Serena Cappelli
Non aprite quelle porte
19 Ottobre Ott 2015 0856 19 ottobre 2015

La maleducazione del giovane universitario

Cartello Sigarette

Succede nel 2015.

Succede in un posto che, in teoria, dovrebbe essere la culla del sapere.

Succede in via Golgi 19, nella gloriosa Università degli Studi di Milano.

Succede che qualche giorno fa, sulle scale di un edificio universitario con aule e laboratori, incontro la signora delle pulizie che spazza, appunto, le scale.

Scale interne, che portano ai vari piani.

Scale con pavimento in linoleum appena rifatto.

Scale ricoperte di spazzatura varia, cenere e mozziconi.

Esatto, cenere e mozziconi.

Lascerò stare per ora la questione muri – una volta bianchi, ora ricoperti di impronte di suole di scarpe (ma perché?) – per concentrarmi solo sulla questione pavimento.

È una questione che si trascina da anni: gli studenti universitari in pausa, troppo stanchi per raggiungere l’esterno dell’edificio per godersi la meritata sigaretta, pensano bene di fermarsi sulle scale e fumarsela lì, tanto chissenefrega.

«È uno schifo» mi dice la signora delle pulizie. «Sai cosa mi hanno risposto quando mi sono permessa di dirgli che non potevano? Che non c’è il cartello. Non c’è il cartello di divieto e quindi loro possono fumare. Ma ti rendi conto? E buttano tutto per terra. Mozziconi, cenere, anche le bucce del mandarino e i bicchieri del caffè. Lo vedi quel posacenere? L’ho messo io, ma non serve a niente. Non possono fumare, ma mi dicono che non c’è nessun cartello e che quindi io non posso dire niente. E quando passo a pulire non si spostano nemmeno. Come se non esistessi. E lasciano tutto per terra».

Ragionamenti e comportamenti da ventenni consapevoli, direi, basati sull’educazione e sul rispetto.

Come basato sulla consapevolezza, l’educazione e il rispetto è il dialogo che ho avuto in questi giorni con due studentesse che fumavano sulle scale della discordia.

Io: «Ragazze, scusatemi, ma qui non si può fumare».

Ragazza: «Ah, scusa non lo sapevamo, ma è la prima volta che lo facciamo. Volevamo uscire, ma poi abbiamo visto tutti i mozziconi per terra e abbiamo pensato si potesse».

Io: «Eh no. Quella che vedete per terra è inciviltà. Comunque, scusate se insisto, ma dovete spegnere la sigaretta».

R: «Ah, sì certo» e fa per buttare la sigaretta dalla finestra del secondo piano (sotto passa la gente), credendo forse che la finestra sia la porta di un buco nero.

Io: «Ma cosa fai? La butti dalla finestra? »

R: «Eh, ma non voglio buttarla per terra».

Io (indicando il cestino): «Quello cosa è, secondo te? »

R (con sguardo stupito verso un oggetto forse sconosciuto): «Eh, però... »

Però cosa? A casa tua la spazzatura pianta baracca e burattini, saluta e se ne va da sola?

N.B. Nell’immagine la garbata risposta di una giovane promessa della scienza, forse la stessa che si premura di togliere la scarpa, prenderla in mano, saltare e lasciare l’impronta della suola sul muro, il più in alto possibile, lassù, fino a toccare la vetta dell’inciviltà.

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