Massimo Famularo
Apologia di Socrate
20 Agosto Ago 2015 0929 20 agosto 2015

Quelle discussioni inutili sulle lauree utili

Sara' colpa di Trilussa e della teoria del pollo, ma da un bel po' di tempo l'italiano di cultura è convinto che la statistica sia una rozza forma di sofismo, da non prendere mai troppo sul serio, e dalla quale comunque si può  sempre e comunque svicolare cun un po' di sana retorica. Aggiungete un sano orrore atavico per figure mitologiche come la capacità e le responsabilità individuali e avrete una misura di quanto la comprensione della realtà' può venire distorta da atteggiamenti del questo genere.
Di recente Stefano Feltri l'ha fatta grossa scatenando un putiferio coi sui post sul "rendimento" di alcune lauree (io ho detto la mia qui). Vuoi mettere quanto è offensivo raccontare in giro che esistono corsi di laurea che a conti fatti costano più di quel che rendono? Apriti cielo, ecco arrivare torme di professionisti dell'uomo di paglia pronti a contestare quel che il giornalista  NON ha detto o a NON contestare quel che ha detto.
Sarebbe bello (piacerebbe ai più) se bastasse studiare questo o quello o portare a casa un pezzo di carta per avere un posto di lavoro e un futuro assicurato, ma purtroppo così non è. Se sei un imbecille o un incapace non c'è laurea (immeritata) o università prestigiosa che possano aiutarti a competere decentemente nel mondo del lavoro. Alla rimozione culturale del concetto d'individuo, va poi aggiunta l'ignoranza di nozioni elementari di statistica che potrebbe sintetizzarsi nella incapacità di distinguere l'eccezione dalla regola.
Il giornalista scrive (citando un paper del CEPS) che certe lauree rendono meno di altre e in alcuni casi meno di quel che costano? Ecco fioccare gli aneddoti di quelli che conoscono persone proprio con quella laurea lì e però lavorano e sono contenti. Peccato che l'osservazione di tuo cugino valga qualcosa meno di una indagine statistica fatta di esperti. Se trovi 3 italiani che hanno la pelle nera li useresti come argomento contro le statistiche che dicono che gli italiani mediamente non hanno la pelle nera?
Non esistono le lauree utili e quelle inutili, esistono individui più o meno capaci e competenze più o meno richieste dai datori di lavoro. Lo studio riportato dal Fatto Quotidiano ci spiega che talune competenze, riferibili ad alcuni corsi di laurea, sono talmente poco richieste, rispetto al numero di candidati che le possiedono, da rendere in prospettiva meno di quanto è costato studiare. Questa é un'informazione rilevante se intesa correttamente, ossia "in media". Non vuol dire che chiunque scelga quella laurea è condannato senza appello, né che questa sia una legge di natura immutabile.
Ci saranno sempre individui di successo nonostante abbiano conseguito lauree "bocciate" dallo studio CEPS, ma la loro esistenza non mette in discussione le conclusioni della ricerca.
Non esiste il laureato in materie umanistiche che va stigmatizzato o difeso a seconda della lettura dogmatica per un verso o per l'altro. Esistono n singoli, alcuni (pochi) eccezionali che se la cavano (e se la sarebbero cavata in ogni caso) egregiamente sempre e altri che invece fanno fatica. Lo studio ci dice che, a parità di altre condizioni avere una laurea piuttosto che un altra aiuta a lavorare prima e guadagnare di più.
Poi avere la laurea promossa dalla statistica nulla può contro le incapacità e i difetti del singolo.
Cosa studiare allora? In primo luogo logica e statistica (che aiutano a comprendere anche il valore attuale netto) per essere in grado di capire le conseguenze e gli esiti più probabili associati alla scelta di una facoltà rispetto a un altra. Tutto il resto é un futuro non scritto in cui saranno le caratteristiche del singolo  (capacità, volontà, propensione al rischio, flessibilità etc) a determinare il collocamento all'interno dello schema di Trilussa nell'esito con zero o con due polli o addirittura a concepire che vi possano essere delle posizioni intermedie.

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