Alessandro Da Rold
Portineria Milano
3 Settembre Set 2015 0853 03 settembre 2015

Sulla candidatura di Sala a Milano pesa l'incognita della riapertura delle indagini su Expo

C’è un punto di domanda grande come una casa, nello stile dei cartoni animati, che pesa sulla testa di Giuseppe Sala, l’amministratore delegato di Expo 2015 lanciato da Matteo Renzi come candidato sindaco di Milano («Dipende da lui a me piace moltissimo» ha detto il premier). Riguarda le indagini sull’esposizione universale fermate dal procuratore capo Edmondo Bruti Liberati: una moratoria diplomatica che ha ibernato il lavoro dei magistrati in procura per non disturbare il "sistema Paese". È una spada di damocle che pende e che potrebbe abbattersi dopo le chiusura dei cancelli, il 31 ottobre. Sala al momento non è mai stato toccato di striscio dalle inchieste che hanno coinvolto negli ultimi due anni diversi manager di Expo 2015, a partire da Arturo Paris, uno degli uomini a lui più vicini in questi anni. Non solo. Sala non ha mai ricevuto avvisi di garanzia. Ma Expo è una delle opere infrastrutturali più importanti in Italia negli ultimi dieci anni. E intorno sono girati miliardi di euro, in un sottobosco su cui i magistrati milanesi potrebbero aprire nuovi filoni di indagine: basti pensare che il governatore di regione Lombardia Roberto Maroni è rimasto appunto impigliato in una vicenda di raccomandazioni. E c'è chi fa notare che manca ancora un'inchiesta sulla maxi piastra, tassello tra i più importanti dell'esposizione. A fine novembre Bruti Liberati andrà in pensione. In procura si prevede una rivoluzione. E chissà che non possano ricominciare a girare schizzi di fango in vista delle elezioni comunali. 

 Iscriviti alla newsletter

Vuoi essere sempre aggiornato? Iscriviti alla newsletter de Linkiesta.it .

Quando invii il modulo, controlla la tua inbox per confermare l'iscrizione

 Seguici su Facebook