Simone Migliorato
Coloro che si gettano nel fuoco
22 Giugno Giu 2015 1601 22 giugno 2015

Quando incontri uno famoso

Ero a Final Borgo, e in una bellissima serata di fine primavera, mentre ero al ristorante ho visto Giacomo di Aldo, Giovanni e Giacomo e mentre mangiavo le cozze, uno, mentre Giacomo usciva dal ristorante gli ha detto: “Grazie di tutto!”.  

Quest’uno, che era un ragazzo normale, gli ha detto questa frase con grazia, senza essere isterico o troppo espansivo, era un grazie che gli veniva dal cuore, come se avesse incontrato uno che aveva fatto qualcosa di veramente importante per la sua vita (tra l’altro, non gli ha chiesto neanche un autografo, o una foto col telefonino).

Mi è sembrata una cosa bella, direi. A me Aldo, Giovanni e Giacomo non hanno mai fatto mai ridere, non solo ora che non capisco la loro presenza nella pubblicità Wind, ma anche all’apice della loro carriera non mi facevano ridere e mi sentivo un po’ a disagio quando i miei compagni di classe sapevano a memoria le battute dei loro spettacoli o di Tre uomini e una gamba. Detto questo, non ho niente contro Giacomo, ovviamente, e quella scena che ho visto mi ha ricordato un pezzo del libro di Carlo Verdone La casa sotto i portici in cui l'attore racconta di essere stato costretto da un tizio a rifare al telefonino (per un amico) un pezzo di Bianco, Rosso e Verdone mentre erano in mezzo la strada, fermi con la moto al semaforo verde, con tutti che gli smadonnavo dietro e finito lo sketch poi quello gli ha urlato: “A Carle’! Grazie pe’ avemme dato er soriso a ‘n’adolescenza de merda!”.

Ho pensato questa cosa e ho pensato che io ho sempre pudore quando incontro uno famoso perché penso che per lui deve essere stressante essere sempre riconosciuto. Mi ricordo sempre quando Totti disse che il suo più grande dispiacere era quello di non poter andare in giro al centro di Roma e allora difficilmente mi viene in mente di infastidire un personaggio famoso. Immagino che un indignados direbbe: “Ma quello co’ tutti i sordi che pijja se lamenta pure!”, ma io gli indignados non li sopporto e scriverei un libro contro l’indignazione. E poi ho pensato: a chi direi io “grazie di tutto” nel modo in cui quello l’ha detto a Giacomo di Aldo, Giovanni e Giacomo?

Ho pensato che forse lo direi a Totti per l’appunto, a De Rossi, a Renato Zero, ma pensandoci ancora meglio non gli avrei mai detto “grazie di tutto”, mi limiterei ad una foto, ad un autografo, ma "grazie di tutto" in quel modo non avrei da dirlo a nessuno.

Comunque ricordandomi meglio non ho foto con nessun personaggio famoso, e di autografo avevo solo quello di Marco Delvecchio, Damiano Tommassi ed Eusebio Di Francesco fatto in un ristorante a Trastevere quando ero bambino (il calcio e la Roma sono un’ossessione? Si, se si ignora quanto il calcio sia fondamentale per un ragazzo nato e cresciuto nella noia della periferia, e di quanto buchi ha riempito il calcio anche nelle mie giornate da adulto). E’ una scena che ricordo con affetto per un motivo: ero al tavolo con i miei, i giocatori si sedettero qualche tavolo più in là ed i miei mi convinsero ad andare dai tre per farmi fare l’autografo anche se mi vergognavo. Mi avvicinai timidamente ma Tommassi e Di Francesco non erano molto contenti di interrompere la loro cena (non li biasimai nemmeno all’epoca: capisco che uno ha anche voglia di mangiare tranquillo, nonostante sia una pippa allucinante che per intercessione divina gioca in serie A) ma Delvecchio mi dissi di avvicinarmi, mi fece una carezza e firmò l’autografo e lo fece firmare anche agli altri due.

Ecco, se lo vedessi ora, io gli direi a Delvecchio: “Grazie di tutto!” (Insomma, “grazie di questo ricordo!” anche se l'autografo l’ho perso).

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