Dario Russo
Babele
6 Luglio Lug 2015 0015 05 luglio 2015

Editoria digitale: la nicchia che potrebbe fare mercato

Era il lontano 2007 quando per la prima volta incominciai a mangiare pane e web, scrivendo i miei primi articoli ed impegnandomi con dei progetti di  marketing senza pensare che stavo buttando le basi  per quella che sarebbe diventata la mia professione. Tanto per intenderci, erano gli anni in cui “il web è pericoloso”,  è chi collaborava - anche in testate prestigiose - se non pubblicava sul cartaceo era bollato con un “blogger” perché relegato nella melma delle “fonti d'informazionie alternative”.

A distanza di tempo mi ritrovo a visionare alcuni progetti editoriali che spaziano dalle tematiche più disparate, dalla cannabis al jazz e la cosa che mi sorprende è come sempre più tematiche di nicchia riescono a svilupparsi.

La nicchia non sempre fa mercato, ma allo stesso tempo dei progetti se realizzati con una visione decisamente più olistica e non con i crismi delle rotative possono dare delle belle soddisfazioni.

Comunità e servizi: un tempo portare il giornale sottobraccio era usato come segno di identità, sfoggiato con orgoglio. Oggi un po’ per il calo del cartaceo, un po’ per la scarsa fiducia nei confronti del mondo dell’informazione, l’immagine descritta è un qualcosa d’altri tempi, eppure la situazione paradossale è che ci troviamo negli anni in cui la tecnologia può offrire grandi opportunità proprio per creare un legame sempre più consolidato tra lettori e giornalisti. Chi lavora in maniera impeccabile sotto questo aspetto è certamente il Guardian, ma se da un lato la reputazione si costruisce con la qualità offerta è altrettanto vero  che spesso può bastare veramente poco per distinguersi  dal mare magnum dell’informazione, provando a offrire dei servizi. Andate su FB e scoprirete diversi gruppi che promuovono la vendita  o lo scambio di oggetti, coupon, biglietti del treno etc., il limite è che tutti gli annunci non possono essere organizzati in modo da facilitare l’incontro della domanda e dell’offerta, affidandosi più alla buona sorte, con potenziali affari che possono disperdersi perché il mezzo usato non è adeguato rispetto al gran numero di persone che interagiscono. Per colmare questo gap potrebbe entrare in gioco proprio un giornale che farebbe molto di più nel creare solo una sezione per le offerte di lavoro. Questa è solo un’opzione che può essere adattata a varie categorie di giornale. Per esempio, se trattate di musica avete idea di quante persone necessitano di uno spartito, una sala prove, un strumento usato o di un musicista per delle registrazioni? In questo caso il giornale di musica sarebbe il medium/l’intermediario perfetto e lavorando sotto questo profilo che incomincia a nascere una comunità. 

Competenze: che piaccia o no, non è possibile pensare ad una redazione giornalistica senza persone che abbiano delle competenze di web marketing. Oltre alle capacità di gestire e pianificare attività sui social, certamente una delle grosse falle che talvolta riscontro è il non applicare dei principi SEO basilari. Eppure basterebbe quantomeno incominciare dall’A,B,C grazie a Google ci mette a disposizione (gratuitamente) una guida introduttiva all’ottimizzazione dei motori di ricerca

Lavoro: una cosa sorprendente è che esistono ancora tantissime redazioni che cercano persone da fare lavorare in sede, con il classico orario di ufficio. Soprattutto ora l’informazione non conosce fasce di orarie, ma oggi come un tempo il giornalista non dovrebbe stare sul campo? Ok, magari vogliamo affrontare il caso di un semplice redattore che non deve far altro che rimpastare gli articoli d’agenzia, magari parliamo di un bravo copy che deve scrivere qualche notizia fantasiosa etc., allora perché non può lavorare da casa o nel bar o quando è in viaggio? Premesso che considero anche sul luogo di lavoro l’importanza dei rapporti umani e nel confrontarsi faccia a faccia, ma è incredibile come talvolta ci sia una forte reticenza anche nel semplice uso di Skype per fare una videoconferenza.  In passato ebbi dei contatti con una società turca, spesso lavoro per l’Italia dalla Spagna e sempre per ragioni professionali e di formazione in passato ho avuto contatti dagli USA all’Iraq e sarebbe stato impensabile ogni volta prendere un volo, pur avendo una fortissima predisposizione a viaggiare. Qualcuno potrebbe obiettare che nel caso di gruppi di lavoro articolati gestire un progetto online sarebbe complicato e che non può bastare il semplice gruppo su FB per organizzare il lavoro, ma per quanto mi riguarda ho risolto questo limite con Teamwork, senza considerare tantissimi altri strumenti che offrono le soluzioni più disparate a esigenze infinite. Poi per chi volesse avere una visione più ampia di chi lavora sul web fuori dai classici canoni, consiglio vivamente di seguire Nomadi Digiali per avere qualche delucidazione in merito.

Modello di Business: le note dolenti restano sempre quelle del far quadrare i conti. Meglio rendere i contenuti completamente gratuiti o a pagamento, trovare una via di mezzo o accettare delle donazioni libere? Le inserzioni pubblicitarie possono bastare? Tutte domande legittime ma dovremmo aggiungerne delle altre. Nella vostra redazione ci sono dei giornalisti, dei copy, delle persone che hanno buone competenze per delle attività di social media marketing, avete anche dei bravi sviluppatori etc. se tutte queste competenze le usate per lavorare sul vostro prodotto/giornale, perché non farle fruttare lavorando anche per gli altri? Sì, il passaggio che si verrebbe a creare  sarebbe proprio questo, non essere un semplice giornale ma un’agenzia di comunicazione/web marketing e vedendo alcuni casi – anche in Italia – la cosa spesso funziona.

In conclusione, queste piccole osservazioni possono valere anche per i grandi editori, ma a mio avviso sono importanti soprattutto per i piccoli che magari possono godere di una maggiore flessibilità rispetto alla rigidità dei grandi; il percorso non è facile ma nonostante i limiti del mercato italiano (condizionato dal finanziamento pubblico all’editoria e dall’ordine dei giornalisti), le opportunità ci sono, l’importante è tentare di stare sempre al passo con i tempi passando dalle rotative al digitale, sopratutto come forma mentis.

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