Luca Barni
Banchiere di provincia
25 Luglio Lug 2015 0742 25 luglio 2015

BCC, ultima chiamata

In queste afose giornate estive non può mancare qualche riflessione sul processo di autoriforma che interesserà il mondo del Credito Cooperativo. Se ne parla ormai da mesi, ma se ne parla all’italiana, ossia con poca concretezza e pochissime certezze sui media sia nazionali che, soprattutto, locali. Cosa ho potuto trarne di positivo? I punti fermi ribaditi in più occasioni nel corso di questi mesi dal presidente di Federcasse Alessandro Azzi, vale a dire la conferma della biodiversità del Credito Cooperativo, l’autonomia responsabile di ogni singola banca, la valorizzazione della mutualità e della dimensione territoriale, la maggiore integrazione all’interno del sistema per soddisfare i requisiti europei in termini di capitale. In estrema sintesi mi piace il fatto che le BCC di domani vedranno salva la propria diversità storica rispetto al panorama bancario, ossia l’autonomia di cui godono, in relazione al proprio merito. È  questa l’idea forte e innovativa del patto di coesione che sta alla base dell’autoriforma: la sovranità di cui godranno le BCC sarà il risultato della propria capacità di fare banca, quindi di stare sul mercato. Sei sono i punti chiave della proposta di autoriforma formulata dal movimento, e in cui il presidente e il consiglio di amministrazione della mia BCC si sono riconosciuti totalmente:
  • efficienza e strategia organizzativa
  • valorizzazione del rapporto territoriale
  • garanzia sulla governance e sul rapporto col territorio
  • mantenimento delle attività core in capo alle singole BCC
  • vantaggi dell’appartenenza al gruppo
  • controllo graduato in base alla qualità delle singole BCC

Detto questo, so anche che il fronte del Credito Cooperativo non è totalmente concorde nell’appoggiare questa proposta di riforma. E mi è venuto un dubbio: chi dice no a questa riforma pensa veramente di essere un cooperatore? A me sembra che più che di vera salvaguardia di valori della cooperazione e del mutualismo, continuamente sbandierati, ci siano difese di posizioni di potere e di orticelli privati, ossia situazioni i cui danni sono saliti ai disonori delle cronache e che hanno nuociuto in modo pesante all’immagine del mondo cooperativo. Da una parte il presidente Azzi sta pensando al modello di Credito Cooperativo praticabile nel terzo millennio; dall’altra qualcuno continua a vivere quello di un passato che ha perso ogni senso nel contesto attuale. Siamo a un bivio: o le BCC si riformano o abbassano la saracinesca. E allora resteranno soltanto gli storici a parlare di cooperazione di credito. Io a questa eventualità non mi rassegno.      

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