Sergio Ragone
Pop corn
31 Agosto Ago 2015 1005 31 agosto 2015

Caro Andrea Agnelli, che fine ha fatto la Juventus?

La sconfitta con la Roma, il record negativo della Juve, l'ultimo posto ed un mercato in affanno, mi hanno spinto a buttare giù una lettera per Andrea Agnelli. Un breve racconto di come le passioni accompagnano la nostra crescita e segnano tappe importanti del nostro cammino di vita. La mia, per la Juve, ha inizio 25 anni fa e oggi vive un momento di affanno, che ho voluto confidare al presidente della squadra campione d'Italia e vice campione d'Europa

Caro Andrea,
permetterai questo tono confidenziale e diretto, ma è il modo migliore che ho per farti arrivare queste quattro parole.
Voglio raccontarti una breve storia, che inizia esattamente 25 anni fa, nella notte tra il 24 e il 25 dicembre. Eravamo a casa di una cara zia, raccolti intorno al camino e sonnecchianti sui divani in attesa della mezzanotte. Avevo 10 anni e quella storia su Babbo Natale l'avevo già superata da tempo ma l'attesa dei regali aveva lo stesso un'atmosfera speciale, magica.

Arrivata la mezzanotte, iniziammo a scartare pacchi e cartoni. La mia esuberanza da bambino di quasi 10 anni si dimostrò nella sua pienezza quando mio zio Tommaso mi disse che per me aveva un regalo speciale. Impiegai 15 secondi a scartare un pacco morbido e sottile, ma ci impiegai 10 minuti buoni a realizzare che quel regalo – si proprio quello – era per me: una maglia, a strisce bianche e nere, con due stelle sul petto ed un numero – il 10 – sulle spalle.
10 minuti della mia vita di silenzio e stupore, di assoluta bellezza. Quella era la maglia che ogni domenica rivedevo nelle trasmissioni Rai, che raccontava la radio con voci appassionate e indimenticabili. Quei colori, quella storia, quel momento si sarebbero poi legati alla mia pelle e alle mie passioni come un forte amore da cui non sai scappare via.

Quante cose sono successe in questi 25 anni? Nella mia vita davvero tante, in quella della Juve moltissime. Abbiamo affrontato con coraggio e dignità, sempre, le sconfitte cocenti, i campi bagnati dalla pioggia perugina, le finali perse, le coppe mai alzate, la serie B, gli adii illustri e quelli delle bandiere. Ma abbiamo anche alzato coppe al cielo, visto gli altri dall'alto – della classifica – al basso, macinato punti e vittorie in serie come nessuna mai. Fino alle lacrime abbiamo gioito e sofferto, ma con stile, eleganza e forza abbiamo reagito ogni volta. Ad ogni magia dei nostri 10, ad ogni gol dei nostri 9, ad ogni parata dei nostri 1, il mio pensiero andava sempre a quel divano, a quel Natale, a quella prima maglia. Perché la passione per il calcio ha il potere di superare il tempo restando immutata, ferma, integra, solida. La stessa passione che oggi mi vede riflettere, con urgenza, su cosa sia diventata questa nostra Juve.

Le due sconfitte di fila fanno male, lo smarrimento negli occhi degli 11 in campo fa ancora più male, se possibile. Quattro anni di glorie e di sudore, non possono essere cancellati così, con un colpo di spugna e un ricambio generazionale che, come spesso capita anche in altri settori, non sempre è garanzia di fame di vittorie e di forza di volontà. Nei 90 minuti e più della sfida persa con la Roma abbiamo assistito a uno spettacolo che fa male al calcio e a chi ama questi nostri colori. Una squadra persa, in balia di sé stessa, senza coraggio e senza personalità, senza una guida sicura dentro e fuori il campo. È vero, nulla è per sempre, ma tra il “per sempre” e il “mai” dovrà pure esserci un punto esatto dove ritrovarsi?

Serve pazienza, lo hanno detto tutti, ed è vero. Ma la pazienza non ci ha mai abbandonati, nemmeno nelle ore e nelle stagioni più buie. Non è un problema di pazienza ma di entusiasmo e di visione, e tutti noi sappiamo quanto siano determinanti questi due fattori per un'impresa solida e seria come la Juve. E allora ecco cosa ti chiedo: nell'ultimo giorno di calciomercato metti in rosa quell'energia positiva che non c'è più. Rimetti nello spogliatoio e sul campo la fame di futuro e il coraggio dell'audacia. Top player ne servono, certo, ma ciò che più manca alla nostra Juve è l'essere Juve. Sarebbe un grande colpo di mercato, forse il più determinante per la stagione che si è già aperta.
E se, come canta Brunori, "il 31 d'Agosto c'è una storia che nasce e un'estate che muore", allora è oggi il giorno giusto per farla ripartire questa nostra storia di un grande amore.
Non trovi?

Mi affido a te, alla tua straordinaria capacità di saper dare il meglio sempre, per la storia che rappresenti e per il futuro che hai davanti.
Con stima e riconoscenza

Sergio.

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