Alessandro Da Rold
Portineria Milano
16 Luglio Lug 2015 1648 16 luglio 2015

La misteriosa sospensione del procuratore di Lugano che indagò sul ministro Clini

È passata quasi inosservata in Italia la notizia della sospensione di Pierluigi Pasi, ormai ex procuratore capo di Lugano, che spesso ha lavorato con i magistrati italiani dalla Svizzera. Inosservata e incompresa soprattutto, perché persino nei cantoni svizzeri non hanno ancora capito cosa abbia spinto la Confederazione a sospendere un magistrato spesso impegnato in inchieste spinose, persino di mafia, ma soprattutto di riciclaggio di denaro sporco all'estero. Al Ministero pubblico della Confederazione (Mpc) a Berna si sono limitati a una nota: «Il procuratore generale della Confederazione ha sospeso immediatamente e da tutte le sue funzioni il capo della Sede distaccata di Lugano a causa di divergenze fondamentali nella sua condotta della Sede distaccata». Alla base, la decisione è di giugno, sembra ci siano state delle incomprensioni sulla riorganizzazione degli uffici, ma non si sa molto di più.

Tra le altre cose Pasi aveva aperto l’indagine contro Corrado Clini, allora Ministro dell’Ambiente italiano, accusandolo di avere versato in Svizzera  tangenti ricavate dalla sua attività come direttore generale del Ministero. E aveva confermato le accuse contro Clini con un’intervista a Report di Milena Gabanelli. Eppure ci sarebbe una netta separazione tra quanto detto dal procuratore di Lugano e quanto realmente accaduto. Pasi infatti ha aperto un’indagine su Clini nel 2012, mentre era ministro, perché avrebbe versato su un conto svizzero tangenti in cambio di un finanziamento del ministero in Kenya. Il ministero dell'ambiente - sotto la direzione di Corrado Clini e con ministro Alfonso Pecoraro Scanio - aveva all’epoca sostenuto uno studio di fattibilità relativo al recupero della discarica di Dandora, a Nairobi. Su iniziativa del ministro Pecoraro Scanio nel 2007 il progetto è stato esaminato nel corso di una riunione congiunta dei Ministeri dell'ambiente e degli affari esteri, al fine di realizzare le migliori sinergie tra le due amministrazioni. 

A conclusione della riunione era stato convenuto di procedere con lo studio di fattibilità, senza specifiche indicazioni o riserve, facendo presente l'esigenza di finalizzare lo studio ad un programma concreto di interventi successivamente finanziabili dalla cooperazione italiana. Forse per queste ragioni, la procura di Roma aveva già archiviato nel 2008 un’inchiesta in proposito, sulla base di una denuncia contro l’allora direttore generale del ministero dell’ambiente.

 Iscriviti alla newsletter

Vuoi essere sempre aggiornato? Iscriviti alla newsletter de Linkiesta.it .

Quando invii il modulo, controlla la tua inbox per confermare l'iscrizione

 Seguici su Facebook