Fabio Brinchi Giusti
Parlare con i limoni
4 Luglio Lug 2015 1455 04 luglio 2015

Di cosa parla veramente un libro “gender”?

Il nuovo sindaco di Venezia ha deciso, come primo atto, che alcuni libri non possano entrare nelle scuole. Non si deve insegnare il “gender” ai bambini. Il nuovo sindaco di Venezia non è un caso isolato. Da mesi circolano su Internet e ai presidi queste liste di libri pericolosi, introdotti subdolamente nelle scuole per indottrinare i bambini, distruggere la famiglia, cancellare il concetto di maschio e femmina e tutte le altre amenità che in genere vengono collegate a questa fantomatica “ideologia del gender”.


Libri "gender" in vendita presso la libreria "Anacleto" a Cisterna di Latina

Ma di cosa parlano veramente questi libri proibiti? Io ho avuto modo di leggerli e sfogliarli alcuni. Ho sfogliato “Piccolo blu e piccolo giallo”, la favola di due colori fanno amicizia e si fondono fino a creare un nuovo colore. Ho letto “Beniamino”, un pinguino rosa che si sente diverso dagli altri e parte per l’Africa ma alla fine capisce che il suo posto è a casa. Una riedizione moderna del “Brutto anatroccolo” di Andersen, classico dell’infanzia. Ho letto “Tante famiglie, tutte speciali” dove si raccontano i vari tipi di famiglie nel mondo: chi nasce naturalmente, chi è adottato, chi viene da un’altra cultura, chi ha tanti fratelli, chi è figlio unico, chi ha i genitori separati e chi vive con i nonni. O “Papà bis”, storia di un bambino che impara a convivere con il nuovo compagno della madre. “Storia incredibile di due principesse” due ragazze diversissime fra loro che diventano amiche. “Buongiorno postino” dove uno strano postino porta scatole con i cuccioli in giro per il mondo ma a volte si sbaglia e consegna il cucciolo “sbagliato” a genitori che comunque decidono di accettarlo e di crescerlo. Ne “Il pianeta stravagante” un gruppo di marziani studia gli abitanti della Terra cercando di scoprire le differenze sociali fra maschi e femmine ma poi concludono che in realtà queste differenze non ci sono. Nella lista ci sono anche favole come “Caccia dell’Orso” dove un gruppo di bambini va alla ricerca di un orso e “Sono io il più bello”, un lupo vanitoso che però paga il prezzo della sua vanità.

Questi sono i libri “gender” che spaventano il sindaco di Venezia e quelli come lui. Favole qualsiasi con le loro morali, neanche troppo diverse dai classici. Al massimo hanno affiancato fati ed elfi alla realtà di tutti i giorni, quella con cui i bambini convivono già e che dovrebbero imparare a guardare anche gli adulti. I bambini adottati, i bambini che vengono da altre culture, i figli dei separati e dei divorziati esistono ed esistono da molto tempo. Altri libri sono semplici favolette, utili giusto per andare a dormire. In nessuno di quei testi, poi, si parla di gender, coppie gay, sesso, fecondazione eterologa, uteri in affitto. Non si capisce proprio cosa dovrebbe turbare i bambini, perché andrebbero proibiti. Forse turbano adulti maliziosi, talmente scavati dai propri pregiudizi da vedere mostri ovunque, anche dove non ci sono. 

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