Consuelo Canducci
Contronotizia
22 Settembre Set 2015 1056 22 settembre 2015

Cari followers vi scrivo, così ci conosciamo un po’

Ogni tanto mi sveglio col bisogno di cambiare qualcosa. Allora, per evitare il rischio di andare dal parrucchiere e fare una grande cazzata, mi sfogo sul blog. Che poi non è proprio una voglia di cambiamento la mia, ma un bisogno di fare il punto. Chissenefrega direte voi, fallo senza coinvolgerci (noi stavamo bene anche così). Eh no, avete presente quei momenti di coppia, quando ti ritrovi a cena dopo anni di convivenza e chiedi all’altro “allora? chi sei? tutto bene? che c’hai in testa, che si faaa?”. Ecco, ho bisogno, senza troppi giri di parole e senza sforare il milione di battute, di dirvi due cosette. Cari i miei followers, non importa quanti siete, se due o duecento (che poi potreste anche battere un colpo ogni tanto e lasciare pure dei messaggi).

La prima è: di che scrive Contronotizia? Beh, non lo so. C’ una sorta di mischia francesca che nasce dal profondo del mio  ego – treccani aiutami tu –  ego non sta per egocentrico. Potrei scrivere di qualunque cosa, in qualsiasi modo.  Per intenderci: se dovessi scrivere di un libro che ho letto, non significa che lo stia recensendo – lavoro che lascio a quelli bravi – significa che sto scrivendo-di-quel-libro-che-ho-letto. A vostro rischio e pericolo, poi.

Sì, è vero, in passato sono caduta nel tranello del “famolo sul serio” e forse qualche aria da recensista o giornalista me la sono pure data. Ma che ci volete fare, sono cresciuta e con gli anni uno deve fare i conti con i propri limiti. Dunque preferisco chiarire bene le cose: sono una che scrive e si diverte a farlo, punto. Bene o male non lo so.

La seconda è che faccio anche altre cose, per questo il blog va a singhiozzo.  Intanto ho due figli che scarrozzo di qui e di lì, e il mio momento di gloria intellettuale si svolge dalle nove alle tredici. E non è detto che succeda, perché lavorando da casa mi interrompono di continuo (ma chi poi?) e devo ogni tanto fare le “commissioni”, come direbbe la mi nonna. Per il resto della giornata mi trasformo in un taxi senza tassametro. Poi, per non farmi mancare niente mi sono imbarcata nella stesura di un romanzo, con il quale spero finalmente di diventare molto famosa e di guadagnare un mucchio di soldi. Nel frattempo (ve ne sarete accorti se sieti miei amici di faisbuk) mi sono dedicata alla fotografia: mi sta regalando qualche piacevole soddisfazione anche se non credo mi porterà fama e soldi come il best seller in uscita, per ora i soldi me li ciuccia solamente.

Basta direi. Ora che siamo arrivati al dessert e ci conosciamo un pochino meglio, sappiate che d’ora in poi vi renderò più partecipi dei cazzi miei. E infatti, per finire in bellezza, vi comunico che mi dovrò mettere gli occhiali. Per questo se troverete refusi non è per ignoranza ma per principio di cecità (seguirà, ovviamente, un servizio fotografico).

Cari miei followers, scrivetemi. Dovete andare in fondo alla pagina. Su, op op op …

www.contronotizia.altervista.org

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