Piero Cecchinato
Specchi e allodole
7 Settembre Set 2015 0837 07 settembre 2015

Perché il cittadino direbbe NO alle Olimpiadi di Roma - una petizione


Il prossimo 15 settembre scade il termine per la presentazione della candidatura di Roma ad ospitare le Olimpiadi del 2024. 
Con 39 voti favorevoli, soli sei contrari e nessun astenuto, il Consiglio comunale di Roma ha infatti approvato, tra gli applausi, la mozione per la candidatura della città.
ll Consiglio nazionale del Coni ha deliberato all'unanimità la candidatura.
Prima della pausa di agosto il Governo italiano ha confermato il suo pieno appoggio.

IL SENSO DI DIRE NO

Nessuno, N-E-S-S-U-N-O, dice quanto tutto questo potrà venire a costare.
Ma al contribuente qualcuno ci pensa mai?
Questa candidatura è gestita come un affare prettamente personale delle autorità interessate.
E’ uno scandalo che non ci sia stata una, dico una parola di RIGUARDO (valore smarrito) nei confronti dei cittadini contribuenti, soprattutto alla luce degli ultimi scandali che stanno affliggendo la capitale.
Altro che gufi o disfattisti. C’è un’intera classe dirigente che non ha ancora capito cosa significhi avere rispetto per chi si spacca la schiena lavorando tutti quei giorni (173 quest'anno) che ci separano dal Tax Freedom Day.

Non si può quindi che dire NO a salti nel buio che mettono a repentaglio il nostro portafoglio in nome di una dannosa sindrome da palcoscenico che alla fine, quando si fanno i conti, non porta mai reali vantaggi agli inermi spettatori.
Per questa ragione con gli amici di EleMenti Liberali abbiamo lanciato una petizione.

GLI SPRECHI DEL PASSATO

Correttamente la petizione ci ricorda che i costi olimpici lievitano rispetto ai preventivi iniziali anche in sedi notoriamente virtuose.
I giochi di Londra del 2012
costarono oltre 6 miliardi di sterline in più rispetto al primo budget preventivato, con uno sfora­mento del 276%. L’impatto della manifestazione sul PIL non risultò, invece, così rilevante. Come notato da qualche economista, il dato positivo nel terzo trimestre 2012 apparve legato non tanto ai giochi, quanto alla celebrazione del sessantesimo anniversario dell’ascesa al trono della Regina Elisabetta.

Le Olimpiadi di Atene 2004 costarono circa 9 miliardi di euro, contro una previsione di 4,5 miliardi e per molti commentatori segnarono una tappa fondamentale nella recente crisi greca.

Per i Campionati mondiali di calcio di “Italia 90” vennero spesi 7.230 miliardi di vecchie lire (di cui circa 6.000 di fondi pubblici) e non ci fu una struttura ove i conti non sballarono.
La stazione ferroviaria di Farneto a Roma, in zona Farnesina, costò quasi 8 milioni di euro per rimanere aperta solo una ventina di giorni e non essere più utilizzata fino al 2008, quando venne occupata da Casapound.
Non serve poi ricordare lo stadio Delle Alpi, edificato per un costo di 226 miliardi di vecchie lire, per poi venire chiuso nel 2006 ed essere demolito nel 2009.

Per gli impianti dei mondiali di nuoto di Roma 2009 la spesa complessiva inizialmente preventiva fu di 65 milioni di euro, ma alla fine la cifra aumentò di quasi dieci volte: 607.983.772 euro.

Ai giochi del Mediterraneo di Pescara del 2009 il buco finale di bilancio fu di 37 milioni

Nel 2006 le Olimpiadi invernali di Torino costarono più di un miliardo di euro in appalti e molte delle infrastrutture costruite risultano ancora oggi inutilizzate o assoggettate a notevoli quanto inutili costi di mantenimento.

NESSUNA STIMA DI SPESA

Ma quel che veramente grida vendetta nella candidatura di oggi, a prescindere anche dagli scandali che stanno interessando la capitale, è che non ci sia uno straccio di budget plan per quest’iniziativa.
In occasione della precedente candidatura di Roma ad ospitare i giochi olimpici del 2020, si stimò una spesa di oltre 8 miliardi, che si sarebbero sommati al miliardo e 600 milioni da stanziare per l'ampliamento dell'aeroporto di Fiumicino.
Il comitato Roma 2020 preventivò al tempo un esborso iniziale per supportare la candidatura di 42 milionidi euro, la maggior parte dei quali a carico dei contribuenti (Comune di Roma, Regione Lazio, Provincia ed soggetti pubblici).
Nel febbraio 2012 il governo allora in carica disse NO con le seguenti parole: “Non pensiamo sarebbe coerente impegnare l’Italia in quest’avventura che potrebbe mettere a rischio i denari dei contribuenti”.

Se almeno al tempo c'era una stima, seppur poco attendibile, del rapporto costi-benefici, delle ricadute sul PIL romano e nazionale e delle opere da eseguire, oggi NON c'è assolutamente niente e si sta procedendo senza uno straccio di numero, senza un abbozzo di budget plan o di previsione di spesa.
Si sa, questo purtroppo sì, che in caso di presentazione della candidatura il Comitato promotore presieduto da Luca Cordero di Montezemolo potrà gestire un fondo di 60 milioni di euro per promuoverla e supportarla fino alla decisione finale del Comitato internazionale. Bazzecole, insomma.

CITTADINI, NON SUDDITI

In seguito alla proposta della candidatura di Boston per le Olimpiadi del 2024, nacque un comitato di cittadini a sostegno del NO (www.nobostonolympics.org), con l'obiettivo di destinare i fondi relativi ad interventi di miglioramento della città.
A fine luglio la risposta negativa del sindaco Marty Walsh: "Non posso impegnarmi a mettere a rischio i soldi dei contribuenti".
Averne di politici così. Meno palcoscenico e più riguardo e responsabilità.

“I cittadini silenziosi possono essere dei perfetti sudditi per un governo autoritario, ma sarebbero un disastro per una democrazia” diceva Robert Alan Dahl.
Per non stare in silenzio e tutelare il vostro portafoglio, firmate la petizione.

Piero Cecchinato

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