Loris Guzzetti
Logos
20 Agosto Ago 2015 0825 20 agosto 2015

CULTURA ROSSO SANGUE

Palmira è, o meglio era, un’affascinante località della Siria, poco distante dalla ben nota città di Damasco.
È, o meglio era, una caratteristica oasi, circondata da un esteso mare di dune dorate. È, o meglio era, la custode attenta di uno dei complessi monumentali più importanti al mondo, iscritto dal 1980 fra i beni archeologici Patrimonio dell’intera Umanità.

Le notizie che giungono oggi dall’antica città romana sono tutt’altro che circondate da quell’alone di fascino, contemplazione e nostalgia storica che ha reso Palmira e il suo territorio valido testimone di bellezza ed incanto. Proprio in questi giorni, essa si è trasformata in un vero e proprio luogo di sangue e di tragedia. Il terrore è entrato nelle sue strade, animato le sue piazze e le sue voci. Ha colpito direttamente gli splendidi colonnati romani, sopravvissuti paradossalmente a secoli e secoli di storia.

I miliziani dello Stato Islamico hanno barbaramente ucciso Khaled Asaad, l’archeologo di 82 anni, per diverso tempo referente principale dei servizi archeologici del sito monumentale. Reduce di una vita trascorsa a studiare, curare e mostrare al mondo la ricchezza culturale della sua città, interrotta barbaramente per volontà di un fanatismo delirante da tempo minaccioso in quei territori e che non lo ha risparmiato da una morte improvvisa ed atroce: appeso come un fantoccio da esposizione, ad una colonna, in una piazza affollata di Palmira, per chissà quale colpa o motivo.

Non è solo la vita di chi, come Asaad, cade disgraziatamente sotto la follia e la violenza dell’Isis a rappresentare un estremo dramma. Si è di fronte, infatti, anche ad uno status di totale allerta e preoccupazione per il destino della stessa “Sposa del deserto”, di questo insieme di preziosissimi beni storici e culturali, visti dai miliziani fanatici come una grave offesa alla loro identità e, in generale, alle loro convinzioni. C’è una ragionevole paura che tesori simili possano subire la stessa forza distruttrice e vandalica delle già magnifiche statue contenute nel Museo di Mosul, in Iraq, polverizzate a picconate dagli stessi esponenti del Califfato la scorsa primavera.

Sorgono ora spontanee alcune domande e provocazioni, inevitabilmente correlate a queste (ma anche ad altre) tragiche circostante. Anzitutto, perché le forze internazionali lasciano che ciò accada come se niente fosse, quasi ignorando l’orribile sfregio alla Cultura dell’Uomo e alla sua Storia? Dov’è, inoltre, la rivendicazione di quella garanzia di pace e sicurezza internazionale, a cui pur rispettose Organizzazioni globali fanno continuamente riferimento e sulla quale, anzi, fondano la propria esistenza? A quando la tutela responsabile ed efficace sbandierata da tanti?

È bene rendersi conto della gravità della situazione, del delirio di chi vuole soffocare la Storia umana. Certamente per le centinaia e centinaia di vite innocenti, sempre più vittime di un terrore e di vendette puramente ideologiche, ma anche per lo sfregio e il rischio di un annullamento sistematico di ciò che è concretamente prodotto della Civiltà umana, di ciò che è testimonianza reale di quel potere di bellezza di cui è anche capace l’Uomo.

La Cultura ha oggi il colore rosso del sangue. Qualcuno la salvi, prima che sia veramente troppo tardi.

Loris Guzzetti

 Iscriviti alla newsletter

Vuoi essere sempre aggiornato? Iscriviti alla newsletter de Linkiesta.it .

Quando invii il modulo, controlla la tua inbox per confermare l'iscrizione

 Seguici su Facebook