Daniele Grassucci
Dopo Skuola
16 Ottobre Ott 2015 1821 16 ottobre 2015

Morire di baldoria

Si può morire di gita scolastica e di connesse baldorie serali? Oggi dobbiamo piangere la sorte di Elia Barbetti, un ragazzo di 17 anni, in gita a Milano per visitare l’Expo che – inspiegabilmente, almeno finora – è morto precipitando da un balcone dell’hotel in cui alloggiava insieme ai suoi compagni di classe e agli insegnanti. Una disgrazia: è evidente, quale che ne sia la dinamica. Un dolore unico e insanabile per i suoi genitori. Una ferita nella memoria collettiva della sua scuola. Gli inquirenti, nelle prossime settimane, sapranno forse dirci di più su questo drammatico evento.

Come osservatori dell’universo scuola, tuttavia, non possiamo non ricollegare questo episodio ad altri analoghi che si sono consumati di recente: tanti, frequenti, ripetuti, e tutti in gita scolastica. Possibile?

Solo quest’anno sono morti tre ragazzi in simili circostanze e tutt’e tre precipitando a un balcone: prima di Elia c’è stato il caso assai controverso di Domenico Maurantonio, anche lui a Milano per visitare l’Expo e anche lui precipitato da un balcone alle prime luci dell’alba dello scorso 10 maggio. Aveva 19 anni.

Due mesi prima – il 5 marzo - a cadere da un balcone, questa volta a Roma, è stata la studentessa greca Anastasia Dakmli, diciassettenne.

La cronaca ha registrato tre morti “da gita scolastica” anche lo scorso anno. Il primo aprile del 2014, infatti, il quindicenne Gabriele Russo, catanese in gita a Barcellona, è caduto dal ponte della nave che lo riportava a casa. Si era sporto troppo, hanno raccontato i compagni. E comunque è morto.

Il giovane Johathan, svizzero di Losanna, di 16 anni, non è tornato da una gita a Roma: nel corso di una serata di baldorie, a quel che si è saputo, in cui si giocava incautamente con dei coltelli, è rimasto infilzato su uno di questi. Vai a capire come.

A Giugno dello stesso anno, a non tornare dalla gita è stata Isabella Fracchiolla, 17 anni, di Bari in gita a Taranto: si è troppo esposta su una scogliera per farsi un selfie, dicono i racconti dei compagni, è precipitata e morta.

L’elenco tragico potrebbe continuare con le ragazze di Morena (Roma) –Sara e Francesca - morte per un incidente sulla spiaggia di Ventotene nell’aprile del 2010: un masso si staccò dalla scogliera e le travolse. Due mesi prima la liceale romana Maria Cristina Schiani aveva scelto, invece, la gita a Londra per togliersi la vita.

Ogni storia, verosimilmente, ha una sua dinamica, ma ci lascia inquieti il dover constatare che tutte abbiano come dato comune la gita scolastica: una sorta di tempo sospeso durante il quale i ragazzi si sentono svincolati da tutta quella rete di obblighi, norme, controlli a cui li sottopongono (possiamo dire giustamente?) sia la famiglia che la scuola. La gita diventa un momento di libertà assoluta e di trasgressione e di sfida, ma anche spazio franco in cui si manifestano le tensioni e i bullismi di varia natura che covano nel corso dell’anno sotto la cenere delle regole scolastiche e familiari.

Un preside di grande esperienza ha definito le gite una kermesse liberatoria degli spiriti nascosti degli studenti, favorite spesso dall’impreparazione della scuola a queste situazioni. Dirigenti scolastici e insegnanti potrebbero tranquillamente abbassare il voto in condotta, sospendere o addirittura espellere gli studenti meno disciplinati nel corso di un viaggio di istruzione. Basterebbe contemplare una apposita disciplina sul regolamento di istituto e rammentarla prima della partenza. L’effetto deterrente sarebbe assicurato: è giusto che il viaggio di istruzione sia un momento anche di svago e di socialità, ma è necessario aiutare i ragazzi a mantenere quello stato di vigile allerta che preservi la loro stessa vita.

Ci si interroga – né potrebbe essere diversamente – sui controlli esercitati dagli insegnanti. Ma oltre l’interrogativo non si può andare: alcuni di questi ragazzi sono (erano) maggiorenni, e poi di notte, nelle loro stanze, chi può controllarli? E quanti ci vorrebbero per controllare tutto e tutti nelle 24 ore? Sta di fatto che, alla luce degli eventi, le gite di istruzione stanno diventando tempi di nessuno, pericolosi. E a volte mortali.

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