e poi ripetere le 3 parole. “Mela, tavolo, penny”, scandice l’esaminatore. Sandy scrive su un pezzo di carta “Sono nata a Pittsburgh”. Poi prova a ripetere le tre parole: “Mela, tavolo, …” Il vuoto.
Da 2 anni Sandy si è accorta di alcune stranezze cognitive: dimentica i nomi, confonde parole simili…

Un mese dopo le viene diagnosticato un moderato deterioramento cognitivo della memoria, spesso purtroppo anticamera dell’Alzheimer.
Sandy, 65 anni, una mente acuta sempre al lavoro, è terrorizzata. Non vuole diventare un guscio vuoto, incapace di ricordarsi nulla della propria vita; non vuole che la sua mente diventi una lavagna su cui pensieri e riflessioni si cancellano come con un colpo di spugna un attimo dopo. Sandy promette a se stessa che sarà lei a togliersi la vita prima che sia la malattia stessa a portargliela via.

Ma quando sarebbe stato il momento giusto? Sandy non vuole farlo né troppo presto né troppo tardi, bensì quando sarà ancora se stessa. Il dramma di Sandy infatti è che quando l’Alzheimer sarà conclamato, non sarà più in grado di farlo. D’altro canto, togliersi la vita quando ancora si è pienamente coscienti significa trovare il coraggio di compiere un gesto in un momento in cui si è ancora in grado e si ha ancora il tempo per godersi la vita e i propri cari. Sebbene l’Alzheimer abbia un andamento prevedibile, non è possibile sapere quanto tempo durerà ogni singolo stadio della malattia. L’unico desiderio di Sandy Bem è di scegliere quando andarsene, cercando di vivere la vita che le rimane il più intensamente possibile, ma senza procrastinare troppo in là il momento dell’addio con il rischio che poi sia troppo tardi per poterlo fare.

La vita si trasforma in un calvario, scandita da visite mediche, medicine e nuovi trattamenti costosissimi non coperti dall’assicurazione, nel vano tentativo di rallentare l’avanzata dell’Alzheimer. Passano quasi 5 anni e Sandy Bem è cambiata: lei che amava tanto leggere testi complessi ora non riesce più a seguire trame che non siano lineari. I film con flashback la confondono, ora riesce a guardare solo Mary Poppins. Suonare il piano diventa sempre più complicato fino a diventare impossibile, seduta sulla seggiola a fissare stranita i misteriosi tasti bianchi e neri. Un giorno la trovano in cucina: “Ho fame. Cosa faccio quando ho fame?”...

CONTINUA A LEGGERE SU STATE OF MIND

 Iscriviti alla newsletter

Vuoi essere sempre aggiornato? Iscriviti alla newsletter de Linkiesta.it .

Quando invii il modulo, controlla la tua inbox per confermare l'iscrizione

 Seguici su Facebook