Simone Paoli
Actarus
30 Giugno Giu 2015 2100 30 giugno 2015

Su Greferendum, Europa ed Euro

In questi giorni, ma più consono è dire in queste ore, sulla questione Greca sono corsi fiumi di inchiostro. In particolare dal momento in cui Tsipras ha indetto il referendum per lasciare decidere al popolo Greco se accettare o meno la proposta delle istituzioni Europee (?) si è scatenato l’inferno. Di tutte le posizioni cito i pezzi di due economisti, o se preferite professori di economia, Riccardo Puglisi e Fausto Panunzi, su posizioni abbastanza distinte ma convergenti nella critica all’uso del referendum

http://www.linkiesta.it/perche-non-siamo-dalla-parte-dei-greci-puglisi-0

http://www.lavoce.info/archives/35890/atene-dove-fallisce-la-politica-eu...

Cito loro perché, di tutto il dibattito sviluppatosi, un punto mi ha particolarmente colpito. E si può sintetizzare nelle frasi della Merkel “Se fallisce l’Euro, fallisce l’Europa” e nel tweet del nostro Presidente del Consiglio Renzi https://twitter.com/matteorenzi/status/615526711787171840

Abbiamo cioè ridotto non solo la questione Greca, ma anche quella Europa, ad un mero dibattito di economia e/o di moneta unica. Sotto questo aspetto il referendum di Tsipras ha solo toccato un nervo scoperto, e scatenato la reazione degli schieramenti Euro/noEuro.

Invece il punto, senza tirare in ballo Pericle, Agamennone, Giulio Cesare, Ostrogoti e Visigoti, che dopo 2000 anni c’entrano come i cavoli a merenda, dovrebbe essere tutt’altro, e riguardare la governance dell’Europa e il suo progetto complessivo.

Non me la prendo in questo contesto con la sola Germania, perché se diventi leader è perché gli altri ti lasciano diventare tale. Ma l’Europa quando ha deviato dal suo progetto originale? Quando ha perso di vista la sua mission originaria, di garantire pace e sviluppo ad un continente diviso e ferito da guerre continue?

Personalmente vedo due momenti. Il primo quando l’allargamento è diventato eccessivo. Troppi paesi, troppo in fretta, senza creare un sistema equilibrato decisionale. Questo ha necessariamente portato a continui compromessi al ribasso e a burocratizzare oltre ogni ragionevole modo i processi, finendo per erigere la tecnocrazia a vera regina. Il secondo con la caduta del muro e il Trattato di Maastricht, e l’Euro così concepito e non per tutta Europa. Per entrare nella moneta unica abbiamo assistito a conti truccati, a vincoli insostenibili, a paesi in competizione tra loro invece che a far fronte comune. Il colosso Tedesco è stato più bravo degli altri ed ora è in posizione di forza, ma essere forte per la debolezza degli altri non è vera forza.

Oggi ha poco senso cercare di chi sono le colpe, lo faranno gli storici semmai. Mi interessa di più capire cosa succederà dopo il crollo della Grecia. Quale sarà il futuro del progetto Europa. Euro o non Euro. Perché sono due questioni diverse, piaccia o meno alla Merkel. La moneta deve essere un mezzo, non un fine.

Fuori ci aspettano, solo per restare all’Economia, paesi come Cina, USA, India ed altre nazioni da centinaia di milioni di persone con cui competere. Vogliamo farlo come singoli stati? Auguri a tutti.

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