Francesco Floris
Occident Ex-Press
23 Settembre Set 2015 1702 23 settembre 2015

Primarie di Milano, su Facebook spunta Boeri

Lui dice che è un gioco, ma qualche brivido sulla schiena dei candidati alle primarie del centrosinistra milanese, è corso certamente.

Stefano Boeri, architetto, fratello di Tito Boeri – l’economista alla guida dell’Inps – ed ex vicesindaco del capoluogo lombardo, ha rilasciato sul suo profilo Facebook un video di un minuto in cui avanza sette proposte per Milano. «Mi hanno chiesto di dire in un minuto che cosa farei da Sindaco di Milano... sono stato al gioco», scrive completando il messaggio con tanto di smile.

E dire che il suo nome è circolato con insistenza, negli ultimi mesi, come candidato del centrosinistra del post Pisapia. Proprio lui che dalla Giunta arancione se ne è andato (è stato cacciato?) dopo pochi mesi di governo della città. E dire che lunedì 21 settembre si era finalmente raggiunto un accordo nel Partito democratico e nella sinistra meneghina per le primarie di coalizione: il 7 di febbraio (qualcuno aveva proposto il 14, come regalo per San Valentino), turno unico, ogni candidato deve prima raccogliere 2000 firme. L’annuncio di data e meccanismo delle primarie era parso un raggio di sole dopo la tempesta delle ultime settimane in cui di nomi ne erano stati fatti tanti, forse troppi: oltre ai candidati ufficiali Pierfrancesco Majorino e Emanuele Fiano, le cronache erano piene di Maran, De Cesaris, Sala, Tajani, nomi condivisi, esponenti della borghesia, candidati civici o figure calate dall’alto del Partito. Cioè Roma.

Il video in cui Boeri parla di «piantare tre milioni di alberi lungo i viali e le tangenziali della città» oppure di «realizzare a Milano una rete dell’informazione pubblica, con l’editoria, i media, il mondo del giornalismo d’inchiesta», il tutto mostrando a favore di telecamera un cartello con scritto ‘‘BBC’’, non incontrerà molti favori fra i suoi ex colleghi di giunta e di partito. Un'invasione di campo dopo il triplice fischio.

Di idee Boeri ne ha parecchie: «Chiedere alle eccellenze della moda o della finanza di adottare parti delle periferie milanesi». E ancora: «Trasformare i padiglioni di Expo in ambasciate della creatività» oppure «il massicciato della Stazione Centrale può diventare un villaggio dove si ripara di tutto: dalle auto, ai computer fino ad arrivare ai corpi».

Tutte ottime, peccato che l’architetto del Bosco Verticale sia appena stato chiamato a dirigere un dipartimento universitario in Cina. Chissà che non ci abbia ripensato e preferisca proseguire nella carriera politica. Di certo c’è solo un fatto: per un posto da professore universitario nell’estremo Oriente, le primarie non servono. E ci si risparmia anche molta tensione.

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