Silvia Novelli
Nei panni di una rossa
23 Giugno Giu 2015 1435 23 giugno 2015

L’intestino felice: il libro che abbatte l’ultimo tabù

C’è in questo momento storico qualcosa di più trasversale delle intolleranze alimentari? Sono rimasti in pochi i duri e puri che non siano passati dai famigerati test di intolleranza, e una volta che si fanno i test – sappiatelo – si è condannati: a qualcosa saremo sicuramente intolleranti. L’importante è individuare il quid: trovare quell’alimento, quell’ingrediente, quella molecola su cui scaricare ogni colpa dei nostri disagi fisico-esistenziali.

Il lattosio? Il glutine? Il nichel?

A ognuno la sua e una per tutti.

Quello che ingeriamo è oggetto di attenzioni sempre più ossessive, mentre una parte fondamentale del processo tende a essere elegantemente rimossa: ovvero tutto quanto è successivo all’ingestione. Sto parlando del fantastico mondo dell’escrezione.

A rompere il tabù ci ha pensato Giulia Enders, scienziata e autrice tedesca che nel 2014 ha venduto oltre un milione di copie nella sola Germania del suo libro “L’intestino felice. I segreti dell’organo meno conosciuto del nostro corpo”.

Il libro è stato pubblicato in 30 Paesi, in Italia è uscito recentemente per Sonzogno.


"L'intestino felice" di Giulia Enders

Quello che colpisce in primis è che la Enders - la cui foto sul retro di copertina mostra un volto vispo e sprizzante salute da candidata ad uno spot Activia - è DAVVERO giovane: ha appena 25 anni. E’ laureata in medicina e attualmente sta frequentando un dottorato di ricerca presso l’Istituto di Microbiologia e Igiene Ospedaliera a Francoforte. La Enders si dichiara da sempre affascinata dal magico mondo dell’intestino, tanto che nel 2012 – aveva 22 anni - ha partecipato a una conferenza dal nome eloquente (“Il fascino dell’intestino”), che è diventata virale su You Tube e le ha fatto vincere alcuni premi. Da lì è nato il libro, in cui ha pensato bene di coinvolgere la sorella Jill, illustratrice. 

Adesso la Enders è una star mediatica - e ne ha tutte le ragioni. Il suo piglio è decisamente più da scrittrice che da scienziata: le informazioni – tante e approfondite – sono divulgate con vena narrativa accattivante.

Si parte dal principio, ovvero dalle differenze che intercorrono tra i bambini nati con parto naturale e quelli che nascono col cesareo. Si parla dell’importanza dell’esposizione ai microbi nei primi mesi di vita, per formare quello che sarà il microbiota intestinale: ovvero quei due chili di batteri intestinali che da adulti costituiranno la base del nostro patrimonio immunitario. 

Si prosegue con il funzionamento del nostro apparato digerente e dell’apparato escretore, in pieno mood da “esploriamo il corpo umano”. Ricordate  – generazione degli anni ’80 –  “siamo-fatti-così-siamo-proprio-fatti-così” e tutti quei simpatici globuletti rossi, piastrine e microbi vari? Ecco.   

Si parla di intolleranze alimentari e allergie, di celiachia e di sensibilità al glutine (finalmente qualcuno che spiega chiaramente la differenza), di intolleranza al lattosio e (udite udite) al fruttosio. Di reflusso acido.

La Enders non trascura di illuminare sui misteri del meccanismo del vomito, della stitichezza e sulle differenze funzionali tra i diversi lassativi.  

Il collegamento fra intestino e cervello è delicatissimo, si sa: forse è meno noto che l’intestino irritato possa causare anche depressione.

Il libro spiega dettagliatamente come il nostro microbiota e la sua composizione – i sopraccitati due kg di microbi che abitano nella nostra pancia - influiscano sul metabolismo, quindi di come i batteri contribuiscano anche a farci ingrassare, o ad aumentare il colesterolo (da qui forse si intuisce il perché dell’Actimel).

Troviamo spiegazioni sulle salmonelle,  l’helicobcter, il toxoplasma (che pare provochi istinti autolesionisti).

Non manca un approfondimento sul ruolo della pulizia e sui rischi degli antibiotici, passando per il magico mondo di probiotici e prebiotici - che no, non sono affatto la stessa cosa.

Una lettura oltremodo illuminante. D’altronde, l’introduzione esordisce in maniera inequivocabile: “L’intestino è un organo pieno di sensibilità, responsabilità e volontà di rendersi utile. Se lo trattiamo bene, lui ci ringrazia”.

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