Andrea Cinalli
Serialità ignorata
12 Giugno Giu 2015 1116 12 giugno 2015

"Sense8", estranei in contatto telepatico

Otto sconosciuti sparsi per il mondo. Ognuno ingabbiato nella propria esistenza. Fatta di regole, paletti, vincoli. Divellere molti dei quali significa contrapporsi ai cari, magari alla fidanzata che col solito carico di premure, all'imbrunire, quando impallidiscono le fatiche della giornata per lasciare il posto a pensieri ludico-peccaminosi, ti accoglie in casa con la tavola costellata di prelibatezze. Oppure può comportare l'emersione di nuove sfide professionali, dimostrarsi all'altezza delle quali richiede uno spirito pugnace che, segregato nell'inconscio, deve essere portato alla luce. Per vestirne sguardo e atteggiamenti.

Storie di vita. Tutte diverse. Tutte che prendono corpo in varie parti del Paese (Stati Uniti) e del Mondo, in "Sense8", la nuova produzione fantascientifica griffata Netflix.

Cosa le unisce? Qual è il fil rouge che lega storie così dissimili? Una connessione flebile, di primo acchito, e 'manco a dirlo sibillina e grottesca, è incuneata già nel pilota per lievitare, con sfumature policromatiche, con lo sbrogliarsi della matassa: queste persone, nei momenti di difficoltà, riescono a contattarsi telepaticamente, alle volte si proiettano pure dall'altra parte del continente, a offrire quel supporto che può essere accordato solo in carne e ossa; e nessuna di loro si conosce. C'è chi si infila le mani fra i capelli e già scorre l'elenco telefonico, intenzionato a prenotare un letto in un istituto psichiatrico; chi, invece, ancora sotto l'influsso dei bagordi, gustati dall'altra parte del mondo, liquida la faccenda come un sogno. Un bellissimo, galvanizzante viaggio mentale per cui non preoccuparsi più di tanto.

La paura si affaccia solo quando un tizio barbuto, uno che nessun altro sembra vedere, li mette in guardia circa una minaccia incombente, alla quale - se non si è adeguatamente preparati - si rischia di soccombere. I protagonisti - gli otto del titolo - temperano la questione con un risolino. A visione dissipata, scrollano la testa masticando l'appellativo - possibilmente dinanzi a una superficie riflettente che restituisca loro le facce scavate - di pazzi. Perché non è possibile che una persona si offra solo al loro sguardo. Non è possibile che ne percepiscano tocco e odori e, dopo l'attimo destabilizzante di una porta che gracchia o una persona che sopraggiunge, questa si volatilizzi.

Quanto c'è di strano viene illuminato a poco a poco. Col susseguirsi degli episodi. Con l'avvicendarsi di sequenze allacciate da leitmotiv e sfondi musicali dal sapore internazionale che ridestano pure le memorie delle hit passate (il riferimento è a "What's Up" delle 4 Non Blondies, nel quarto episodio). Perché non c'è fretta di saltare alla risoluzione del mistero, all'attribuzione di un'identità denudata dell'alone mistico avviluppante il tizio irsuto. Non c'è fretta di vedere gli otto protagonisti finalmente faccia a faccia, a coronamento delle fatiche di un viaggio. Meglio sbocconcellarne le interazioni, che proprio in virtù dell'estraneità, hanno il gusto pieno della spontaneità, senza che insorgano vincoli sociali, script comportamentali che impongano un saluto o un certo atteggiamento.

Gli autori - J. Michael Straczynski e i fratelli Wachowski - ne hanno abbozzato cinque stagioni. Cinque annate che scandaglino il mistero gravandolo di prospettive e possibilità, che magari confutino le ipotesi che già fioccano nei telespettatori con la prima manciata di episodi. Un progetto, scrupolosamente stilato, che rende manifesta la cura maniacale e il desiderio di erigere una costruzione narrativa che si affranchi dal filone mystery incardinato su un omicidio o un delitto irrisolto, per il quale la soluzione, traghettata dal deus ex machina di turno, può palesarsi in qualunque momento, non appena i burberi dirigenti - amareggiati per i dati d'ascolto - intimano di calare il sipario.

Straczynski, amico da tempo immemore dei Wachowski, racconta su Hitfix.com come si siano conosciuti ai tempi di "Matrix" (di cui i fratelli sono registi e ideatori) e come fra loro - cementandosi il legame - si sia stagliata, grande e baluginante, irradiata da rosee prospettive, la voglia di impastare e infornare - quel forno tecnologico e sofisticato, oggi tanto corteggiato da romanzieri, scrittori e sceneggiatori che è la tv - un prodotto scritto e diretto a sei mani, e come l'idea - una costruzione sci-fi che visitasse le tematiche di maggior rilievo nel dibattito pubblico, ossia la sessualità, i diritti umani e civili con l'aggancio di un rapporto telepatico - sia sbocciata in un weekend, penna in mano e fiumi impetuosi di idee che rompono gli argini di una creatività stritolata dalla routine.

Il risultato con grande sorpresa del trio che, supportato da esperienze pregresse è ben conscio delle difficoltà di far combaciare i più disparati materiali narrativi, specie se addotti da storyteller così diversi per inventiva e talento, si è rivelato sense-sazionale.

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