Andrea Cinalli
Serialità ignorata
5 Giugno Giu 2015 1157 05 giugno 2015

"Aquarius", sulle tracce di Charles Manson

Delitti, musica, figli dei fiori e anni '60: con una strizzata d'occhio alla Storia, la Nbc inaugura la sua estate di sangue

Sono davvero poche le serie che catalizzano l'attenzione sin dal concept. Le comedy imperniate su gruppetti di amici stipati in fatiscenti appartamenti newyorkesi o losangelini attirano per caratterizzazione e dinamiche di gruppo. I cop drama irretiscono solo se il detective a capo della serie sia figlio di una meticolosa esplorazione attanziale e se i casi della settimana, pur ricalcando uno schema rigido, si discostino l'uno dall'altro per un paio di elementi che assumono talvolta le sembianze di una danarosa party-girl, talvolta quelle della madre esasperata alla ricerca del figlio, così da far breccia nel cuore del pubblico cingente la tavolata con gli spaghetti che pencolano ai lati della bocca e lo sguardo appuntato sulla tv che trasmette il tg.

A catturare davvero l'attenzione sono quei romanzi tv che offrono inspiegabili misteri e personaggi dalle personalità stridenti. La NBC, che ha imparato la lezione con "Hannibal", adattamento tv della saga letteraria di Thomas Harris, dove il killer cannibale si contrappone al profiler dell'Fbi, con cui si innesca pure una bromance sempre più prossima alla liason, allora rinverdisce il filone del killer drama con un thriller che mescola storia e fiction, "Aquarius".

Protagonista è Charles Manson, l'omicida seriale che ha seminato terrore nell'America degli anni '60. Col visetto ruvido di barba di Gethin Anthony, bighellona a bordo di una Ford per una Los Angeles incupita. Direziona uno sguardo languido là, fa gli occhi dolci alla tipa coi boccioli in fiore che abbassa gli occhi avvampata per l'imbarazzo. Con indice e medio giunti fa cenno alla tizia che irrompe nel locale brulicante di lazzi e goliardate di unirsi alla sua cricca e - perché no - allietarlo con un massaggio alle parti intime, incurante dello sgomento che soverchia a poco a poco la letizia generale. Manson - proprio come il killer reale, recluso in un carcere di massima sicurezza - anestetizza le menti con convinzioni che poggiano sulla fiducia e l'attrazione nei suoi riguardi. Queste stanno al gioco, dimentiche dei famigliari che l'hanno martoriate di ammonimenti, e la fede sfuma nella cieca obbedienza, al punto da perpetrare crimini efferati.

A dargli filo da torcere, al killer, è Hodiak (David Duchovny), uno di quei poliziotti scombiccherati che paiono prendere vita dalle pagine di Raymond Chandler. Uno di quelli con l'espressione perennemente sprezzante e il labbro piegato all'ingiù che trattiene il sigaro fumigante, come a comunicare la più totale, ferrea indifferenza al mondo pulsante di vita, salvo poi riscuotersi non appena il capo - la bocca ridotta a un iroso affastellarsi di linee spezzate - fa capolino nello stanzone popolato di squilli e borbottii gridando l'urgenza di catapultarsi su una nuova scena del crimine che insudicia il tessuto urbano.

"Aquarius" è una serie che funziona. Tutte le parti assemblate lavorano in armonia, benché la cucitura non sia frutto di un lavoro sgorgante dal cuore e dalla passione immediata di un autore che vegli su ogni fronte tecnico, una volta deposta la penna. L'autore è John McNamara, uno che - benché abbia inanellato flop e mezzi successi con seriucole falcidiate dopo un paio di stagioni - si è arrampicato fino a guadagnare la cima del comando creativo, ma ad affiancarlo nella post-produzione è il produttore esecutivo Jonas Pate. Insieme, sorseggiando liquori col capoccia della NBC, in un anonimo ristorante cittadino dove accordi e strategie fossero al riparo dai giornalisti di spettacolo, hanno chiarito la scelta di una doppia confezione: una per la tv pubblica - epurata da parolacce (che non sono indigeste solo a Mamma Rai) e scene di nudo - e una per gli incalliti serial addicted, che, aggirando proibizioni paterne - i più giovani - o affamati di arzigolii cine-letterari che non si asserviscano al comune spirito civile che ci vuole tutti zelanti e imperturbati uomini-qualunque, avranno la possibilità di pasteggiare direttamente sul web, su cui la versione peccaminosa è stata rilasciata con tutti i 13 episodi della prima stagione.

Parlare di secondo ciclo è ancora prematuro. Un po' come intavolare discussioni sul futuro del poppante mentre, ingabbiato nel seggiolone, ti scaglia un sorriso birbonesco prodromo di un attacco di fame. Anche perché - nonostante l'esplorazione dei personaggi sia lapalissana (e lo si evince dai dialoghi che mai una volta, nel corso dei quaranta minuti episodici, deragliano dallo stile caratteriale delineato) - i ritmi talvolta si fanno sonnacchiosi, e non è difficile prefigurarsi il giovincello sulle soglie della pubertà, con la lingua penzoloni, che, soddisfatta la voglia di poppe ondeggianti, metta in pausa e balzi su una replica di "Breaking Bad". L'andatura con cui i volti principi procedono al cospetto l'uno dell'altro, scrutandosi vicendevolmente, studiando reciproci difetti e pregi, è poi funestata dai gergali 'freak-of-the-week', i killer settimanali che ingarbugliano la vita del poliziotto protagonista, conferendo al prodotto il marchio di serie-serializzata. Un po' come le ciance politiche sull'Italia a due velocità: da un lato si vorrebbe propendere per i ritmi sincopati da grande thriller cable, dall'altro si tentenna per non turbare le abitudini del gregge pubblico, pure quello pasciuto con gialli episodici. La speranza è che i vertici NBC, prima di definirne le sorti future, si rasserenino con un bagno refrigerante, da cui pescare nuove idee, nell'anima di "Aquarius". 

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