Luca Barni
Banchiere di provincia
13 Giugno Giu 2015 0810 13 giugno 2015

Fiducia chiama fiducia, se ognuno fa la sua parte

 Ho chiuso il 2014 parlando di fiducia, della necessità di avere e concedere fiducia in una vera ottica di sistema. Ho continuato a professare fiducia nel primo scorcio del 2015, quando agli annunci degli ottimisti rispondevano, a mo’ di controcanto, le smentite di chi inclinava al pessimismo. Va detto che, dati alla mano, non si potevano certo intonare osanna, perché gli indicatori non mostravano una svolta decisa rispetto alla storia recente, quella degli ultimi anni. Leggo in questi primi giorni di giugno che l'indicatore dei consumi Confcommercio (Icc) ha registrato ad aprile 2015 una crescita pari a +0,5% (il massimo da due anni in qua) rispetto a marzo e un incremento dello 0,8% tendenziale. Leggo anche la CFO Survey condotta da Deloitte relativa al primo semestre 2015: il 54% degli oltre 300 direttori finanziari delle maggiori aziende italiane si attendono una crescita di investimenti e consumi nel corso dell’anno; Il 29% si dice più ottimista riguardo alle prospettive della propria azienda e il 34% -udite, udite- ritiene meno difficile l’accesso al credito. Leggo, infine, il rapporto di stabilità redatto da Banca d’Italia. Secondo il documento di via Nazionale nel 2014 la redditività operativa delle imprese è ulteriormente diminuita, come attesta la riduzione dell’1% del margine operativo lordo (MOL) rispetto al 2013. Ma, “pur in presenza di andamenti ancora altalenanti della produzione industriale e degli ordini, le indagini più recenti rilevano un miglioramento delle prospettive di crescita del fatturato e degli investimenti; il recupero sarebbe più ampio per le imprese di maggiore dimensione e per quelle esportatrici”. Se tre indizi fanno una prova, questa è una prova di quel valore, spesso difficilmente quantificabile, che è proprio la fiducia. Certo, sono consapevole che non si tratti di un’inversione a 180 gradi, ma la lancetta del barometro si sta spostando rispetto alle aree occupate negli anni più bui. Anche perché è chiaro a tutti che l’inizio di un cambio di rotta presuppone che il Paese continui sulla strada del rigore e delle riforme strutturali, prime fra tutte, tornando agli auspici dei CFO di cui sopra, lotta all’evasione fiscale, ai costi della pubblica amministrazione e riduzione delle imposte dirette sui redditi di lavoro di impresa.  Senza arrogarsi meriti per una situazione ancora tutta da decifrare, mi sento di poter dire che, per quello che è di competenza di una piccola banca locale come quella che dirigo, la BCC ha fatto la sua parte. Se, infatti, il sistema bancario ha chiuso il 2014 con un -4% negli impieghi, noi abbiamo archiviato l’anno scorso con un +1%. E questo dopo che negli anni della crisi, dal 2009 al 2013, abbiamo aumentato gli impieghi del 5%. Insomma, fatte le debite proporzioni, abbiamo sostenuto più delle banche grandi l’economia reale che perdeva colpi. Concedetemi allora un po’ di soddisfazione per le prospettive economiche che migliorano. La fiducia che ho dato e ricevuto ogni giorno nel lavoro che faccio qualche frutto sta cominciando a darlo. Alla luce dei primi segnali positivi, la via scelta sembra essere quella giusta. Adesso mi auguro di avere più compagni di viaggio, ognuno impegnato a fare la sua parte. Per sé e per gli altri. 

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