Francesco Carini
Homo sum
24 Settembre Set 2015 0039 23 settembre 2015

Diritto allo Studio? C’era una volta l’art. 34… Poi arrivò il nuovo ISEE

di Francesco Carini

«I capaci e meritevoli, anche se privi di mezzi, hanno diritto di raggiungere i gradi più alti degli studi.

La Repubblica rende effettivo questo diritto con borse di studio, assegni alle famiglie ed altre provvidenze, che devono essere attribuite per concorso».

Che meraviglia… Questi non sono solo commi dell’articolo 34 della Costituzione Italiana, rappresentano pietre miliari di civiltà, al pari dei versi danteschi: «Fatti non foste per viver come bruti, ma per seguir virtute e canoscenza».

Fino a qualche anno fa, nonostante i tagli all’istruzione, chi non poteva permettersi di andare all’università riusciva comunque a frequentarla, e spesso a laurearsi, grazie all’intervento dello Stato, che, attraverso posti alloggio e contributi in denaro sovvenzionati attraverso i rispettivi enti regionali, era finalmente riuscito a mettere le basi all’abbattimento parziale di quella divisione sociale che sentenziava tacitamente: «il figlio del contadino non può fare il medico o la figlia dell’operaio vada a lavorare in fabbrica». Ebbene, le borse di studio sono riuscite a materializzare quello che fino al secolo scorso era un miracolo ed aveva portato addirittura centinaia di giovani ad indossare l’abito talare pur di garantirsi un’istruzione superiore. Invece, dagli anni ’50 in poi, in seguito al rafforzamento del DSU, nelle corsie di ospedale si cominciarono a vedere non solo rampolli di primari; mentre dietro una scrivania da ingegnere poteva sedere anche l’orgoglio di un vecchio muratore, che per tutta la vita aveva sognato di vedere il proprio ragazzo non doversi spezzare la schiena dodici ore al giorno al caldo o al gelo.

Oggi, a distanza di anni, si rischia di limitare fortemente una fra le meraviglie della democrazia italiana, che stava colmando il divario fra le classi sociali, dando ad ogni genitore la speranza in un Italian Dream per i propri figli e non in un’emigrazione che li portasse in esilio dalla loro terra.

Quest’anno, in aggiunta alla crisi che ha falcidiato l’economia della famiglia media italiana, ci si è messa in mezzo una pesantissima situazione legata alla messa in atto del nuovo calcolo ISEE. Se quest’ultimo sulla carta nasce per un maggior controllo su eventuali evasioni messe in atto da coloro i quali non dichiaravano redditi o conti correnti bancari, ha al contempo provocato la diminuzione del 30% degli idonei al conseguimento dei benefici per limiti eccessivamente rigidi ed anche scelte “poco umane”. Decine di migliaia di studenti sono risultati esclusi per l’ISPE o “ricchi”, nonostante le loro condizioni economiche non fossero variate rispetto agli anni precedenti. Ma questo non basta, perché è stato eliminato l’innalzamento della scala di equivalenza di 0,5 punti per disabile, nel caso di famiglie con uno o più componenti invalidi, sostituendolo con franchigie dal valore variabile a seconda del grado di disabilità. Non solo, nello stesso ISEE vengono anche calcolate le pensioni di invalidità, con tutto ciò che ne comporta, dal momento che non vengono tenute in conto le difficoltà e le spese incontro a cui va l’interessato nel corso dell’anno. Proprio riguardo a questo aspetto, lo scorso febbraio il TAR del Lazio ha dichiarato in parte illegittimo l’art. 4 del DPCM 159/2013, non comprendendo come nella nozione di reddito potessero essere compresi emolumenti riconosciuti a titolo meramente compensativo e/o risarcitorio a favore di gente affetta da disabilità.

Sotto accusa da una parte degli interessati anche il MIUR e, in alcuni casi, le singole regioni, rei di non aver preso in tempo le dovute contromisure ad un cambiamento netto nell’ambito del calcolo dei requisiti economici degli studenti richiedenti i benefici. In particolare, il Ministero dell'Università e della Ricerca è stato preso d'assalto nei giorni scorsi attraverso un tweetmob legato alla campagna #IONONRINUNCIO.

Che dire? Il miglioramento di un’intera nazione dipende dal grado d’istruzione e dalla cultura del suo popolo. Nel caso in cui ciò resti nelle mani di un’élite non si può parlare di democrazia, bensì di un’oligarchia che può manipolare i cittadini a proprio piacimento. Intervenire come sostiene il Link-Coordinamento Universitario, favorendo l’innalzamento delle soglie minime dell’indicatore della situazione economica equivalente e l’abolizione dell’ISPE come parametro scisso dallo stesso ISEE (sempre in merito all’accesso ai benefici legati al Diritto allo Studio), risulta di fondamentale importanza alfine di dare una speranza a migliaia di giovani e anche per la vita democratica del nostro paese. 

«La libertà senza la giustizia sociale non è che una conquista fragile, che si risolve per molti nella libertà di morire di fame».  Sandro Pertini

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