Piero Cecchinato
Specchi e allodole
12 Ottobre Ott 2015 1456 12 ottobre 2015

Venezia: lo sperpero della politica val bene un quadro di Klimt

Brugnaro Giuditta

Questo week end mi sono piuttosto divertito a leggere i commenti sulla boutade del sindaco di Venezia Luigi Brugnaro che non esclude di vendere un quadro molto famoso di Klimt (la Giuditta II – Salomé ) per ripianare i debiti del Comune.

Dico boutade perché una simile misura è vietata dall’art. 54 del Codice dei beni culturali, che assoggetta a notevoli vincoli e limitazioni la dismissione di un’opera di tal genere.

Fra tutte le opinioni quella più imbarazzante è secondo me quella che ammette un'opzione simile perché si tratterebbe di un'opera che non ha nulla a che vedere con Venezia.

"Nessuno va a Venezia per vedere Klimt e dovendo scegliere fra Venezia e Klimt, è meglio che muoia Klimt. Non si tratta di vendere un Canaletto o un Tiziano. Si parla di opere che non sono legate alla storia di Venezia" ha detto Vittorio Sgarbi.

Tralasciamo pure il fatto che a Venezia Gustav Klimt furoreggiò alla Biennale del 1910 che gli dedicò una sala intera per l’esposizione di 22 dipinti tra cui proprio la Giuditta II.

Anche tralasciando questa considerazione, non ha comunque senso chiedersi se un quadro simile c‘entri qualcosa con Venezia. Non ha senso se si vuole dare alla città un respiro internazionale.

Provate a dire ai parigini che la Gioconda può essere venduta perché non ha nulla da spartire con la città.

Ovvio che i turisti non vanno a Venezia per vedere Klimt. Così come non vanno a Madrid o Berlino per vedere Caravaggio.

In certe città ci si va per un insieme di attrazioni. Ma perché, allora, squalificare Venezia nella competizione internazionale rendendola ancor più provinciale di quello che è?

A questo punto dismettiamo l’intera Galleria Internazionale d'Arte Moderna di Ca’ Pesaro e apriamo una bella mostra di arte contemporanea regionale.

Ad ogni modo, c'è un dato che mi pare non venga troppo considerato.

La proposta di Brugnaro è raccapricciante perché priva di risorse una gestione virtuosa, in crescita e in utile come quella della Fondazione Musei Civici Venezia, che è aperta al capitale dei privati e opera senza contributi pubblici, autofinanziandosi ogni attività (questa cosa va sottolineata dieci volte), per coprire buchi fatti in gran parte dalla politica con le municipalizzate.

Secondo stime al 2012, l’indebitamento delle 16 partecipate del Comune si aggirerebbe attorno al miliardo di euro.

E la nuova amministrazione che vorrebbe fare? Spogliare i virtuosi e premiare gli sperperatori.

Tutto ciò con un quadro di Klimt.

Gran bel messaggio.

Piero Cecchinato

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