Andrea Cinalli
Serialità ignorata
2 Luglio Lug 2015 1213 02 luglio 2015

Come si realizza una webserie partendo da zero

Tutti i segreti per la realizzazione di un webserial snocciolati da due giovani registi vastesi

Un gruzzoletto di denaro, una videocamera, una connessione a Internet e la voglia di raccontare una storia. Il web negli ultimi anni ci ha insegnato che chiunque, pregiandosi di pochi strumenti, è capace di realizzare un prodotto di tutto rispetto, catalizzando anche una discreta attenzione da parte di pubblico e critica. Emblematico il caso “Freaks”, che ho sviscerato proprio in questo blog anni fa: 2000 euro e vagonate di idee possono davvero fare la fortuna di una cricca di ragazzi intraprendenti alle soglie della vita adulta, animati dal desiderio di esprimersi e raccontare il proprio mondo. Hanno da poco tentato l’impresa anche due giovani registi abruzzesi – Alessandro Sisti e Pierluigi Patella – che, dopo aver messo in piedi una piccola casa di produzione indipendente, la Moustache Production, forti di esperienze nel campo della comunicazione (Patella è uno youtuber con un buon seguito, ed entrambi hanno lavorato per Radio Delta Uno), hanno ideato “Sendai”, webserie di genere mystery/sci-fi che si incentra sul suicidio simultaneo di tre ragazzi e sulle conseguenze che ne scaturiscono. Avendo collaborato esternamente alla stesura degli script, confrontandomi coi due, ho avuto modo di apprendere che non tutto è così semplice, come di primo acchito sembrerebbe. Ma per traghettarvi nel mondo della webserialità ho deciso di dare la parola a loro, più esperti sul fronte tecnico-realizzativo.  

Da dove si parte per la realizzazione di una webserie? Parlateci un po’ della vostra esperienza.

‘Sendai’ ha avuto un lunghissimo travaglio, iniziato nel 2012 con il soggetto originale titolato “Second Life”.  La trattazione del racconto si è irrobustita negli anni, cambiando nome in “Timeout” ed infine nel titolo odierno, riferimento alla nota cittadina giapponese. I personaggi e le ambientazioni, oltre a numerosi dialoghi, si sono trasformati nel corso dei riadattamenti, intessendo un intreccio che prende il via da una tematica poco affrontata nella serialità contemporanea e addirittura assente in quella italiana. Poter contare su di una troupe consolidatasi precedentemente (i due hanno realizzato il cortometraggio “Novantagradi” trasmesso anche su Iris Mediaset, oltre ad alcuni videoclip musicali, ndc) è sicuramente di grande aiuto, permettendo così di ridurre il carico produttivo: avere a disposizione attrezzature e tecnici professionali comporta il non dover sacrificare la qualità del prodotto, pur in un ambito produttivo in cui, come sempre, il budget è quasi inesistente.

Con quali risorse economiche avete messo in piedi il progetto?

‘Sendai’ è un’opera indipendente e come tale nasce in un contesto produttivo low-budget simile a tante altre produzioni. Il sostegno economico non è necessariamente sintomo di innalzamento qualitativo; tuttavia lavorare con un budget tendente a zero, come nel nostro caso, comporta numerosi compromessi inevitabili, oltreché il combattimento perenne con tempistiche fuori controllo, riadattamenti narrativi in base alle location disponibili, eliminazione di alcune scenografie. La lavorazione ha risentito sicuramente della mancanza di finanziamenti, rallentandosi notevolmente, pur riuscendo nell’(ardua) impresa di non oltrepassare il limite temporale autoimpostoci.

Come vi siete formati il vostro team di lavoro?

La troupe prende corpo nel maggio dello scorso anno quando la neonata Moustache realizza la prima opera autoprodotta. La fase di casting, oltre al positivissimo passaparola pre-produttivo, ha permesso una veloce composizione del reparto tecnico, che è fondamentale per poter avviare in breve tempo la produzione e non incorrere in ritardi che potrebbero, altrimenti, compromettere l’intero lavoro. Alcuni tecnici hanno ricoperto nuovamente il loro ruolo, altri hanno fatto per la prima volta il loro ingresso nella produzione, tutti accomunati da un’incredibile voglia di fare, unico, vero motore di “Sendai”.

Quanto tempo hanno assorbito rispettivamente pre-produzione, produzione e post-produzione?

Il soggetto di serie è stato revisionato nei mesi estivi, permettendo a Sendai di entrare nella fase pre-produttiva lo scorso autunno. La pre-produzione è durata sei mesi, tempo necessario per la ricerca del cast, raccordare le agende dei vari tecnici (impegnati ognuno nelle rispettive professioni), richiedere le autorizzazioni per alcune location e raccogliere il materiale necessario al reparto scenografico. La produzione si è snodata lungo un arco temporale abbastanza ampio, circa due mesi e mezzo, causata dall’ esigenza di fronteggiare numerosi ritardi. La pre-produzione è attualmente in corso e terminerà a fine luglio quando, le tre puntate che compongono il primo ciclo seriale di “Sendai”, vedranno la luce sulla piattaforma YouTube.

Quali le difficoltà sorte lungo il cammino? Come avete posto rimedio?

La natura indipendente del progetto, la pressione produttiva dovuta alle imminenze festivaliere, la necessità di concordare (cosa spesso impossibile) le agende dei protagonisti e dei tecnici della troupe e le avverse condizioni metereologiche primaverili hanno imposto numerosi cambi di programmi, resisi necessari per impedire ulteriori rinvii. Il numero di take elevato di alcune scene ha causato, come logico, lo slittamento di diversi piani di produzione e il loro repentino annullamento, provocando una catena di ritardi e procrastinazioni che, fortunatamente, non ha impedito la realizzazione dell’opera.

Ambizioni per il futuro? Sognate di proseguire per questa strada?

Il futuro è un’astrazione in cui la Moustache cerca di non affondare. Abbiamo fondato questa piccola casa di produzione indipendente con lo scopo di rivitalizzare il panorama audiovisivo abruzzese, agendo nel locale e permettendo l’aggregazione di apparati tecnici dislocati sul territorio. Nel futuro ci piacerebbe espanderci, continuare a narrare storie, di breve ed ampio respiro, abbracciando altre regioni dello stivale, portando a collaborazioni con società indipendenti affini alla nostra. E ci piacerebbe poter terminare il ciclo di puntate di Sendai, la cui seconda parte necessita di maggior sostegno economico.

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