Gaetano Farina
Leggere il mondo
14 Ottobre Ott 2015 1435 14 ottobre 2015

Torino oltre le apparenze

Qualche sera fa, il tg2 nazionale delle 20.30 ha dedicato un servizio a Torino “che ha saputo trasformarsi da città fabbrica a città turistica”. Decisamente in contrasto con una fetta di cittadinanza, sempre più ampia, che avrebbe parecchio da ribattere a questa tesi. Ci sono, infatti, diversi modi di vedere la “nuova” Torino. C’è chi la vede più bella, più divertente, più attrattiva, più moderna e, quindi, più turistica. Ma c’è anche chi la vede come una città in cui è diventato molto difficile sbarcare il lunario, che non ha un’idea di futuro, che non aiuta i gruppi sociali più svantaggiati.

Gli autori del nuovo saggio “Torino Oltre le Apparenze”, pubblicato da Arianna editrice (del gruppo Macro), rappresentano a pieno titolo coloro che si ribellano alla visione edulcorata del capoluogo piemontese. Anzi, per loro Torino, negli ultimi 25 anni, è stata sottoposta ad una straordinaria operazione di marketing che ha l’obiettivo di nascondere la reale situazione socioeconomica del capoluogo piemontese. Secondo questa corrente di pensiero - in piena espansione -, dalla prima giunta (sempre di centrosinistra) Castellani sino all’attuale gestione del sindaco Piero Fassino, passando per il “trionfalistico” decennio di Sergio Chiamparino, la mancanza di una prospettiva di sviluppo in grado di rispondere al processo di deindustrializzazione - avviatosi dai primi anni anni ‘80 - è stata nascosta da un’aggressiva (ed efficace) strategia comunicazionale, culminata con le Olimpiadi invernali del 2006, capace di rivendere la città, a livello nazionale, addirittura come modello di trasformazione post-industriale. Si è cercato di far credere che Torino sia in grado di sviluppare - al contrario di altre metropoli del mondo decadute come Detroit - un’alternativa al declino industriale, puntando sulla cultura, sul terziario, sul turismo d’affari e di piacere, sulla bellezza. Per l’associazione Pro Natura e il giornalista-attivista Maurizio Pagliassotti, curatori di “Torino Oltre Le Apparenze”, si tratta di uno scenario illusorio che maschera le gravi ferite che la città e la sua amministrazione non sono ancora in grado di curare.

Per gli autori del libro, infatti, è già tempo di bilanci, poichè l’evento, le Olimpiadi del 2006, che avrebbe dovuto guidare la riconversione sabauda, seppur ricordato entusiasticamente dalla maggior parte dei cittadini, avrebbe prodotto effetti deludenti, anche in termini di incremento delle visite turistiche. Innanzitutto, la maggior parte delle nuove strutture destinate alle discipline sportive (specialmente i siti e gli alberghi di montagna) sono rimaste un “costo” tanto che per alcune si ipotizza già lo smantellamento; troppi locali, in primis il “villaggio degli atleti” che sta letteralmente cadendo a pezzi, sono rimasti inutilizzati, mentre centinaia di costosissimi “addobbi” olimpici sono divorati dalla ruggine nei magazzini comunali. La vera eredità dei giochi olimpici sarebbe il pesante aggravamento del debito cittadino che oggi supera i 3 miliardi di euro. La nuova moda, infatti, sarebbe quella di spalmare il debito sulle generazioni successive, in un arco trentennale: “si crea il debito e poi lo si moltiplica pagando il debito con altro debito, creando denaro fittizio che poi rimbalza dai comuni agli stati”.

Stretta dal grave indebitamento, l’amministrazione comunale - denunciano gli autori - prova a far cassa vendendo ai privati immobili di prestigio e, soprattutto, fette di territorio potenzialmente edificabile tanto che, nei prossimi vent’anni, la popolazione sarà travolta da una valanga di cemento. Per le associazioni ambientaliste ed i comitati di quartiere, si tratta di una “prospettiva di crescita” che non risponde certo all’esigenza di uno sviluppo urbano equilibrato, bensì a quella di far cassa velocemente da parte dell’amministrazione, in concerto con gli interessi privati, attraverso la valorizzazione immobiliare delle aree che vi sono ricomprese. E così la città sarà invasa da torri abitative di venti-trenta piani e nuovi centri commerciali, come se se ne sentisse la mancanza. Del resto, il governo cittadino conta molto sugli oneri di urbanizzazione, a cui è obbligata ogni impresa costruttrice, che, al posto di trasformarsi in servizi per la cittadinanza, vengono monetizzati per ingrassare le casse.

Eppoi c’è una Torino sommersa, ma sempre più emergente, che fa a pugni con l’immagine virtuosa e benestante che la città si vuole dare e che, peraltro, è già stata raccontata, più approfonditamente, da altri reportage sia della televisione pubblica che di quella privata. La Torino dei poveri, degli sfrattati, della massa giovanile, anche laureata, senza lavoro, degli immigrati senza tetto, delle strade dissestate, delle scuole che cadono a pezzi, degli esercizi commerciali (anche quelli del centro storico) che falliscono in continuazione, del sistema bibliotecario che - da eccellenza nazionale - sta collassando lentamente.

Maurizio Pagliassotti, ex giornalista di Liberazione, uno dei contributori di “Torino Oltre le Apparenze”, è, tra l’altro, il promotore di “Sistema Torino”, un laboratorio culturale che esplora ed analizza le criticità del capoluogo piemontese e la sua narrazione da parte del mainstream istituzionale e mediatico, proponendo incontri, forum, eventi, ma anche produzioni editoriali e spettacoli teatrali come quello denominato “Exporto 2022” che debutterà proprio nei prossimi giorni.

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