Cristiano Bosco
Vanilla Latte
23 Agosto Ago 2015 0938 23 agosto 2015

Il fenomeno Deez Nuts, e le sue radici nella cultura pop

Devono aver inizialmente pensato a uno scherzo, o a una bizzarra trovata pubblicitaria, quei milioni di telespettatori americani che, qualche sera fa, di fronte ai principali canali all-news, si sono trovati davanti all'immagine dei sondaggi relativi alla corsa per la Casa Bianca. Nella proiezione, che mostrava in North Carolina un testa a testa tra il repubblicano Donald Trump (40%) e la democratica Hillary Clinton (38%), il candidato indipendente era addirittura al 9%. La sola presenza di un terzo candidato forte – o comunque in grado di togliere voti ai due principali schieramenti – sarebbe di per sé già una notizia. Ma ciò che ha fatto strabuzzare gli occhi al pubblico statunitense, e dato vita a un fenomeno mediatico di cui si sta tuttora parlando in tutto il mondo, è il nome del candidato: Deez Nuts. Ovvero, tradotto più o meno liberamente, “sti...”.
Nessuno scherzo, tutto vero. I media Usa, dopo alcune ricerche, pare abbiano anche scoperto l'identità del fantomatico terzo candidato dal nome bizzarro, ovvero un quindicenne dell'Iowa che ambisce a diventare il prossimo inquilino della Casa Bianca, e che è riuscito a farsi beffe degli States. Ora sono tutti pazzi per Deez Nuts, e sta persino nascendo un movimento in suo sostegno. Del fenomeno e dei suoi risvolti politici, con il desiderio americano (mai pienamente realizzato) di un “terzo partito” che non sia l'asinello o l'elefantino, ha scritto egregiamente Andrea Marinelli sul suo Trading Post. Ma la vicenda dal sapore only-in-America di Deez Nuts (al secolo Brady Olson), al di là delle ambizioni del giovane aspirante Presidente e delle sue effettive (pardon, nulle) chance di successo, merita di essere approfondita per i suoi legami con la cultura pop a stelle e strisce, di ieri e di oggi.
La forma gergale “Deez Nuts” (da “these nuts”, ovvero “queste nocciole”, forma volgare per indicare i testicoli) nacque oltre vent'anni fa, nel dicembre del 1992, quando il rapper-produttore Dr. Dre, prima ancora di diventare un magnate dell'industria musicale, lanciò il suo album d'esordio, “The Chronic”, un capolavoro assoluto della storia dell'hip-hop: all'interno del disco, era presente una canzone – eseguita da Dr. Dre, Snoop Dogg, Daz e Nate Dogg - dal titolo “Deeez Nuuuuts” dove, nell'introduzione, un giovanissimo Warren G faceva uno scherzo telefonico a una ragazza (Warren G: Ay did did did whats-a-name done get at you yesterday?; Girl: Who?; Warren G: Deeez nuuuts!). Anche grazie al clamoroso successo del primo LP del rapper di Compton, da quel momento in poi, la battuta “Deez Nuts” entrò a far parte del dizionario “urban” degli Stati Uniti, ripresa in infinite altre forme e varianti.

Come per tutte le mode, nella ultra veloce e costante evoluzione della lingua inglese d'oltreoceano, anche la serie di scherzi “Deez Nuts” finì per essere superata da altri slang più o meno passeggeri. Questo, fino al marzo di quest'anno. A distanza di circa ventitré primavere dall'uscita della canzone, “Deez Nuts” è tornato alla ribalta come fenomeno virale, grazie ai social network come Instagram, Vine e Facebook. Merito di un breve e ridicolo filmato di un utente dalla pronuncia un po' difettosa (tale WelvenDaGreat), intento a fare uno scherzo telefonico “Deez Nuts”, che è stato ripreso milioni e milioni di volte, remixato, riadattato e reinterpretato in una quantità industriale di versioni differenti, trasformandosi così in un “meme” dalla portata mondiale. Al momento di scrivere, il video originale su YouTube vanta più di 18 milioni di visualizzazioni, e non sono da meno le raccolte dei migliori “Vine” tratti dallo stesso.
Con il revival sulla rete di “Deez Nuts” targato 2015, tra meme e parodie varie, il giovane candidato dell'Iowa ha trovato terreno fertile, selezionando questo particolare soprannome per provare la sua scalata alla presidenza. E l'ondata mediatica non si è fatta attendere, con “Deez Nuts” al vertice delle ricerche di Google (anche al di sopra di Hillary Clinton) e con buone performance nei sondaggi in tre Stati differenti. La notizia è stata ovviamente accolta a braccia aperte da parte del mondo del rap a stelle e strisce: Snoop Dogg ha postato l'immagine sul suo seguitissimo profilo Instagram, mentre lo stesso Warren G, ovvero colui che ha generato la battuta oltre vent'anni fa, non solo ha già reso noto il proprio endorsement per il candidato, ma si è persino spinto più in là, dicendosi pronto a svolgere il ruolo di Vice Presidente nella amministrazione Deez Nuts. E la cosa più curiosa, ha aggiunto il rapper in un'intervista a The Daily Beast, è che quello “skit” prima della canzone, ventitré anni or sono, non era neppure previsto.
Oggi “Deez Nuts” è, suo malgrado, l'idolo delle folle. La luce dei riflettori è tutta sul liceale che ha beffato l'America, che continua a ricevere attestati di stima dall'elettorato e, tra il serio e il faceto, dal mondo dell'entertainment e sui social network. La vicenda di un quindicenne in corsa con un falso nome (ineleggibile, poiché minorenne) ha ovviamente evidenziato alcuni aspetti grotteschi del sistema elettorale, su tutti quanto sia facile poter diventare un potenziale candidato presidente negli Stati Uniti. Inoltre, dopo l'accettazione ufficiale della candidatura da parte della Federal Election Commission, ma soprattutto dopo lo tsunami mediatico causato dalla notizia della presenza di un candidato denominato “Deez Nuts”, si sono verificati alcuni effetti collaterali, dovuti al desiderio di emulazione – forse più mediatico, che politico – di altri improbabili candidati. Nella sola giornata di giovedì, la stessa commissione elettorale federale ha registrato più di 60 richieste di aspiranti presidenti, più degli altri giorni messi insieme. Tra i nomi più interessanti, riportati da Vox, si trovano “Butt Stuff”, “Mr. Tyrion Lannister” (tributo al Trono di Spade) e “Mr. Not Sure”. E ancora “Jean-Luc Picard”, capitano e comandante dell'Enterprise in Star Trek, “Sir TrippyCup aka Young Trippz aka The GOAT aka The Prophet aka Earl”, “DOGED Doge coin Dark”, e molti altri ancora. Un effetto domino del tutto imprevisto, che potrebbe durare ancora a lungo creando, oltre a ilarità diffusa, qualche grattacapo burocratico, più che politico. Chi pensava che Donald Trump fosse l'elemento più incredibile di questa campagna elettorale per il 2016, ha già dovuto ricredersi.

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