Luca Barni
Banchiere di provincia
31 Luglio Lug 2015 1442 31 luglio 2015

Tassi usurai: tra i due litiganti l’azzeccagarbugli gode

Non siamo soltanto il Paese dei santi, dei poeti e dei navigatori; le cifre dicono che il solo Lazio conta più avvocati della Francia intera. Del resto l’Italia è la culla del diritto, però se qualche avvocato, intravedendo una possibilità di guadagno, spinge le aziende sue clienti a fare comunque causa alla banca per il tasso praticato su un mutuo acceso anni fa, concedetemi di dire che, in questi casi, si tratta di azzeccagarbugli di manzoniana memoria. Voglio essere chiaro: non difendo le banche che hanno praticato tassi più alti di quanto stabilito dalla legge; condanno però la pratica sempre più diffusa di adire in automatico le vie legali al solo scopo di provare a far guadagnare qualcosa al cliente e di garantirsi la propria parcella saltando a piè pari il confronto commerciale con la controparte bancaria. Sottolineo “provare”, perché la stampa comincia a dare notizia di tentativi finiti male, come l’assoluzione di una banca dall’accusa di anatocismo (calcolo degli interessi sugli interessi) e usura soggettiva (sottolineo soggettiva) e oggettiva da parte del Tribunale di Udine (guarda articolo sotto) che ha motivato, nella sentenza 518 del 2 aprile, come :

  • manifestamente infondata la tesi che nell’ammortamento alla francese vi sarebbe anatocismo;
  • sono  infondate le contestazioni di usura soggettiva e oggettiva anche perché per quest’ultima la perizia non spiega con chiarezza quali sarebbero le clausole nulle”;
  • Va escluso, insomma, che si possa “semplicisticamente” sommare il tasso corrispettivo a quello moratorio, ergo “la tesi sostenuta dagli attori anche sulla base di un parere pro-veritate… risulta priva di fondamento logico, matematico e giuridico”.

 Risultato: il tribunale ha condannato l’azienda al pagamento di 25mila euro di spese legali.

Mi viene un dubbio: forse i giudici hanno compreso che molti imprenditori sono irretiti da persone con pochi scrupoli che intentano cause prive di fondamento giuridico? Ma alla fine chi paga, se non l’impresa? Perde soldi per la causa, ma, per quello che mi riguarda, perde anche e soprattutto quel rapporto fiduciario che intrattiene con la banca. Faccio un esempio realmente accaduto: un cliente, sempre corretto e regolare, ci ha intentato una causa infondata per tasso usuraio e candidamente mi ha confessato: “me lo ha proposto l’avvocato, io non ne sapevo nulla, ma con questo non voglio certo rovinare il rapporto con voi”. Ci ha provato, insomma, gli è andata male e adesso facciamo finta di niente. Perdonatemi, ma mi viene da sorridere: voi, con quale spirito continuereste questo rapporto?

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