Francesco Giubilei
Leggere è rock
17 Agosto Ago 2015 1307 17 agosto 2015

La cultura non si può comprare: spieghiamolo agli Emiri

Il quadro più caro del mondo è stato comprato di recente da un misterioso acquirente originario del Qatar per 300 milioni di dollari, si tratta di Nafea di Paul Gauguin che, dopo aver fatto tappa al Reina Sofia di Madrid, verrà trasferito alla Phillips Collection di Washington per poi arrivare il 10 gennaio nella sua nuova casa in Qatar.

Nel 2012 era stato venduto sempre in Qatar per 250 milioni di dollari il Giocatore di carte di Cézanne.

È in atto un – triste – duello tra gli sceicchi di Oman, Bahrein, Abu Dhabi e Qatar per aggiudicarsi le principali opere d’arte in vendita in tutto il mondo e per metterle in esposizione nei nuovi musei costruiti negli ultimi anni da star dell’architettura.

Il National Museum di Doha è stato progettato da Jean Nouvel, mentre il Museo di Arte Islamita dal cinese I.M. Pei, entrambi avveniristici edifici costruiti per attrarre i turisti e per offrire valide motivazioni per convincere occidentali e asiatici a visitare gli emergenti paesi arabi.

Peccato che i petrodollari non siano sufficienti a comprare la cultura, così come si riconosce lontano un miglio un arricchito da un vero signore, allo stesso modo investire miliardi di dollari per accaparrarsi opere d’arte ed esporle in edifici megagalattici, non è sufficiente per potersi fregiare del titolo di “nazione culturale”.

Perchè la cultura è altro, innanzitutto tradizione, radici, valori consolidati in centinaia, migliaia di anni di civiltà. La cultura nasce da un patrimonio che poche nazioni al mondo possiedono. Spesso ci dimentichiamo di essere nati nella culla della civiltà mondiale, passare un pomeriggio passeggiando in un qualsiasi borgo medievale italiano vale più di un anno trascorso negli Emirati Arabi. Perché ogni pietra in Italia ha una storia da raccontare, ogni angolo, seppur apparentemente anonimo, nasconde un segreto, un insegnamento. La verità è che siamo assuefatti alla bellezza e stiamo perdendo il piacere di osservare ciò che è realmente bello, attratti più da un grattacielo in cemento che dai ruderi di una chiesa paleocristiana immersi nella natura della campagna del centro Italia, con i suoi colori, i suoi odori e rumori unici e irripetibili.

@francescogiub

FONTE: Cultora

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