Simone Migliorato
Coloro che si gettano nel fuoco
30 Giugno Giu 2015 1508 30 giugno 2015

L'ossessione amorosa per un gene che sta scomparendo.

Una volta mi sono innamorato di una ragazza dai capelli rossi. Ovviamente non starò qui a raccontare di quell’innamoramento, e nemmeno dell’innamoramento in generale, perché su queste pagine a nessuno interessa dei miei traumi relazionali e soprattutto perché intorno ai trent’anni ho cominciato a sviluppare un riserbo quasi sabaudo verso quella landa desolata che è il fallimento.

Volevo parlare invece di quell’accadimento strano che succede quando ti innamori, cioè vedere l’oggetto del tuo amore ovunque. Ma anche qui non mi dilungherò troppo, perché questa cosa capita a tutti probabilmente dall’alba dei tempi (penso che funzioni per tutti così: girare per strada e pensare che qualunque essere animato abbia le sue sembianze, soprattutto quella ragazza lì a 350 metri dall’altra parte della strada, avvicinarti con il cuore in gola e l’ansia che ti spezza le gambe  e poi scoprire invece che non è lei e che manco ci assomigliava per niente) e sicuramente molti artisti hanno già raccontato meglio di me questo processo ossessivo.

Detto questo, quando ero innamorato di questa ragazza dai capelli rossi scoprì con mio sommo sbigottimento che a causa del surriscaldamento globale stavano scomparendo dalla faccia della terra le persone dai capelli rossi, e che quindi anche intorno a noi ce n’erano sempre di meno. Nello stesso periodo qui a Milano facevano anche una mostra fotografica chiamata The Beautiful Gene in cui c’erano 47 ritratti di persone dai capelli rossi, frutto di una ricerca fatta in giro per l’Europa, proprio per testimoniare l’allarme per questo gene che si stava perdendo. Il progetto era partito dal fatto che per un certo periodo la banca del seme più grande del mondo sospese di accettare donatori dai capelli rossi, e la motivazione la si legge nella presentazione della mostra sul sito del Museo della Scienza:

Le donne single, la categoria che sempre più si rivolge alla banca del seme, tendono a scegliere un donatore basandosi sulla ricerca del “principe azzurro”: un uomo perfetto, affascinante e sano, che abbia studiato nelle scuole migliori. I capelli rossi raramente rientrano negli ideali personali di chi si affida alle banche del seme”.

Adesso che leggo questa cosa (mesi fa non l’avevo letta) provo solo una tristezza infinita: sia perché stiamo scivolando verso l’eugenetica (ma non apro questo argomento perché non ho le competenze ma magari vorrò suicidarmi dopo aver riletto Le particelle elementari o Il mondo nuovo) sia perché gli esseri umani non sanno apprezzare la bellezza.

Ma dicevo all’epoca non avevo letto la presentazione della mostra e neanche andai a vederla, perché il mio turbamento non poteva sopportare di pagare per vedere 47 volte il colore della mia ossessione. Ossessione che mi tormentava appunto per strada, dove riuscivo a scorgere come un radar ragazze dai capelli rossi ovunque, come non ne avevo mai notate, tanto che a un certo punto mi chiesi se era vero che i rossi stavano scomparendo come dicevano, o se tutte le ragazze rosse si erano concentrate nel quadrante sud – est di Milano per un progetto di salvaguardia di un gene fondamentale della bellezza europea di cui io ero all’oscuro (il rosso, in fin dei conti, è il colore del dio Marte).

Oggi, con somma felicità, sono venuto a conoscenza che nel mondo si organizzano da anni, e si organizzano sempre di più, dei festival per rivendicare l’orgoglio di essere rossi. Io non sopporto i pride e inorridisco all’idea che dopo aver visto tutti diventare arcobaleno (per poi scoprire che era uno studio pubblicitario di Facebook, ma è l’eguaglianza capitalista bellezza!) possa trovarmi foto di profili di gente tutta con i capelli rossi, ma insomma, ora sono contento di pensare che non ero solo nel mondo a coltivare questa ossessione (io, insieme ai 244 mila che sono iscritti alla pagina RedHeads su Facebook).

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