Cosimo Pacciani
La City dei Tartari
14 Settembre Set 2015 2330 14 settembre 2015

My fair lady with a camera

Immaginate di abitare sull'isola di Wight, di fronte alla costa francese, alla fine del diciannovesimo secolo. Immaginate di essere donna, di famiglia bene e di essere arrivata su quell'isola dopo anni di permanenza in India, dopo aver vissuto nei salotti londinesi della prima meta' del diciannovesimo secolo. Ed immaginate il dolce declivio che vi aspetta, fra i giardini subtropicali dell'isola, le visite regolari a Londra e quel senso oppiaceo di un mondo che sembra andare ovunque, dai porti inglesi, ma che rimane immobile, nelle strade che attraversano i campi di grano, a filo delle scogliere ricolme di fossili di animali fantastici. 

Immaginate che vostra figlia vi regali una scatola, che dice sia in grado di catturare la realta', una macchina fotografica, una delle prime. Ed immaginate che a quel punto tutta quella realta' immota che avete di fronte diventi una storia da raccontare, reintrerpretare. Ecco, state immaginando l'esperienza di Julia Margaret Cameron, una signora nata nel 1815, l'anno deglli accordi di Vienna e che un giorno, a 48 anni, si e' ritrovata fotografa accidentale. Senza alcuna preparazione, senza alcuna forma di educazione all'utilizzo di quella scatola, forse una specie di regalo burla della figlia, quello che in inglese si chiama novelty gift. 

Viene da notare come gli storici la definiscano autodidatta, forse perche' una milady, una siura, signora, donna ma, in quegli anni, tutti erano autodidatti, tutti sperimentavano, uomini e donne, con le camere oscure. Ma la siura Cameron va oltre e, come una specie di Artemisia della celluloide, inventa la fotografia moderna. 

I temi sono epici, religiosi, le donne dell'isola di Wight ed i loro figli hanno la docilezza dei lineamenti neoclassici, ed allora vi sbizzarrite a ritrarre madonne in attesa, volti dolci, di donne locali. Volti diafani o dai tratti decisi, forti. Comunque, sempre donne eroine di un istante che oggi si definirebbe Warholiano. Mogli e figli di pescatori, con i capelli coperti, nascosti da turbanti improvvisati e bambini sereni, diafani. Trasparenti ed ora inesistenti, perche' di alcuni non si sa nulla. La signora Cameron fa anche ritratti, le sue frequentazioni le permettono di rendere eterne le pose e le sembianze di Darwin, la cui foto piu' famosa, in bianco e nero, e' proprio un ritratto raccolto dalla signora Julia Margaret Cameron. O ritratti di attori, poeti, fra tutti quello di Robert Browning, il poeta sommo dell'era Vittoriana.

Margaret Cameron diventa un'antesignana della filosofia moderna dell'istante reso eterno, diventa blogger, scrive al direttore del V&A a cui invia le sue foto e diventa una specie di contributrice fissa del museo stesso. con quella generosita' vittoriana degli inglesi nei confrontti delle loro istituzioni imperiali. Alla fine della sua vita, torna a Ceylon e muore lasciando un'opera di centinaia di ritratti e fotografie rivalutati solo dopo un secolo, negli anni settanta del ventesimo secolo. E diventa un simbolo, un modello della ritrattistica fotografica degli albori. Vendicata nella sua intuizione di volti che raccontavano storie intense e vere, come nessuno storytelling potrebbe fare, come nessun novellista potrebbe compiere in centinaia di pagine. Le foto di Margaret Cameron ancora oggi colpiscono, perche' sono volti millenari quelli che ci guardano, volti di persone che guardano sempre oltre l'obiettivo, nel fulcro della loro passione, delle loro indecisioni, nel vestibolo delle loro idee e delle loro elucubrazioni. La fotografia di Margaret Cameron racconta la psicologia di un'epoca o di una parte della razza umana, da quella scatola magica fino alla Selfie Era, affascinata con la cattura dell'anima o dello spirito di un istante, in una soluzione di sostanze chimiche, celluloide ed acqua raffinata.

Margaret Cameron e' rimasta per decenni nell'oscurita' degli studi degli esperti, in collezioni private o nei meandri del Victoria and Albert Museum, come una specie di bizzarria, una donna seminobile con una macchina fotografica. L'equivalente di queste ragazze spigliate che girano il pianeta con una Reflex del nonno, o che inondano Instagram di foto di tramonti e piatti di cannolicchi, direte. Margaret fu molto di piu', fu la prima a reinventare l'arte fotografica come una forma di attivita' autarchica, anarchica. Non aveva alcun rudimento e si affeziono' alle esposizioni sbagliate, alle stampe sfrangiate, con segni bianchi, striature. Insomma, nell'imperfezione delle sue fotografie aveva capito che alla fine non contava solo la tecnica, ma il messaggio. Contava lo spirito che le sue foto ancora oggi catturano. di una donna che scopre che quell'hobby accidentale in realta' rivela una realta' nuova, una filosofia. Il mezzo e' il messaggio, il messaggio e' il mezzo. 

La signora Cameron si trovo' artista punk. Ancora prima che nascesse il babbo di Johnny Rotten. E le sue foto raccontano quell'entusiasmo, quella sua ossessione per immagini sacre, o similsacre, la foto come un racconto, come una storia da raccontare. Prima di tutto la sua. Quella successione di eventi e coincidenze, di caso, caos, destino, quel senso di un ruolo che ognuno di noi ha nel mondo, testimoni perpetui di questa umanita' che si svolge attorno. Le mani dipinte nelle caverne del Neolitico, i selfie, gli affreschi dove i committenti sono rappresentati in ginocchio. La storia del mondo e' questa lotta fra una linea temporale che arriva e torna verso l'infinito e l'infinita dolcezza di ognuno di noi di voler lasciare un segno. Margaret ci ha provvisti di volti, immagini, ovali ed occhi che continuano a scrutare con una curiosita' che si ferma ai limiti della morbosita', perche' trafitta, mesmerizzata dall'istante che lei riusci' a catturare. La salvezza del senso, la ragionevolezza delle direzioni che sembrano prese a casaccio ed alla fine diventano quello che siamo noi. Diventano Noi. Una capsula di memoria che attraversa i cieli in un secondo. La fotografia, la parola, fermano tutto questo in un attimo.

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'Un giorno, ti raccontero' tutta la bellezza del mondo che ho visto, anche nello squallore e nel dolore. Intanto, accontentati di questa cartolina del porto di Piombino' KJ Okker

Soundtrack: Neko Case - Madonna of the Wasps (Robyn Hitchcock's cover)

https://www.youtube.com/watch?v=vsLwKkn_xEo

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