Andrea Cinalli
Serialità ignorata
15 Luglio Lug 2015 0905 15 luglio 2015

"Humans", se i robot si umanizzano

Presi da mille impegni, siamo stufi di svolgere le faccende domestiche. Stanchi di sfregare i piatti nel lavabo perché brillino nella fioca luce di una lampadina da sostituire. Non ne possiamo più di raccattare gli indumenti lerci e impilarli nella lavatrice attenti a che i capi bianchi non si mescolino con quelli neri. Di lucidare i pavimenti a coronamento di una giornata lavorativa intessuta di astio e livori. Fortuna che gli scienziati, sempre all'erta quando c'è da soddisfare un'esigenza quotidiana, mettano a frutto l'ingegno e partoriscano umanoidi che ci liberino delle incombenze casalinghe. Macchine alle quali, standoci accanto nelle ore pre-coricamento, ci affezioniamo e da cui, una volta eseguiti i compiti, ci lasceremmo pure coccolare. Ma tra una carezza, un bacetto e un amplesso, non è che questi robot piano piano acquisiscano le nostre emozioni e si ribellino?

E' la domanda posta da "Humans", il nuovo sci-fi in onda in contemporanea sulla Amc statunitense e la Channel 4 britannica. Al centro, una realtà futuristica nella quale gli umani, assorbiti dal lavoro, delegano le faccende di casa a chi è in grado di compierle a velocità supersonica, senza un borbottio o una mano che si leva meccanicamente a tergere la fronte. Una realtà complessa, stratificata, che poteva venire esibita attraverso i più disparati punti di vista.

I due scrittori al timone del progetto - Sam Vincent e Jonathan Brackley - hanno fatto sì che svettassero gli sguardi di una famiglia medio-borghese, di un anziano che, tagliato il traguardo dell'età pensionistica, è barricato in casa avvolto dalle premure del suo umanoide, e quello di un 'synth' - 'umano sintetico', questa la designazione che più ricorre nel serial - che, conscio della superiorità intellettuale rispetto agli umani, vorrebbe ridestare le coscienze dei simili, capeggiando una rivolta.

Tre prospettive che si dissociano, ognuna delle quali illumina una peculiarità del fenomeno. La famiglia non è la linda dimora in cui baloccarsi coi gli svaghi più sfrenati, ormai sgravati delle costrizioni della giornata lavorativa. Non è neppure il pacificato focolare domestico, dove gli affetti si concretano negli schiocchi liquidi di un bacio o in una mano che, delicata, scosta la ciocca molesta che impedisce una piena visuale del consorte negli attimi pre-amoreggiamento. No, qui la famiglia diventa, col susseguirsi delle puntate, il campo minato in cui badare ad ogni mossa. Nulla si può trascurare. Un cenno, un movimento impercettibile della 'synth' - Anitha (Gemma Chan) - va sottoposto a un meticoloso lavoro di decrittazione, per comprendere quali siano i pericoli che si profilano all'orizzonte, con un elettrodomestico che si rivela più potente di quanto pubblicizzato.

Il nonnino, invece, nutre solo amore per il suo synth. Un umanoide che simboleggia il figlio mai avuto, quello su cui rovesciare tutto l'affetto tenuto in caldo negli anni matrimoniali in attesa che un pargolo germogliasse nel ventre della moglie. Ma un affetto che ora viene minacciato dal nuovo synth impostogli dal governo che lo rimpinza di medicinali, registrando ogni obiezioni ai suoi comandi.

Il facinoroso synth, poi, è un tipo dall'aria trascurata, uno che va a zonzo per i locali e tracanna liquori, incurante dei meccanismi tecnologici che governano le sue funzioni. Torchiato dall'azienda produttrice per studiarne la 'coscienza', si dà alla macchia col suo fido amico. Pure questi - 'manco a dirlo - synth.

"Humans", benché trasposto dal "Real Humans" svedese, se ne distacca conquistando la sua identità. E' un divorzio amichevole, suggellato da uno scambio di spunti primigeni da innaffiare e sfamare con trovate novelle. Il balzo da una angolazione protagonistica all'altra non è di quei ruzzoloni con cui ci si sbuccia gli occhi e la preannunciata godibilità del prodotto. Il passaggio è sfumato, lieve, tale da far trasparire la cura che gli autori hanno messo in campo quando, reclusi nella writing room, hanno articolato ogni passaggio chiave per la conduzione all'epilogo stagionale.

Non sarà una di quelle produzioni faraoniche messe su già a prefigurarsi il fior di encomi che ne sarebbe scaturito. E non sarà neppure corazzato da una fotografia che indulge nelle raffigurazioni metaforiche a beneficio del cinefilo di bocca buona che, pizzicandosi il mento, millanta saperi e conoscenze. Ma nella stagione estiva, in attesa che la nuova annata tv venga inaugurata a settembre, assicura un divertimento per un pubblico vasto e composito. Proprio per humans.

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