Francesco Carini
Homo sum
16 Ottobre Ott 2015 2139 16 ottobre 2015

Se questa è una sinistra…

Renzi Stabilita

Nella storia e nella vita pare talvolta di discernere una legge feroce, che suona: «a chi ha, sarà dato; a chi non ha, a quello sarà tolto».

Così scriveva Primo Levi in Se questo è un uomo. A parte i differenti e imparagonabili contesti, quella sopracitata è una massima universale in cui rischiano di rispecchiarsi alcune cecità dell’attuale governo Renzi, che poco hanno a che fare con i grandi temi dell’eguaglianza e della solidarietà.

Uno stato che si voglia definire civile parte da un sistema scolastico equo e dal rispetto per la figura più importante: l’insegnante. Gesualdo Bufalino addirittura affermava: «La mafia sarà vinta da un esercito di maestre elementari», ma qui, gli unici vincitori sembrano essere le compagnie aeree e ferroviarie che trasporteranno per tutto l’anno migliaia di docenti da una parte all’altra dell’Italia, costretti a trasferte forzate da una riforma che sembra premiare un preside a pieni poteri, figura tanto enigmatica quanto preoccupante.

Che dire? La situazione era già tragica, ma, tralasciando "La Buona Scuola", qualcuno sperava ancora nella possibilità di tutelare parzialmente il Diritto allo Studio, “violentato” in seguito alla più che opinabile riforma ISEE voluta dal governo precedente, insieme all'attuale mancato aggiornamento delle soglie di accesso ai benefici del DSU da parte del MIUR (di cui lo stesso ministero è responsabile in base all’art. 11 del DPCM 390/2001: “A partire dall'anno accademico 2002/03, i limiti massimi dell'Indicatore della situazione economica equivalente e dell'Indicatore della situazione patrimoniale equivalente sono aggiornati annualmente con decreto del Ministro emanato entro il 28 febbraio”).

Ci si attendeva un’integrazione con l'ultima legge di stabilità, ma è arrivata la sorpresa: zero euro. Davanti ad un 30% di beneficiari in meno di borse di studio e posti alloggio, sale lo sdegno epocale verso un’azione che significa: chi è nato in una famiglia agiata studi, chi è povero resti dov’è. Ma cosa ci si deve aspettare da un governo che si professa di sinistra e compie tagli alla sanità, voltandosi persino dall’altra parte davanti a migliaia di ragazzi che non avranno modo di studiare e realizzare i propri sogni? Ma che piega sta prendendo questo paese, dove la priorità è l'acquisto di un aereo presidenziale da 175 milioni di euro all'effettiva appicazione dell'articolo 34 della Costituzione? Cosa offre ai giovani se non permette loro neanche di migliorare la propria formazione, tornando indietro di almeno 50 anni e non permettendo l’accesso a professioni che erano già difficilmente alla portata di tutti? É come se davanti ad un intervento ortopedico discretamente complesso, il medico decidesse di tagliare completamente l'arto invece di tentare una soluzione.

Non garantire gli aiuti necessari a realizzarsi, significa condannare molta della potenziale migliore classe dirigente del domani ad abbandonare il sogno di un futuro dignitoso, rispetto ai sacrifici compiuti dai propri genitori. E questa è una mossa che determinerà verosimilmente un baratro fra le classi sociali, dal momento che i ceti agiati continueranno a poter mantenere i propri rampolli, garantendo loro un’istruzione tale da aspirare alle migliori posizioni professionali (indipendentemente dal loro talento); al contrario di una parte della prole della piccola borghesia e dei lavoratori più svantaggiati, che, a dispetto di un’effettiva volontà di impegnarsi sui libri, corrono il serio rischio di restare potenziali ottimi studenti, costretti in un angolo ad osservare la tavola imbandita per i soliti, a prescindere dalla loro reale volontà.

L’educazione ricevuta dalle generazioni nate fra gli anni ’70 ed ’80 contava almeno su solide basi di fiducia in un futuro che vedeva come assodati alcuni traguardi sociali. Adesso sembra che siano state perse le certezze in quei risultati ottenuti con importanti battaglie civili, regredendo ad un passato dove non conta il sangue blu, ma il patrimonio.

Toni Morrison afferma che il potere di "definire" appartiene sempre a coloro che definiscono, mai a coloro che sono definiti; pertanto, se le professioni più importanti resteranno nelle mani di coloro i quali potranno sempre comandare, che futuro ci sarà per la democrazia reale? Non quella raccontata nell’infinita sceneggiatura del filmetto da “Telefoni Bianchi” di cui gli italiani non sono più spettatori, bensì figuranti e comparse paganti...

«Del resto mia cara di che si stupisce,

anche l'operaio vuole il figlio dottore

e pensi che ambiente che può venir fuori,

non c'è più morale, Contessa».

Paolo Pietrangeli

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