Paola Bisconti
Anam
17 Luglio Lug 2015 1206 17 luglio 2015

Xylella Report. Intervista a Marilù Mastrogiovanni, autrice del libro inchiesta

Xylella Report è un libro inchiesta scritto da Marilù Mastrogiovanni, giornalista professionista e direttrice della testata on line “Il Tacco d’Italia”, che ha scelto l’informazione come strumento democratico per raccontare quelle taciute verità su una questione che rischia di mettere in pericolo la democrazia e l’autodeterminazione di un popolo.

Il testo frutto di un lavoro cosiddetto “giornalismo dal basso” nasce grazie all’impegno di numerosi cittadini, enti e associazioni che hanno sostenuto il crowdfunding confermando la volontà di non assistere inermi alla speculazione di un problema che di grave ha solo l’incompetenza, le azioni al limite della legalità e il rischio di sradicare uliveti secolari.

“Se riuscirete ad indignarvi per quello che leggerete” scrive Mariù Mastrogiovanni nell’introduzione “dovrete anche riuscire ad immaginare un futuro diverso. Sennò rimarremo i soliti meridionali piagnoni che si fanno fregare le terre. Pensando di possedere un pezzo di vetro. Invece era un diamante”.

L’affare Xylella nonostante i suoi molteplici aspetti sta diventando una grande occasione per riappropriarsi della terra. C’è quindi, cara Marilù, più consapevolezza e volontà nel voler recuperare la nostra identità?

Io ripeto sempre che per quanto possa apparire paradossale dobbiamo dire grazie alla xylella perché da quando sono state emanate le decisioni di esecuzione per l’espianto degli alberi a livello di Regione e di Unione Europea per consentire la distruzione dell’intera foresta di ulivi, si è sollevata una coscienza popolare. I cittadini hanno compreso cosa significa appartenere a questo pezzo di terra, essere nati qui e anche riconoscere la propria identità strettamente legata agli ulivi. Abbiamo sempre dato per scontato la presenza degli ulivi secolari e millenari, quasi non li vedevamo perché ne siamo immersi completamente e invece da quando è scoppiato l’affare xylella le persone hanno dimostrato di voler riscoprire un bene del paesaggio. Tutte queste decisioni che sono state prese avrebbero potuto mettere a rischio l’autodeterminazione di un popolo, ma io credo che l’abbiano invece stimolata perché coloro che sono qui a difendere gli ulivi non si arrendono e intendono andare avanti in questa grande battaglia di sensibilizzazione.

L’origine del disseccamento degli ulivi non dipende solo da dalla xylella, ma anche da altri motivi che i contadini, quelli che hanno sempre curato i loro alberi, conoscono e sanno bene come affrontare. Ma l’emergenza xylella consentirebbe alla Regione di ricevere dei finanziamenti che comunque sarebbero gestiti dall’ente stesso e non dai contadini. Nel tuo libro riporti con prove alla mano, chi ne trarrebbe beneficio da questa emergenza. Ce ne vuoi parlare?

Sappiamo per certo grazie alle relazione dell’Osservatorio fitosanitario, alle pubblicazioni che sono a disposizione a firma dei ricercatori del Cnr di Bari, quale sia la causa del fenomeno del disseccamento rapido dell’ulivo. I sintomi sono molto simili a quella malattia congenita che si ripete proprio nella Terra D’Otranto così come riportano tantissimi manuali e che esiste dal 1700. Si chiama “Brusca dell’ulivo” e si ripete ogni cento anni proprio nel Salento. Altre cause sono la presenza di quattro funghi che ostruiscono i vasi linfatici delle piante e una fortissima presenza del parassita rodilegno che mangia dall’interno il tronco dell’ulivo. Insieme a tutto questo si aggiunge il batterio della xylella fastidiosa che si inserisce su alberi già debilitati perché il fenomeno dell’abbandono dell’uliveto si riscontra da almeno quindici anni ossia da quando l’Unione Europea ha disaccoppiato i finanziamenti dalla produzione. I proprietari degli alberi ricevono i finanziamenti dall’Unione Europea non in base alla produzione dell’olio ma in base alla proprietà dell’albero se si produce olio o non si produce. È vero anche che si dovrebbero portare avanti delle buone pratiche agronomiche che sono quelle imposte dal commissario straordinario ossia le potature o le trinciature dell’erba che per anni non sono state fatte, ma con la presenza della xylella si permette di accedere ai finanziamenti europei per poter effettuare queste cure. Molte di queste pratiche prevedono l’utilizzo di pesticidi e questo sarebbe devastante per la salute dei cittadini. La Puglia è al quarto posto in Italia per abuso di pesticidi e sappiamo anche che la correlazione tra l’utilizzo di questi e i tumori è diretta. La Regione Puglia ha chiesto e ha ottenuto la dichiarazione dello stato d’emergenzae i finanziamenti vengono gestiti in deroga ad ogni norma quindi senza bandi pubblici e con assegnazioni dirette. Questo ovviamente comporta il rischio concreto che ci siano interessi di altra natura, infatti la procura ha aperto un fascicolo riguardo alcuni finanziamenti usati per fini politici durante il periodo delle elezioni. Per avere una prospettiva più ampia posso aggiungere che questo conviene anche a chi vuole disfarsi degli uliveti secolari perché se non si riesce a valorizzarli, questi diventano un peso. Pochi giorni fa il corpo forestale ha elevato multe nei confronti di 40 aziende per l’espianto abusivo di 8000 alberi secolari che erano stati espiantati e poi ripiantati non a norma di legge. Quest’obbligo di reimpianto nel Salento non esiste più e si può addirittura costruire su quei terreni lasciando spazio a speculazioni edilizie dove si può infiltrare la criminalità organizzata di tipo mafioso come è già successo. Lì dove erano stati espiantati degli ulivi infatti si voleva costruire una discoteca quindi quando si deturpa il paesaggio lì c’è mafia, è un assunto ormai inequivocabile.

L’operato della Lilt (Lega italiana per la lotta contro i tumori) ha contribuito molto riguardo la gravità dell’abuso di alcuni pesticidi…

La Lilt ha fatto un lavoro di sensibilizzazione egregio. Interloquendo con l’Unione Europea ha rappresentato un rapporto sull’utilizzo dei pesticidi sul Salento, in Puglia e in Italia con una bibliografia scientifica quindi un rapporto inespugnabile dimostrando come sia inequivocabile il rapporto diretto tra l’utilizzo di questi e l’aumento dei tumori. Alcuni territori del Salento sono ai primi posto su incidenza di tumori causati dall’inquinamento ambientale. La Lilt ha scritto alla Commissione Europea e ha risposto dicendo che laddove ci fossero dei preparati naturali utili a contrastare il batterio ovviamente sarebbero da preferire a quelle inquinanti.

In tutto questo come sempre l’informazione ha un ruolo fondamentale: quali sono le mancanze e quali invece i meriti che hanno contribuito a diffondere notizie vere?

Sì, è vero. L’informazione ha avuto un ruolo determinante soprattutto nella fase iniziale, i primi diciotto mesi. Da quando è stata scoperta la xylella c’è stata una scarsa attenzione da parte di alcune realtà locali perché invece a livello regionale o nazionale si è cercato di approfondire il problema e di dare informazione su quello che stava accadendo. In Puglia invece è stato difficilissimo far passare alcune notizie perché in Italia si gestisce il bene comune senza trasparenza e siamo abituati ad assistere ad infiltrazioni in ogni affare dello Stato. Questo purtroppo non fa più notizia. Io stessa ho trovato difficoltà a rendere interessate il fenomeno del disseccamento degli ulivi fuori dalle mura domestiche per questo ho deciso di rivolgermi personalmente al popolo del web per chiedere aiuto nel finanziare un’inchiesta di tipo investigativo che è quella che poi ho pubblicato e dato alle stampe grazie al crowdfunding e alla piattaforma “buonacausa”. Si tratta di un bell’esempio di informazione che nasce dal basso. C’era talmente tanta necessità di capire cosa stesse accadendo in Puglia…un interesse che arrivava da fuori, non tanto dai pugliesi. Molti hanno prenotato il libro sulla fiducia anche di quello fatto in questi anni come giornalista. Così è stato possibile pubblicarlo e avviare le riprese per il documentario. La promozione sta andando ancora avanti perché la voglia di capire e di conoscere è fortissima. Con “Xylella Report” siamo riusciti a spalancare più di qualche porta e scoprire più di qualche scheletro nell’armadio.

Perché il Salento con i suoi ulivi centenari non fa del commercio dell’olio extravergine la prima fonte di sostentamento come invece è accaduto in Spagna o altri Paesi? I costi di manodopera sono troppo alti?

Il problema è che ancora l’olio soprattutto in Salento viene venduto sfuso e considerato una materia grezza, non un bene prezioso da valorizzare per questo non vengono incentivate le reti tra imprenditori in modo che i proprietari dei piccoli appezzamenti possano dividere i costi per promuovere l’olio. Ricordiamo anche che non c’è stato un ricambio generazionale infatti la maggior parte degli uliveti sono ancora condotti dai nonni in prima persona. La manodopera specializzata e le tecniche antiche di potatura vengono dimenticate questo perchè nell’ultimo ventennio i giovani sono andati via e gli uliveti sono stati abbandonati anche per tale motivo. Ritengo che la vera emergenza sia socio economica. La nostra terra è seduta su un diamante e crede che sia un pezzo di vetro perché ha dimenticato se stessa, la propria identità e le proprie radici. La xylella ha scoperchiato questo facendo riscoprire l’importanza delle proprie radici e facendo riflettere anche quelle persone che non hanno uliveti convincendosi che il futuro può essere progettato a partire dalle nostre radici.

 Iscriviti alla newsletter

Vuoi essere sempre aggiornato? Iscriviti alla newsletter de Linkiesta.it .

Quando invii il modulo, controlla la tua inbox per confermare l'iscrizione

 Seguici su Facebook