Alessandro Paris
Margini
8 Settembre Set 2015 1520 08 settembre 2015

La venditrice di scarpe

Talvolta la vita sorprende come un romanzo. In breve: giorni fa stavo facendo delle ricerche bibliografiche su di un autore sul quale è stato scritto assai poco, e sul quale sto scrivendo. Ho trovato una tesi di laurea, in un'unica copia depositata nella biblioteca di un istituto di scienze religiose di Trento. La prendo, quasi per curiosità, certo di trovarvi lo stile di un solito lavoro compilativo.  E invece trovo una prosa scattante, raffinata, acuta filosoficamente. Ne ricavo l'impressione di una giovane studiosa promettente, che sicuramente avrà continuato un percorso di ricerca. cerco altri suoi titoli, nulla. Chiedo alla bibliotecaria notizie, nulla. Ha un numero ma non lo può dare. Mi dice che non posso fare fotocopie alla tesi se non ho il permesso scritto dell'autrice. Aggiunge che il nome corrisponde a una proprietaria di un negozio di scarpe. Non può essere lei, penso. Dopo qualche giorno, effettivamente, ricevo una mail nella quale si conferma che quella giovane (allora) ha effettivamente un negozio di scarpe. Ha cambiato mestiere, e ora si dedica a quello. Per il tramite della bibliotecaria, ella mi fa sapere che non ha problemi a parlarmi, anche se non sa se può essermi d'aiuto, sono passati tanti anni. In breve, rintraccio il negozio, entro, e chiedo se lei è quella persona. «Si, sono io; è come un tuffo nel passato, ho avuto nausea dello studio, e ho cambiato decisamente settore»  mi dice con un sorriso un po' timido. «Poi, sa, ho due figli, e un negozio da tirare avanti…». Mi porge la tesi, scrupolosamente contenuta in una teca di carton lucido, per farne alcune fotocopie. «È l'unica copia che ho, mi raccomando, me la riporti!». Io le dico: «Le hanno detto, quando l'ha scritta, che meritava la pubblicazione?» Risponde che il suo professore (che conosco bene) le disse che era ben scritta,  ma nessuno le propose nulla. Ora ha altro a cui pensare, figli da mantenere, le spese della casa, e non legge più di filosofia. Riportandole la tesi, mi accoglie  ancora con un sorriso, ma stavolta sicuro, mentre è intenta a servire scarpe. Penso a Mounier, mentre ora a casa leggo quelle pagine. Ognuno, nel suo piccolo, contribuisce, con qualunque lavoro, al progresso della società. Io insegnando in un liceo, la mia collega, molto più dotata di me, vendendo scarpe.

E la commedia continua.

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