Piero Cecchinato
Specchi e allodole
4 Giugno Giu 2015 1822 04 giugno 2015

Cannabis, anche gli ultimi dati ci dicono di legalizzarla

È stata pubblicata stamattina l'annuale Relazione europea sulla droga. Si tratta della la 20a analisi sulla situazione della droga in Europa curata dall’Osservatorio europeo delle droghe e delle tossicodipendenze (EMCDDA). 
Per avere un’idea della portata del rapporto, i primi limitati meccanismi di monitoraggio istituiti nel 1995 sono diventati oggi un sistema che coinvolge 30 paesi ed è riconosciuto a livello globale.
I mercati europei delle droghe continuano a cambiare e ad evolversi rapidamente: nel 2014, ad esempio, sono state individuate più di cento nuove sostanze psicoattive e sono state condotte valutazioni dei rischi su ben sei nuove droghe.
Come avverte la relazione, monitorare i modelli e le tendenze di un comportamento nascosto e stigmatizzato, come il consumo di droghe, è un compito impegnativo. Per questa ragione occorre cautela nell’interpretazione dei dati.

ANCHE LE DROGHE LEGGERE FANNO MALE, PER CARITÀ

Non tratteremo qui le parti della relazione dedicate agli effetti delle droghe, comprese quelle leggere. Le droghe fanno male, tutte, per cui su questo non c’è discussione. Basti rilevare che gli studi recenti hanno individuato un aumento del numero di emergenze associate alla cannabis tra il 2008 e il 2012 in 11 dei 13 paesi europei analizzati. In Spagna, per esempio, il dato relativo a queste emergenze è aumentato da 1589 (pari al 25% di tutte le emergenze correlate alle droghe) nel 2008 a 1980 (pari al 33%) nel 2011.
Stando al rapporto, tra i problemi segnalati più spesso figuravano quelli neuro-comportamentali (agitazione, aggressività, psicosi e ansia) e il vomito. Nella maggior parte dei casi, i pazienti sono stati dimessi senza che fosse necessario ricoverarli. In associazione alla cannabis non si registrano comunque eventi di morte, a differenza di quanto avviene per la cocaina e le droghe pesanti.
​La prevenzione del consumo di stupefacenti e dei problemi connessi all'uso di ogni droga rimane in ogni caso un indiscutibile obiettivo politico essenziale e uno dei pilastri della strategia europea in materia di droga per il periodo 2013–2020.

L'INARRESTABILE DIFFUSIONE DELLA CANNABIS

Rispetto al dibattito in essere in Italia oggi, la relazione è particolarmente interessante là dove conferma la crescita del consumo di cannabis.
Mentre le iniziative in atto nel continente americano per regolamentarne la vendita stanno generando interesse e dibattiti a livello internazionale, in Europa la discussione tende invece a rimanere concentrata sui potenziali costi sanitari associati a questa droga.
Naturalmente, dove il consumo è importante non può mancare la criminalità organizzata. Ed infatti, la produzione ed il traffico illeciti vanno affinandosi ed aumentando di anno in anno. Paradossalmente, poi, la concorrenza fra organizzazioni criminali ha fatto sì che si diffondano cannabinoidi sempre più potenti e dannosi.
Negli ultimi anni i prodotti ad alto tenore di THC hanno acquisito una crescente quota di mercato e i dati indicano un forte aumento dei livelli di tetraidrocannabinolo delle foglie (marijuana) e delle resine (hashish) tra il 2006 e il 2013. La cannabis continua ad essere quindi la droga illecita più diffusa in Europa: circa 19,3 milioni di adulti (15-64 anni) ne ha segnalato il consumo nel 2014, tra cui 14,6 milioni di giovani adulti (15-34 anni). 
Sta anche pericolosamente aumentando il numero di nuove sostanze psicoattive di sintesi. Negli ultimi anni sono stati individuati più di 130 cannabinoidi sintetici diversi. La maggior parte di queste sostanze sembra essere prodotta in Cina.
Complessivamente, il numero dei reati denunciati relativi all’offerta di stupefacenti in Europa è in aumento dal 2006. Secondo le stime, nel 2013 sono stati segnalati 230.000 reati relativi all’offerta, la maggior parte dei quali (57%) correlati alla cannabis.
La cannabis è anche la droga segnalata più frequentemente come motivo principale per sottoporsi per la prima volta al trattamento della tossicodipendenza in Europa. In altri termini, è la droga rispetto alla quale l’apparato pubblico impiega anche le maggiori risorse per la cura.

IL DIBATTITO IN ITALIA

In Italia il dibattito attorno ad una possibile depenalizzazione della vendita e del consumo di cannabis si è riacceso in maniera importante nel gennaio di quest’anno, quando la Direzione Nazionale Antimafia ha pubblicato la propria relazione sull’attività svolta nell’anno precedente.
Ciò che ha fatto particolarmente discutere è quanto riferito alle pagg. 354 e seguenti, ove la Direzione afferma che i dati evidenziano la sempre più capillare diffusione della cannabis.
La Direzione stima un mercato che vale fra 1,5 e 3 milioni di kg all’anno di cannabis, un quantitativo che consentirebbe a ciascun cittadino italiano (compresi vecchi e bambini) un consumo di circa 25/50 grammi pro-capite (pari a circa 100/200 dosi) all’anno.
Su queste premesse sono arrivate le parole che più hanno fatto discutere: “di fronte a numeri come quelli appena visti - e senza alcun pregiudizio ideologico, proibizionista o anti-proibizionista che sia - si ha il dovere di evidenziare a chi di dovere, che, oggettivamente, e nonostante il massimo sforzo profuso dal sistema nel contrasto alla diffusione dei cannabinoidi, si deve registrare il totale fallimento dell’azione repressiva. Attualmente, il sistema repressivo ed investigativo nazionale, che questo Ufficio osserva da una posizione privilegiata, è nella letterale impossibilità di aumentare gli sforzi per reprimere meglio e di più la diffusione (…) di un fenomeno oramai endemico, capillare e sviluppato ovunque, non dissimile, quanto a radicamento e diffusione sociale, a quello del consumo di sostanze lecite (ma, il cui abuso può del pari essere nocivo) quali tabacco ed alcool”.
L’ammissione della Direzione, vista da alcuni come un fallimento, risulta invece molto onesta e lodevole per la sua obiettività.
Su queste basi si è attivato un intergruppo parlamentare con esponenti di maggioranza e di opposizione, coordinato dal senatore Benedetto della Vedova che sta preparando un progetto di legge.

I PREGI DELLA LEGALIZZAZIONE

I pregi della legalizzazione sarebbero molteplici: controllare la qualità ed i livelli di THC della cannabis messa in commercio, sfruttare l’occasione dell’acquisto per campagne informative, dissuasive ed educative, risparmiare sui costi della repressione (apparto giudiziario e forze di pubblica sicurezza), aumentare le entrate con la tassazione sulla vendita, togliere risorse alla criminalità e finanche aumentare i posti di lavoro.
Chi la pensa diversamente solitamente afferma che c’è un principio da difendere, quello per cui lo Stato non può riconoscere qualcosa di dannoso. Visione tipica da Stato etico. Per altri versi la legalizzazione costituirebbe un fallimento, in quanto si rinuncerebbe ad affrontare la questione con migliori campagne educative e di dissuasione.
In realtà, lo Stato si limiterebbe a prendere atto che certi vizi non sono pedagogicamente sradicabili, comportandosi esattamente come avviene, ad esempio, per l’alcol, che per molti versi fa ben più male della cannabis. Ma, soprattutto, con la legalizzazione non si rinuncerebbe affatto all’attività educativa e dissuasiva che, anzi, diverrebbe in tal modo molto più efficace.   

Piero Cecchinato

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